Porto d’armi: illegittima il diniego di rinnovo per una condanna per guida in stato di ebbrezza.

Non può essere negato il rinnovo del porto d’armi per una condanna per guida in stato di ebbrezza a carico del richiedente.

Il Tar Piemonte con la sentenza n. 894/2018 è recentemente intervenuto per dichiarare la illegittimità del provvedimento di diniego del rinnovo di porto d’armi e di divieto di detenzione di armi ed esplosivi per l’aver subito il destinatario dell’atto una condanna per guida in stato di ebbrezza. In particolare il Collegio ha specificato che “(…) un unico episodio isolato deve essere valutato con estrema cautela, e se, in linea di massima, può essere considerato un indice di propensione a violare le regole, e quindi di inaffidabilità, il comportamento volontario o quello connotato da colpa grave o da colpa con prevedibilità dell’evento (cd. colpa cosciente), non è possibile giungere alla medesima conclusione a fronte di episodi isolati connotati da colpa lieve, dalla mancata previsione dell’evento e/o da un disvalore particolarmente contenuto: in tali casi, pertanto, il giudizio di non affidabilità deve fondarsi necessariamente su altre circostanze che, considerate unitamente all’episodio isolato, consentono di effettuare una prognosi negativa sulla affidabilità del soggetto, in base ad un ragionamento che ovviamente deve essere correttamente esplicitato nel provvedimento negativo (…) l’Amministrazione pone a fondamento della valutazione negativa ‘sospetti o indizi negativi che fanno venire meno la fiducia’: tuttavia se l’indizio è rappresentato dall’essere stato fermato alla guida della propria autovettura in stato di ebbrezza alcolica, risulta fondata la censura di illogicità, poiché si tratta di un episodio isolato, di scarsa rilevanza “ (così TAR Piemonte, sez. I, 17 novembre 2017 n. 1230).”

Il Tar piemontese ha confermato l’orientamento già espresso nelle sentenze analizzate qui e qui.


Pubblicato il 19/07/2018

N. 00894/2018 REG.PROV.COLL.

N. 00897/2016 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte

(Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 897 del 2016, proposto da
Pier Paolo Favro, rappresentato e difeso dagli avvocati Alfredo Caviglione e Sergio Magnano, con domicilio eletto presso lo studio del primo in Torino, corso Montevecchio, 48;

contro

Ministero dell’Interno, rappresentato e difeso dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato, domiciliataria in Torino, via Arsenale, 21;

per l’annullamento

– del decreto prot. 22014/D Area I/ter in data 10 maggio 2016, con il quale il Prefetto di Torino ha vietato al ricorrente la detenzione di qualsiasi tipo di arma, munizione o materiale esplodente;

– della nota della Questura di Torino in data 1 aprile 2016, con la quale si è comunicato alla Prefettura di Torino di aver respinto l’istanza del ricorrente finalizzata al rinnovo della licenza di porto di fucile uso caccia;

– della nota informativa della A.S.L. TO 3 di Collegno del 27 ottobre 2014, con la quale il ricorrente veniva giudicato “non idoneo” per il possesso del porto d’armi ai sensi del D.M. 28 aprile 1998;

 

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio del Ministero dell’Interno;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 23 maggio 2018 il dott. Savio Picone e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

 

FATTO e DIRITTO

Il ricorrente Pier Paolo Favro impugna il decreto in epigrafe, con il quale il Prefetto di Torino ha disposto nei suoi confronti il divieto di detenzione di qualsiasi tipo di arma e di munizione, ai sensi dell’art. 39 del r.d. 18 giugno 1931 n. 773.

Il provvedimento è stato assunto a seguito della nota della Questura di Torino e della sentenza del Giudice per Indagini Preliminari del Tribunale di Torino del 20 maggio 2013, con cui il ricorrente è stato condannato per la violazione di cui all’art. 186, secondo comma, del Codice della Strada, essendo stato fermato alla guida della propria autovettura in stato di ebbrezza alcolica.

In seguito, con nota informativa della A.S.L. TO 3 di Collegno del 27 ottobre 2014, il ricorrente è stato giudicato “non idoneo” per il possesso del porto d’armi, ai sensi del D.M. 28 aprile 1998

Egli deduce la violazione dell’art. 39 del r.d. 18 giugno 1931 n. 773, il difetto di motivazione e l’eccesso di potere sotto molteplici profili.

Si è costituita in giudizio l’Amministrazione intimata, chiedendo il rigetto del ricorso.

All’udienza pubblica del 23 maggio 2018 la causa è passata in decisione.

Il ricorso è fondato.

Con riguardo a fattispecie analoga, questa Sezione ha recentemente affermato che “(…) un unico episodio isolato deve essere valutato con estrema cautela, e se, in linea di massima, può essere considerato un indice di propensione a violare le regole, e quindi di inaffidabilità, il comportamento volontario o quello connotato da colpa grave o da colpa con prevedibilità dell’evento (cd. colpa cosciente), non è possibile giungere alla medesima conclusione a fronte di episodi isolati connotati da colpa lieve, dalla mancata previsione dell’evento e/o da un disvalore particolarmente contenuto: in tali casi, pertanto, il giudizio di non affidabilità deve fondarsi necessariamente su altre circostanze che, considerate unitamente all’episodio isolato, consentono di effettuare una prognosi negativa sulla affidabilità del soggetto, in base ad un ragionamento che ovviamente deve essere correttamente esplicitato nel provvedimento negativo (…) l’Amministrazione pone a fondamento della valutazione negativa ‘sospetti o indizi negativi che fanno venire meno la fiducia’: tuttavia se l’indizio è rappresentato dall’essere stato fermato alla guida della propria autovettura in stato di ebbrezza alcolica, risulta fondata la censura di illogicità, poiché si tratta di un episodio isolato, di scarsa rilevanza “ (così TAR Piemonte, sez. I, 17 novembre 2017 n. 1230).

Nella specie, deve aggiungersi che il ricorrente ha dimostrato di essersi sottoposto, nel corso dell’anno 2015, a test clinici per la ricerca del metabolita dell’alcool, con risultati sempre negativi.

Il ricorso va quindi accolto, con annullamento dei provvedimenti impugnati.

L’Amministrazione dovrà rivalutare la posizione del ricorrente, anche sulla base di ulteriori verifiche medico-legali in ordine all’uso di sostanze alcoliche, ove ritenute necessarie.

Le spese del giudizio possono essere compensate, in considerazione della materia, in cui si registrano orientamenti non univoci.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e annulla il decreto prot. 22014/D Area I/ter in data 10 maggio 2016 del Prefetto di Torino e gli atti presupposti.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Torino nella camera di consiglio del giorno 23 maggio 2018 con l’intervento dei magistrati:

Domenico Giordano, Presidente

Savio Picone, Consigliere, Estensore

Rosanna Perilli, Referendario

articolo dell’Avv. Luca Foscoliano

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