Ammissione a Medicina: illegittimo voto minimo per accesso di cittadini extracomunitari.

È illegittimo la previsione di un punteggio minimo da conseguire nel test di ammissione alla facoltà di Medicina e Chirurgia senza un’adeguata istruttoria che motivi sull’individuazione di tale soglia.

Il Tar Lazio, sez. Roma, con la sent. 8889/2018 è recentemente intervenuto in tema di test di accesso alla Facoltà di Medicina con riferimento ai posti riservati a studenti extracomunitari. Nello caso di specie, il Giudice laziale ha sancito la illegittimità del punteggio minimo per l’accesso ai corsi di laurea in assenza di una specifica istruttoria sulla quale si basava esattamente l’individuazione della soglia di ingresso. Per l’effetto, il giudice ha annullato il provvedimento di esclusione.


Pubblicato il 07/08/2018

N. 08889/2018 REG.PROV.COLL.

N. 15419/2016 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

(Sezione Terza)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 15419 del 2016, proposto da:
Hayel Abu Leil, rappresentato e difeso dagli avvocati Francesco Leone, Simona Fell e Rosy Floriana Barbata, con domicilio eletto presso lo studio Studio Legale Leone – Fell & Associati in Roma, via Lungotevere Marzio 3;

contro

Ministero dell’Istruzione dell’Universita’ e della Ricerca, in persona del Ministro p.t., Universita’ degli Studi di Catania, in persona del Rettore e legale rappresentante p.t., Universita’ degli Studi di Cagliari, in persona del Rettore e legale rappresentante pro tempore, rappresentati e difesi dall’Avvocatura Generale Dello Stato, presso i cui Uffici sono domiciliati ex lege in Roma, via dei Portoghesi, 12;
Cineca non costituito in giudizio;

per l’annullamento

previa sospensiva,

del diniego di ammissione ai corsi di laurea in medicina e odontoiatria, a numero chiuso, .a.a. 2016/2017 Con contestuale domanda di risarcimento danni.

 

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio di Ministero dell’Istruzione dell’Universita’ e della Ricerca e dell’Universita’ degli Studi di Catania e dell’Universita’ degli Studi di Cagliari;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 7 marzo 2018 il dott. Claudio Vallorani e uditi per le parti i difensori: per la parte ricorrente l’Avv. M. Pozzi in sostituzione dell’Avv. F. Leone e per le Amministrazioni resistenti l’Avvocato dello Stato Valentina Fico;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue:

 

FATTO e DIRITTO

Il ricorrente in epigrafe partecipava alle prove di ammissione ai corsi programmati di Medicina e Chirurgia per l’anno accademico 2016/2017, svoltesi il 6.9.2016, sostenendo il test d’accesso presso l’Università degli Studi di Catania, per il contingente riservato ai cittadini non comunitari (il ricorrente è cittadino israeliano) e non soggiornanti in Italia.

Il 29 settembre 2016 venivano pubblicati i punteggi e il Sig. Abu Leil Hayel poteva verificare di avere conseguito un punteggio di 8,70 punti, inferiore alla soglia di idoneità di cui al decreto ministeriale 30.6.2016, n. 546 (art. 10) pari a 20 punti.

In seguito all’emanazione della graduatoria definitiva, lo stesso è rimasto escluso nonostante la vacanza dei posti messi a disposizione da diversi atenei per l’iscrizione del contingente composto dagli stranieri extracomunitari, tra i quali il ricorrente evidenzia l’Ateneo di Catania (3 posti) e quello di Cagliari (7 posti).

Con ricorso spedito a notifica il 25.11.2016 e depositato entro il termine di rito, il Sig. Abu Leil Hayel ha impugnato la propria esclusione dalla graduatoria per non idoneità e gli ulteriori atti in epigrafe indicati.

Conseguentemente ha adito questo TAR censurando l’illegittimità dell’esclusione, posto che la fissazione un punteggio minimo per l’ingresso nell’apposita graduatoria per gli extracomunitari non soggiornanti in Italia è da ritenere, a suo avviso, illogico, irrazionale ed illegittimo, soprattutto alla luce del fatto che sussistono dei posti vacanti riservati ai cittadini “extra UE” non residenti (presso l’Università di Catania ma non solo) e che gli stessi, in forza di quanto disposto dell’art. 10, comma 2, D.M. 546/2016 e dai pedissequi bandi universitari di concorso, fino ad oggi, non sono stati riassegnati.

Nell’atto di gravame si sollevano ulteriori censure per asserita violazione, nel corso della prova di ammissione, del principio dell’anonimato il cui rispetto non sarebbe stato garantito dalle modalità di svolgimento delle prove e di consegna degli elaborati, come definite a livello ministeriale.

Si sono costituiti il MIUR e le Università in epigrafe indicate opponendosi all’accoglimento del gravame.

La fase cautelare si è conclusa con esito negativo per il ricorrente (vedi ordinanza della Sezione nn. 913/2017 e 4460/2017).

Quindi, in vista dell’udienza pubblica del 18 ottobre 2017, il MIUR, adempiendo a quanto ordinato dalla Sezione con l’ordinanza presidenziale istruttoria n. 4760/2017, ha prodotto la nota prot. 28735 del 17 ottobre 2017, nella quale ha fornito le seguenti informazioni richieste dalla Sezione:

1) numero di posti destinati, rispettivamente, ai cittadini comunitari ed extracomunitari;

2) numero di studenti complessivamente immatricolati per ciascuno degli anni accademici considerati, con precisazione della percentuale di cittadini extracomunitari;

3) verificabilità, o meno, di una progressiva diminuzione degli iscritti negli anni accademici successivi al primo e numero finale di laureati per ciascun anno accademico, sempre distinguendo la quota degli studenti extracomunitari.

Con la citata nota, il Ministero, in collaborazione con il CINECA, ha fornito i dati relativi agli anni accademici 2013/2014 – 2014/2015 – 2015/2016 – 2016/2017 e 2017/2018, riguardanti in numero dei posti previsti e i posti effettivamente occupati evidenziando, in particolare, “come sia aumentato, nel corso degli ultimi anni, il numero degli studenti che non hanno ancora confermato l’interesse all’immatricolazione, ma soprattutto si vede aumentato il numero di candidati che ha espresso rinuncia successivamente ad immatricolazione già avvenuta”.

Nella propria memoria conclusionale parte ricorrente ritiene che, in base alle suddette affermazioni del MIUR, sarebbe dimostrata la sussistenza dei posti vacanti.

Alla pubblica udienza del 7 marzo 2018 la causa è stata trattenuta per le decisione.

Venendo all’esame dei motivi del ricorso, ad avviso del Collegio è condivisibile quanto dedotto dal ricorrente nel primo motivo, laddove egli afferma che è mancata nel caso di specie un’adeguata istruttoria in ordine alle modalità con cui è stata individuata una soglia minima di 20 punti (pari ad un quarto del massimo punteggio ottenibile), quando il numero delle domande, la loro conformazione e la circostanza per la quale un numero di candidati (stranieri) nettamente inferiore ai posti disponibili per gli studenti non comunitari ha potuto accedere al corso di laurea in esame. Proprio quest’ultimo dato fattuale ha reso obbiettivamente evidente la difficoltà del test di ingresso e l’opportunità che fosse individuata, dal Ministero resistente, una soglia minima diversa, non orientata ad incrementare la selezione in sé considerata, ma ad escludere solo i candidati con un bagaglio culturale non idoneo nemmeno ad iniziare la fase di studio universitario.

L’Amministrazione, del resto, come già osservato dalla Sezione in analoghi casi precedenti (cfr. “ex multis”, TAR Lazio, sez. III, 10 luglio 2017, n. 8118) “…non ha fornito alcun elemento di conoscenza atto a eccepire la infondatezza delle censure in esame e, in particolare, in ordine alle ragioni che hanno indotto ad individuare tale soglia di idoneità (20 punti) identica per gli studenti italiani e comunitari e per gli studenti non comunitari.

Peraltro la presenza tra i vari quesiti di domande difficilmente comprensibili per studenti che hanno seguito il proprio percorso scolastico in una nazione diversa dall’Italia avrebbe dovuto indurre l’Amministrazione ad individuare una soglia di punteggio diversa, rispetto a quella degli studenti italiani.”.

Insussistente nel caso di specie, inoltre (non essendo stati coperti i posti, riservati a studenti extracomunitari), deve ritenersi per questi ultimi la ratio del cosiddetto “numero chiuso”, giustificativo di selezione concorsuale in presenza di un numero di aspiranti eccessivo, rispetto sia alle capacità formative degli Atenei, sia alla richiesta di personale medico nei Paesi di provenienza.

La fondatezza delle ragioni difensive indicate comporta assorbimento delle ulteriori doglianze, stante il carattere pienamente satisfattivo dell’accoglimento della censura sopra esaminata, carattere che non appartiene invece alle restanti doglianze riferibili, non alla singola posizione del ricorrente, ma alla procedura nel suo complesso (violazione del divieto di anonimato).

In conclusione, quindi, deve dichiararsi l’illegittimità dell’art. 10 del D.M. 30 giugno 2016 n. 546, nella parte in cui prevede l’ammissione ai corsi dei soli studenti che abbiano conseguito una soglia minima di punteggio pari a 20 anche nell’ipotesi di mancata integrale copertura dei posti programmati.

La disponibilità dei posti residuati esclude l’individuazione della posizione di controinteressati nel presente giudizio.

L’Amministrazione dovrà, quindi, provvedere allo scorrimento integrale della graduatoria dei candidati stranieri aspiranti ai posti per i c.d. “extra UE” (non residenti in Italia) in relazione alla posizione del ricorrente e disporre di conseguenza.

Non si rilevano i presupposti per accogliere anche la domanda risarcitoria, attesa la genericità della domanda medesima.

Le spese del giudizio possono eccezionalmente compensarsi, attesa la peculiarità della questione.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, annulla i provvedimenti impugnati nei sensi e limiti di cui in motivazione.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 7 marzo 2018 con l’intervento dei magistrati:

Gabriella De Michele, Presidente

Daniele Dongiovanni, Consigliere

Claudio Vallorani, Referendario, Estensore

articolo dell’Avv. Luca Foscoliano

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