Occorre l’esatta individuazione del tifoso per emettere un DASPO.

La Questura non può emanare un DASPO se non è in grado di individuare con certezza il tifoso che aveva acceso due fumogeni allo stadio.

Il Tar Liguria con la sentenza n. 633/2018 ha affermato che per emettere un DASPO è necessario che il tifoso responsabile del comportamento violento o pericoloso debba essere identificato con precisione. Nel caso di specie, le riprese fotografiche della Polizia non erano abbastanza nitide da consentire l’individuazione del tifoso che aveva acceso due fumogeni nell’intervallo di una partita di serie A. Di conseguenza, il Collegio ha annullato il provvedimento impugnato.


Pubblicato il 17/07/2018

N. 00633/2018 REG.PROV.COLL.

N. 00828/2017 REG.RIC.

logo

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Liguria

(Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 828 del 2017, proposto dal signor Alessandro Borsari rappresentato e difeso dall’avvocato Giovanni Adami, con lui elettivamente domiciliato a Genova presso l’avvocato Laura Tartarini, in vico Falamonica 1/13;

contro

Ministero dell’interno in persona del ministro in carica rappresentato e difeso dall’avvocatura distrettuale dello Stato di Genova;

per l’annullamento

del provvedimento 21.8.2017, n. 19185 del questore di Genova

 

Visti il ricorso e i relativi allegati;

visto l’atto di costituzione in giudizio dell’amministrazione statale

vista la propria ordinanza 15.12.2017, n. 334

visti gli atti e le memorie depositate;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 11 luglio 2018 il dott. Paolo Peruggia e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

 

FATTO e DIRITTO

Il signor Alessandro Borsari si ritiene leso dal provvedimento 21.8.2017, n. 18185 del questore di Genova, per il cui annullamento ha notificato il ricorso in trattazione che è affidato a censure in fatto e diritto.

L’amministrazione resistente si è costituita in giudizio chiedendo respingersi la domanda.

Con ordinanza 15.12.2017, n. 334 il tribunale amministrativo ha accolto l’istanza cautelare proposta.

Le parti hanno depositato atti e documenti.

E’ impugnato il DASPO con cui il questore di Genova ha sanzionato la condotta illecita dell’interessato che sarebbe stato ripreso nell’atto di detenere due candelotti fumogeni allorché si trovava nella gradinata nord dello stadio Luigi Ferraris di Genova, mentre era in corso l’incontro di calcio Genoa-Chievo.

In particolare la contestazione mossa al trasgressore deriva soprattutto dalle immagini fotografiche riprese dalle forze di Polizia, che documentano l’uscita di alcuni tifosi dalla curva nord per organizzarsi e lanciare sul campo alcuni fumogeni mentre le squadre erano rientrare nello spogliatoio per l’intervallo.

La Polizia di Stato ha ritenuto di individuare l’interessato nel tifoso qualificato come numero due ripreso dalle immagini citate, e ha dedotto ciò dalla somiglianza nei tratti e dagli indumenti indossati; per corroborare quest’ultimo profilo è stata disposta una perquisizione domiciliare che ha consentito di reperire solo il giubbotto indossato dal soggetto videofilmato, ma non i pantaloni e le scarpe.

E’ peraltro senza contestazione la tesi addotta dalla difesa ricorrente, secondo cui il capo di vestiario sarebbe assai comune tra i tifosi della squadra ospitante, sì che la prova dell’identificazione a tale riguardo non sembra attendibile.

Non è diversa la tesi da cui si ricava la non completa rasatura del volto quale si percepisce dall’immagine dell’interessato ripresa dopo i fatti, un documento che contrasta con i tratti del soggetto presente allo stadio.

Non è pertanto possibile argomentare in termini di certezza nell’individuazione del detentore di fumogeni, dal che l’ulteriore impossibilità di condividere la tesi sostenuta dall’amministrazione statale, secondo cui il DASPO sarebbe irrogabile sulla base della sola denuncia all’autorità giudiziaria; è infatti necessaria ai fini per cui è lite una maggiore possibilità di ricollegare il fatto ascritto a un soggetto.

In conclusione il ricorso è fondato e va accolto, dovendosi tuttavia compensare le spese di lite, attesa l’incertezza che permane in ordine all’individuazione del soggetto responsabile della trasgressione.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Liguria (Sezione Prima),

Accoglie il ricorso e annulla l’atto impugnato, compensando le spese di lite.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Genova nella camera di consiglio del giorno 11 luglio 2018 con l’intervento dei magistrati:

Giuseppe Daniele, Presidente

Paolo Peruggia, Consigliere, Estensore

Elena Garbari, Referendario

articolo dell’Avv. Luca Foscoliano

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...