Porto d’armi: illegittimo il diniego per un episodio di cattiva custodia dell’arma che portò al suicidio del figlio del richiedente.

Il suicidio del figlio del richiedente il rinnovo del porto d’armi non è un episodio che legittima il diniego da parte della Questura.

Il Tar Emilia Romagna, sede di Bologna, è intervenuta in una recente e delicata questione concernente un diniego di rinnovo di porto d’armi. Nello specifico, il figlio del richiedente si era suicidato con l’arma per cui si chiedeva il titolo autorizzatorio a causa di una custodia negligente. Il Tar, tuttavia, ha annullato il provvedimento di diniego in quanto l’episodio, oltre a essere risalente nel tempo, non era sufficiente da solo a giustificare il rigetto dell’istanza, dovendosi invece operare una complessiva valutazione sull’affidabilità del ricorrente.


Pubblicato il 04/09/2018

N. 00685/2018 REG.PROV.COLL.

N. 00516/2018 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Emilia Romagna

(Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

ex art. 60 cod. proc. amm.;
sul ricorso numero di registro generale 516 del 2018, proposto da:
OMISSIS , rappresentato e difeso dall’avv. Gian Luigi Pieraccini, con domicilio eletto presso lo studio Giovanni Vitali in Bologna, via Nosadella 57;

contro

Ministero dell’Interno, in persona del Ministro p.t., rappresentato e difeso per legge dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato, anche domiciliataria in Bologna, via Guido Reni, 4;

per l’annullamento

decreto in data 22 maggio 2018 emesso dal Questore della Provincia di Ferrara;

 

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio del Ministero dell’Interno;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 28 agosto 2018 il dott. Ugo De Carlo e uditi per le parti i difensori Gian Luigi Pieraccini e Silvia Bassani per l’Avvocatura distrettuale dello Stato;

Sentite le stesse parti ai sensi dell’art. 60 cod. proc. amm.;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

 

FATTO e DIRITTO

Il ricorrente chiedeva al Questore di Ferrara il rinnovo di licenza per porto di fucile ad uso caccia che gli veniva negata in relazione al tragico episodio del suicidio di suo figlio scaturito dalla negligenza nella custodia della pistola conservata in un cassetto del comodino della camera da letto. Minore rilievo aveva avuto nel determinare il rigetto, l’esistenza di una sentenza del maggio 2002 di applicazione della pena dell’ammenda per avere esercitato la caccia in zona vietata e per aver abbattuto specie animali nei cui confronti la caccia non era consentita nel novembre 2001.

La richiesta era stata reiterata per l’ennesima volta dopo che erano trascorsi alcuni anni dal suicidio del figlio nel 2007 e sempre respinta con la medesima motivazione.

Per dimostrare la diligenza nella custodia dell’arma il ricorrente ha acquistato un armadio portafucili e quanto alla sua buona condotta ed alla piena affidabilità nella gestione di un’arma esiste in atti una lusinghiera relazione dei Carabinieri di Goro.

Nell’unico motivo di ricorso si denuncia la violazione degli artt. 11 e 43 TULPS e l’eccesso di potere travisamento dei fatti.

La mancanza dell’affidabilità richiesta dalle norme appena richiamate viene dedotta dalla Questura dall’esistenza di un reato ormai da anni estinto e risalente al 2001 che non ha impedito il rilascio del permesso di detenere le armi ad un coimputato nel medesimo fatto, ma soprattutto alla negligenza evidenziata nella vicenda relativa al suicidio del figlio.

Non si è tenuto conto del tempo trascorso dalla vicenda del giudizio ampiamente favorevole dei Carabinieri di Goro sulla condotta del ricorrente e sulla cautela dimostrata nell’acquisto dell’armadio blindato per la custodia dell’arma.

Il Ministero dell’Interno si costituiva in giudizio chiedendo che il ricorso venisse respinto.

La vicenda in esame presenta un profilo particolare che senz’altro ha giustificato in passato i provvedimenti di diniego della Questura di Ferrara.

L’aspetto da valutare in questa sede è quello relativo alla contestata negligenza nella custodia della pistola nel 2007 che consentì al figlio di usarla per suicidarsi, dal momento che l’esistenza del modesto e remoto precedente penale non ha avuto efficacia causale nel diniego se non come argomento per rafforzare il primo elemento negativo.

Orbene ritiene il Collegio che una persona che non ha mai dato adito a rilievi circa la sua condotta morale ed è stimato dalle forze dell’ordine del comune dove vive, non possa essere ulteriormente ritenuto non affidabile in relazione alla vicenda accaduta undici anni orsono.

E’ facile immaginare che il primo che non si sarà dato pace per aver lasciato la pistola nel cassetto del comodino sia proprio il ricorrente che, però, non può non aver tratto un duro insegnamento dalla vicenda tanto è vero che ha acquistato un armadio idoneo alla custodia in sicurezza dell’arma di cui chiede il porto per andare a caccia.

La discrezionalità ampia che caratterizza questo tipo di autorizzazioni è nota ed anche la particolare cautela da osservare nell’autorizzare il porto delle armi, ma ciò non esime da una valutazione obiettiva della situazione complessiva.

Nel caso di specie gli elementi esaminati inducono a ritenere che il ricorrente sia persona affidabile anche per quello che riguarda la diligenza nella custodia dell’arma considerato il tempo trascorso dal funesto episodio frutto di un’imprudenza nella scelta del luogo di detenzione sapendo dei problemi psichici del figlio.

Il provvedimento può essere annullato ma in virtù della particolarità della vicenda si ritiene equo compensare le spese di giudizio poiché la condotta della Questura è stata determinata dalla conferma di scelte passate che avevano all’epoca un fondamento.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per l’Emilia Romagna, Sezione Prima, definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l’effetto annulla il provvedimento impugnato.

Spese compensate ad eccezione del contributo unificato che va restituito ove versato.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Bologna nella camera di consiglio del giorno 28 agosto 2018 con l’intervento dei magistrati:

Giuseppe Di Nunzio, Presidente

Marco Morgantini, Consigliere

Ugo De Carlo, Consigliere, Estensore

articolo dell’Avv. Luca Foscoliano

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