Enti pubblici: l’atto in autotutela è di competenza dello stesso soggetto che ha emanato il provvedimento che si revoca.

È competente a emanare l’atto di revoca di una concessione lo stesso dirigente che l’aveva adottata.

Il Tar Lazio, sez. Roma, con la sentenza n. 7100/2018 ha ribadito che il dirigente che ha concluso la concessione di un bene pubblico è anche il soggetto competente ad agire in autotutela. In particolare, il Collegio ha osservato che “la revoca ed in generale gli atti di secondo grado adottati in funzione di autotutela devono seguire la medesima procedura osservata per l’adozione del provvedimento poi ritirato ed essere disposti dallo stesso organo che li ha emanati” (cfr. Consiglio di Stato, sez. V, n. 6505 del 18.12.2012).”


Pubblicato il 26/06/2018

N. 07100/2018 REG.PROV.COLL.

N. 10209/2015 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

(Sezione Seconda)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 10209 del 2015, proposto dalla S.S.D. Polisportiva Ciabocco Andrea a r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall’avvocato Chiara Romanelli, con domicilio eletto presso il suo studio in Roma, via Pacuvio, 34;

contro

Roma Capitale, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentata e difesa dall’avvocato Angela Raimondo, con domicilio eletto presso l’Avvocatura civica in Roma, via Tempio di Giove, 21;

e con l’intervento di

ad adiuvandum:
Comitato di Quartiere “Amici della Madonnetta”, in persona del legale rappresentante pro tempore, Andrea Pellegrino, Vittorio Allegrini, Adriana Fornaro, Comitato di Quartiere Amici della Madonnetta, Andrea Pellegrino, Vittorio Allegrini, Adriana Fornaro, rappresentati e difesi dall’avvocato Maurizio Mazzio Mazzi, con domicilio eletto presso il suo studio in Roma, via Giovanni Antonelli, 9;

per l’annullamento

della determinazione dirigenziale prot. n. LV/1487 del 25.5.2015, notificata il 29.5.2015, avente ad oggetto: “decadenza – revoca e conseguente risoluzione della concessione del compendio immobiliare denominato Punto Verde Qualità 13.8 Piano Zona b/8 Madonnetta”.

 

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio di Roma Capitale;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 9 maggio 2018 la dott.ssa Marina Perrelli e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

 

FATTO

1. La società ricorrente ha impugnato la determina dirigenziale con la quale Roma Capitale ha disposto la revoca della concessione del compendio immobiliare denominato Punto Verde Qualità 13.8. Piano di Zona 8/B Madonnetta.

1.2. La ditta individuale Andrea Ciabocco, dante causa dell’attuale ricorrente, ha partecipato al bando per l’affidamento in concessione dell’attrezzaggio e della gestione delle aree di proprietà comunale e delle aree versi non attrezzate di cui alla deliberazione del Consiglio comunale n. 195 dell’1.8.1995, risultando prima classificata nella graduatoria, approvata con delibera della Giunta comunale n. 4480 del 17.12.1996 per l’area denominata “Piano di zona B78 Madonnetta”; la predetta ditta, nelle more divenuta società a responsabilità limitata e poi trasformatasi in SSD Polisportiva a r.l. a seguito di assemblea straordinaria del 21.5.2009, ha, quindi, presentato il progetto definitivo, approvato con delibera di Giunta comunale n. 2175 del 17.1.1999, e il progetto esecutivo, approvato con determina dirigenziale n. 10 del 10.9.2001, nonché ha sottoscritto in data 28.12.2001 la convenzione con il Comune di Roma; la ricorrente, avvalendosi della convenzione stipulata tra il Comune di Roma e l’Istituto per il credito Sportivo e la Banca di Credito cooperativo, approvata con le delibere della Giunta comunale n. 1282 dell’11.6.1999 e n. 763 del 7.12.2001, ha stipulato mutui per un importo complessivo di euro 9.897.822, 95 per realizzare le opere previste e autorizzate con i successivi provvedimenti del X Dipartimento e, segnatamente, un contratto con l’ICS n. B 22685 del 7.10.2002 per un importo di euro 5.127.797,26 e quattro contratti con la BCC di Roma, rispettivamente il n. 006/061025 del 6.6.2003 per un importo di euro 1.533.023,69, il n. 174535 del 20.10.2006 per un importo di euro 683.000,00, il n. 224545 del 7.1.2008 per un importo di euro 1.360,000,00 e il n. 341105 del 24.12.2010 per un importo di euro 1.194,000,00; la società ricorrente ha, quindi, eseguito nel corso degli anni lavori per complessivi euro 11.793.449,97 per la realizzazione del Punto Verde Qualità 13.8, lavori ripartiti in due stralci e rispetto ai quali sono state acquisite autorizzazioni e nulla osta per l’esercizio delle diverse attività dagli asili nido, alle palestre, alla piscina e ai bar; la società ricorrente ha, però, riscontrato una notevole contrazione dei ricavi a causa della realizzazione di altri punti verde qualità in zone limitrofe, come emerge chiaramente dai bilanci delle annualità dal 2011 al 2013, ed ha, pertanto, chiesto in data 17.12.2012 all’amministrazione resistente di provvedere alla revisione della convenzione – concessione per ristabilire l’equilibrio economico finanziario degli investimenti e della connessa gestione economica del Punto Verde Qualità; la SSD Polisportiva Andrea Ciabocco, a seguito della sentenza di questo Tribunale n. 3817/2014 di riconoscimento del suo diritto ad ottenere la predetta revisione dell’equilibrio economico – finanziario, ha presentato in data 6.5.2014 formale istanza per l’adozione di tutti gli atti ammi8nistrativi necessari per la revisione della convenzione – concessione sottoscritta il 28.12.2001.

Nelle more del predetto procedimento la Banca di credito cooperativo di Roma, in qualità di garante, ha provveduto al pagamento dell’importo di euro 1.133.267,04 a fronte delle rate non assolte del mutuo contratto con Istituto di Credito Sportivo con scadenza dal 31.12.2011 al 31.12.2013, somme poi rimborsate dall’amministrazione capitolina con determine dirigenziali n. 99 del 3.4.2013, n. 238 dell’1.8.2013 e n. 9 del 16.1.2014. Successivamente a seguito del mancato pagamento da parte della società ricorrente delle rate con scadenza al 30.6.2014 e al 31.12.2014 del predetto contratto di mutuo l’Istituto di Credito Sportivo ha escusso la garanzia e la Banca di Credito cooperativo ha pagato l’importo di euro 454.756,46.

Alla luce delle predette circostanze il Comune di Roma con nota port. n. LV/660 del 2.3.2015 ha diffidato la società concessionaria al pagamento della somma di euro 1.133.267,04, comunicandole contestualmente l’avvio del procedimento di revoca –à decadenza dell’atto concessorio sottoscritto il 28.12.2001 e, nonostante le osservazioni acquisite al prto. N. 1206 del 23.4.2015, Roma Capitale con la determina impugnata ha disposto la decadenza – revoca della concessione de qua.

1.3. Parte ricorrente deduce l’illegittimità del provvedimento gravato: 1) per incompetenza del Dirigente dell’Ufficio di Scopo Indirizzo e Coordinamento Programma Punti Verdi Qualità all’adozione del provvedimento di revoca della concessione in quanto in forza del principio del contrarius actus lo stesso avrebbe dovuto essere adottato dalla Giunta comunale che nel corso degli anni aveva autorizzato con proprie delibere gli atti incidenti sulla rammentata concessione; 2) per violazione dell’art. 10 bis della legge n. 241/1990 poiché l’amministrazione non avrebbe comunicato le ragioni ostative all’accoglimento della sua istanza con conseguente lesione del proprio diritto alla partecipazione procedimentale e della possibilità di difendersi; 3) per violazione dell’art. 207, comma 1, del T.U.E.L., nonché per eccesso di potere per difetto di istruttoria e carenza dei presupposti poiché non sarebbe specificato quale sia il titolo in forza del quale l’Amministrazione capitolina ha rimborsato alla Banca di Credito cooperativo l’importo di euro 1.133.267,04 da quest’ultima corrisposto all’Istituto di Credito Sportivo a fronte delle rate di mutuo non pagate dalla SSD Polisportiva Andrea Ciabocco a r.l. e, ad avviso della società ricorrente, dalla lettura del contratto di mutuo la predetta Polisportiva e il Comune di Roma dovrebbero considerarsi soggetti estranei al rapporto intercorrente tra i citati istituti di credito; 4) per violazione dell’art. 644 c.p. e per eccesso di potere per difetto di istruttoria poiché in sede di osservazioni la Polisportiva ricorrente avrebbe rappresentato all’amministrazione procedente l’avvenuto superamento del tasso di soglia pattuito con il contratto di mutuo stipulato il 7.10.2002 con l’ICS con la conseguenza che il debito azionato nei di lei confronti potrebbe essere sanato mediante la restituzione degli interessi indebitamente versati; 5) per violazione dell’art. 1455 c.c. poiché il comportamento della società ricorrente non potrebbe essere configurato come un grave inadempimento tale da determinare la revoca della concessione, in difetto di ogni tentativo di addivenire ad un accordo ex art. 11 della legge n. 241/1990. In particolare la società ricorrente ha evidenziato di avere speso per il Punto Verde Qualità risorse proprie e dei propri fideiussori per complessivi euro 3.966.954,20, di aver pagato agli istituti di credito interessi passivi per complessivi euro 1.137.807,93 ed interessi di preammortamento per euro 1.061.040,66 e di essere stata inadempiente rispetto al pagamento di alcune rate di mutuo a causa della crisi economica; 6) per violazione delle delibere n. 148/2006 e 149/2006 in quanto l’amministrazione capitolina sarebbe sempre rimasta inerte a fronte delle ripetute istanze per ottenere l’applicazione delle condizioni più vantaggiose previste dalla predette delibere; 7) e 8) per eccesso di potere sotto molteplici profili e per violazione dell’art. 143 del D.lgs. n. 163/2006 poiché nonostante l’avvenuta ultimazione dei lavori del II stralcio non sarebbe mai stata convocata la commissione di vigilanza con conseguente mancata erogazione da parte della Banca di Credito cooperativo di quanto dovuto a saldo dei lavori eseguiti e l’Amministrazione capitolina non avrebbe posto in essere la revisione del piano economico finanziario, pur ricorrendone i presupposti.

2. Roma Capitale, costituita in giudizio, ha ribadito la legittimità del proprio operato, difendendosi in modo articolato su ciascuna delle censure sollevate da parte ricorrente e concludendo per il rigetto del gravame.

3. Con atto depositato il 5.10.2015 il Comitato di Quartiere “Amici della Madonnetta” e i sigg.ri Andrea Pellegrino, Vittorio Allegrini, Adriana Fornaro, Comitato di Quartiere Amici della Madonnetta, Andrea Pellegrino, Pietro Novarino, Adriana Fornaro, Vittorio Allegrini, Giuseppe Romeo, Claudia Polpetta, Francesco Bonafaccia, Silvia Maria Guarnieri, Ennio Aschettino, Paolo Badii, Matto Zaccari, Gianluca Taccone, Milli Esposito, Loredana Spada, Nereo Benussi sono intervenuti ad adiuvandum rispetto al ricorso proposto dalla SSD Polisportiva Andrea Ciabocco a r.l., nella loro qualità di fruitori e frequentatori del Punto Verde Qualità e di tutti i connessi servizi e come tali titolari dell’interesse diffuso a salvaguardare la permanenza del parco.

4. Alla pubblica udienza del 9.5.2018, preso atto del deposito delle memorie ai sensi dell’art. 73 c.p.a. e della rinuncia dell’intervento ad adiuvandum da parte del Comitato di quartiere “Amici della Madonnetta” e dei sigg.ri Andrea Pellegrino, Vittorio Allegrini e Adriana Fornaro, la causa è stata trattenuta in decisione.

DIRITTO

5. Il ricorso non è fondato e va respinto per le seguenti ragioni.

6. Roma Capitale, con la determina dirigenziale n. 55 del 25.5.2015 impugnata, ha dichiarato la “decadenza – revoca della concessione e risoluzione con effetto immediato dalla data di notifica del presente provvedimento della convenzione – concessione sottoscritta il 28 dicembre 2001 con la concessionaria Ciabocco Andrea ssdp a r.l.” ritenendo che “il mancato pagamento delle rate di mutuo” fosse una “grave e determinante inadempienza ai fini del rapporto in essere” e che il decorrere del tempo determinasse un ampliamento dell’esposizione finanziaria dell’amministrazione capitolina “quale garante a seguito dell’aumento della morosità per i mancati pagamenti anche solo in acconto delle rate di mutuo nel frattempo maturate e scadute”.

L’amministrazione capitolina, premesso di avere affidato in concessione alla società sportiva dilettantistica Andra Ciabocco a r.l. l’area di mq. 213.500 circa di proprietà comunale sita nel Municipio XIII e di aver previsto nell’atto di convenzione tra le cause di inadempimento e risoluzione all’art. 15 il mancato pagamento anche di una sola rata del finanziamento concesso, ha dato atto del mancato pagamento da parte della concessionaria all’Istituto di Credito Sportivo delle rate in scadenza dal 31.12.2011 al 31.12.2013 per le quali la Banca di Credito cooperativo di Roma ha pagato l’importo complessivo di euro 1.133.267,04, rimborsato dall’amministrazione capitolina, nonché del mancato pagamento delle rate con scadenza al 30.6.2014 e al 31.12.2014 per le quali la Banca di Credito cooperativo di Roma ha pagato all’Istituto di Credito Sportivo l’importo di euro 454.756,46, chiedendone il rimborso al Comune resistente con lettera prot. n. U43/15 del 9.1.2015, e dell’ulteriore morosità nei confronti della Banca di Credito cooperativo di Roma per rate scadute e non pagate fino al 31.12.2014 per un importo di euro 297.077,65.

7. Non è fondata e va disattesa la prima censura con la quale parte ricorrente lamenta l’incompetenza dell’organo che ha adottato il provvedimento impugnato.

Al riguardo il Collegio rileva che la determinazione dirigenziale di revoca della convenzione-concessione sottoscritta il 28.12.2001 è un atto gestionale, attinente alla fase esecutiva – e non genetica – del contratto, tale da radicare la competenza del dirigente dell’ufficio.

Il corretto adempimento delle prestazioni contrattuali e la valutazione della relativa violazione rientrano, infatti, nella sfera di competenza del dirigente, cui spetta l’eventuale determinazione di revoca o risoluzione del contratto.

Secondo quanto già affermato da questa Sezione, occorre sul punto richiamare il disposto dell’art.107 del d.lgs. n. 267/2000, che attribuisce ai dirigenti l’adozione degli atti e provvedimenti amministrativi che impegnano l’Amministrazione verso l’esterno, prevedendo espressamente che “la gestione amministrativa, finanziaria e tecnica è attribuita ai dirigenti mediante autonomi poteri di spesa, di organizzazione delle risorse umane, strumentali e di controllo” (comma 1) e che ad essi spettano tutti i compiti di attuazione degli obiettivi e dei programmi definiti con gli atti di indirizzo, in cui sono ricomprese sia le procedure d’appalto e di concorso che la stipulazione dei contratti (comma 3, lett. b e c) (cfr. in termini TAR Lazio, Roma, II 5575/2017).

Non è, quindi, possibile condividere il richiamo al principio del contrarius actus nei termini in cui vorrebbe la società ricorrente. È proprio in applicazione di quest’ultimo, al contrario, che “la revoca ed in generale gli atti di secondo grado adottati in funzione di autotutela devono seguire la medesima procedura osservata per l’adozione del provvedimento poi ritirato ed essere disposti dallo stesso organo che li ha emanati” (cfr. Consiglio di Stato, sez. V, n. 6505 del 18.12.2012).

E infatti dagli atti prodotti in giudizio emerge che l’originaria convenzione-concessione è stata sottoscritta, per il Comune di Roma (oggi Roma Capitale), dall’allora Direttore del Dipartimento X Politiche Ambientali ed Agricole (oggi Dipartimento Tutela Ambientale e del Verde – Protezione Civile), Servizio I “Punti verdi Qualità” (oggi Direzione “Gestione e Sviluppo Punti Verde” del medesimo Dipartimento e già Ufficio Temporaneo di Scopo “Gestione e Sviluppo Punti Verde Qualità” dello stesso Dipartimento), giusta ordinanza del Sindaco n. 287 del 24.9.2001, in forza dei poteri che gli derivano dall’art. 107 del D.lgs. n. 267/2000.

8. Non è fondata e va respinta anche la seconda censura con la quale parte ricorrente si duole dell’omessa comunicazione delle ragioni ostative all’accoglimento della sua istanza poiché il provvedimento impugnato è stato adottato all’esito di un procedimento iniziato d’ufficio dall’Amministrazione capitolina e non su istanza di parte. Merita, inoltre, di essere evidenziato come

L’amministrazione con nota port. n. LV/660 del 2.3.2015 ha comunicato alla Polisportiva ricorrente l’avvio del procedimento di revoca – decadenza del titolo concessorio, ai sensi degli artt. 7 e ss. della legge n. 241/1990, consentendole in tal modo di partecipare allo stesso e di esercitare il proprio diritto di difesa.

Del resto nel provvedimento impugnato l’Amministrazione capitolina ha tenuto conto delle osservazioni presentate dalla società ricorrente, acquisite al prot. n. 1206 del 23.4.2015, dando motivatamente conto delle ragioni che l’hanno indotta a disattenderle.

9. Sono infondate anche la terza e la quarta censura con le quali parte ricorrente lamenta l’impossibilità di comprendere in forza di quali clausole l’amministrazione capitolina ha provveduto a rimborsare alla Banca di Credito cooperativo di Roma le somme da quest’ultima corrisposte, in qualità di garante, all’Istituto di Credito Sportivo a fronte delle rate di mutuo scadute e non pagate dalla Polisportiva Andrea Ciabocco.

Il Collegio rileva, in primo luogo, che non vi è contestazione né sul mancato pagamento delle rate di mutuo da parte della società ricorrente, né sul fatto che la Banca di Credito Cooperativo abbia provveduto ad eseguire i pagamenti indicati nel provvedimento gravato all’Istituto di Credito Sportivo, né infine sulla circostanza dell’avvenuto rimborso di parte delle somme ad opera dell’Amministrazione capitoli, come da determine dirigenziali riportate nella decadenza – revoca, né sulla lettera di invito della Banca di Credito Cooperativo a rimborsare le ulteriori rate pagate.

Dalla documentazione acquisita agli atti si evince che l’Amministrazione capitolina ha sottoscritto apposite Convenzioni con l’Istituto per il Credito Sportivo e con la Banca di Credito Cooperativo di Roma per favorire l’accesso al credito alle migliori condizioni agli operatori concessionari dei Punti Verde Qualità, concordando con tali partner bancari termini e modalità di utilizzo dei fondi rispetto ad un plafond massimo di finanziamenti agevolati; il tutto in forza della deliberazione della Giunta Comunale n. 1282 dell’11.6.1999 e n. 763 del 7.12.2001, nonché delle deliberazioni consiliari nn.148 e 149 del 14.9.2006.

E’, pertanto, è evidente che l’Amministrazione capitolina, in qualità di soggetto proprietario del Punto Verde Qualità, nonché garante delle operazioni di mutuo sopra descritte, al protrarsi dello stato di morosità, è stata tenuta al pagamento delle rate insolute comprensive di interessi di mora ed accessori, sino all’eventuale e successivo accollo liberatorio da parte di un nuovo Concessionario.

Né appare verosimile che la società ricorrente che ha sottoscritto mutui con i predetti istituti di credito per un importo complessivo di euro 9.897.822, 95, al fine di realizzare le opere previste e autorizzate con i successivi provvedimenti del X Dipartimento, non fosse a conoscenza del sistema di garanzie e fideiussioni previsto dagli stessi e dalla convenzioni presupposte delle quali pure si è avvalsa.

9.1. Merita, infine, di essere evidenziato come la società ricorrente avrebbe dovuto far valere la questione dell’eventuale superamento del tasso di usura direttamente nei confronti dell’Istituto di credito mutuante e non opporla, invece, al Comune resistente che, a fronte del totale (e non limitato ai soli interessi contestati) inadempimento nel pagamento di molteplici rate di mutuo si è vista esposta alla richiesta di rimborso avanzata dalla Banca di Credito cooperativo intervenuta a far fronte all’insolvenza della concessionaria.

10. Deve essere disattesa anche la quinta censura con la quale parte ricorrente si duole della violazione dell’art. 1455 c.c. giacché non ricorrerebbero i presupposti per la risoluzione della convenzione – concessione.

Alla luce delle risultanze documentali, il Collegio ritiene che l’amministrazione abbia rappresentato in maniera esaustiva le ragioni del provvedimento di revoca.

Deve attribuirsi, infatti, efficacia risolutiva all’omesso versamento delle rate del mutuo – protrattosi, peraltro, per un lungo arco di tempo –, in ragione del quale l’Amministrazione si è legittimamente avvalsa della clausola risolutiva espressa contenuta nella convenzione-concessione sottoscritta anche dal concessionario.

Tale conclusione è, inoltre, doverosa laddove si guardi all’interesse pubblico perseguito, “atteso che è la stessa amministrazione, e quindi la finanza pubblica, a dover procedere al pagamento delle rate insolute, in ragione del quale è tautologico che, al protrarsi dello stato di morosità, si accresca l’interesse della collettività alla revoca della concessione ed all’individuazione di un nuovo concessionario solvibile” (cfr. T.A.R. Lazio, Roma, II, n. 1878/2015).

L’orientamento di questo Collegio, d’altronde, si pone in linea di continuità con la giurisprudenza maggioritaria, che, in fattispecie analoghe, ha riconosciuto la legittimità dell’operato dell’Amministrazione anche valorizzando la ratio del rimedio risolutorio del contratto, teso ad evitare il protrarsi dell’inadempimento ed il conseguente aggravamento della posizione dell’amministrazione garante nei confronti dell’istituto di credito mutuante, con evidente pregiudizio per l’interesse pubblico perseguito (cfr., Consiglio di Stato,V, n. 2091/2015).

11. Devono, infine, essere disattesi anche gli ulteriori motivi di ricorso con i quali parte ricorrente lamenta presunte inerzie dell’Amministrazione capitolina che non avrebbe posto in essere la revisione del piano economico finanziario, pur ricorrendone i presupposti riconosciuti da questo Tribunale con la sentenza n. 3817/2014.

Il Collegio rileva al riguardo che con la citata sentenza n. 3817/2014 la Sezione ha dichiarato inammissibile per difetto di giurisdizione il ricorso proposto dalla società odierna ricorrente avverso il silenzio serbato da Roma Capitale – Ufficio temporaneo di Scopo Gestione e sviluppo Punti Verdi di Qualità, sull’istanza presentata in data 17.12.2012, ai sensi dell’art. 143, comma 8, del D.lgs. n. 163/2006 per ottenere l’adozione dei provvedimenti necessari per la revisione della “concessione in uso di area di proprietà comunale per la realizzazione e gestione del punto verde di qualità 13.8 – Piano di zona B/8 Madonnetta – Municipio Roma 13”.

Ne discende, pertanto, che la predetta pronuncia non ha riconosciuto in capo alla società ricorrente nessun diritto ad ottenere l’adozione dei provvedimenti necessari per la revisione della concessione del punto verde di qualità 13.8 – Piano di zona B/8 Madonnetta.

Ciò posto, ad avviso del Collegio, la censura è infondata anche a prescindere dall’inerzia colpevole o meno dell’amministrazione capitolina che per le ragioni esposte nella richiamata sentenza esula dalla competenza di questo Tribunale.

Ed infatti la società ricorrente si limita ad affermare che se avesse ottenuto l’allungamento del piano di ammortamento dei mutui, secondo le condizioni più vantaggiose di cui alle delibere nn. 148 e 149 del 2006, avrebbe evitato la situazione di inadempienza grave, posta a fondamento della decadenza – revoca. Tale affermazione, oltre ad essere generica e priva di qualsiasi riscontro documentale, appare anche in parte contradditoria rispetto ad altri motivi di ricorso con i quali la situazione di insolvenza viene imputata al superamento del tasso di usura, piuttosto che all’ esistenza in zona di altri impianti sportivi che hanno sottratto utenti e ricavi al Punto verde qualità 13.8.

12. Per tali ragioni il ricorso va respinto.

13. Le spese di lite seguono la soccombenza tra la società ricorrente e Roma Capitale, mentre vanno compensate con gli intervenienti ad adiuvandum, parte dei quali ha anche dichiarato di rinunciare all’intervento.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Condanna la società ricorrente alla rifusione in favore di Roma Capitale delle spese di lite, liquidate in complessivi euro 3.500,00 (tremilacinquecento/00), oltre IVA, CPA e accessori di legge.

Compensa le spese con gli intervenienti ad adiuvandum.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 9 maggio 2018 con l’intervento dei magistrati:

Antonino Savo Amodio, Presidente

Rita Tricarico, Consigliere

Marina Perrelli, Consigliere, Estensore

articolo dell’Avv. Luca Foscoliano

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