In pendenza di richiesta di condono, il Comune non può acquisire l’immobile abusivo.

Il Comune deve prioritariamente decidere sull’istanza di condono prima di proseguire qualunque procedimento sanzionatorio.

Il Tar Campania, sez. Napoli, con la sent. n. 4445/2018 ha affermato che l’Amministrazione comunale deve sospendere la procedura di demolizione e acquisizione dell’immobile abusivo se risulta ancora pendente una istanza di condono.


Pubblicato il 04/07/2018

N. 04445/2018 REG.PROV.COLL.

N. 01122/2018 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania

(Sezione Terza)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

ex art. 60 cod. proc. amm.;
sul ricorso numero di registro generale 1122 del 2018, proposto da:
Gaetano Annunziata, rappresentato e difeso dall’avvocato Carlo Sarro, con domicilio eletto presso il suo studio in Napoli, Viale Antonio Gramsci, 19 e domicilio digitale: carlo.sarro@avvocatismcv.it;

contro

Comune di Terzigno, in persona del legale rappresentante pro tempore, non costituito in giudizio;

per l’annullamento

dell’ordinanza del Responsabile del Servizio III n. 38 del 18/12/2017, con la quale è stata dichiarata l’acquisizione al patrimonio comunale della porzione di fabbricato abusivo ubicato al Corso Alessandro Volta, nel N.C.E.U. al foglio 24, particella 296 sub 8; del verbale di inottemperanza prot. P.L. 140/17; di ogni altro atto e provvedimento collegato, preordinato, connesso o conseguente.

 

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 3 luglio 2018 il dott. Giuseppe Esposito e udito per la parte il difensore come specificato nel verbale;

Sentita la stessa parte ai sensi dell’art. 60 cod. proc. amm.;

 

Considerato che il giudizio è suscettibile di immediata definizione nel merito, con motivazione in forma semplificata, ai sensi degli artt. 60 e 74 del codice del processo amministrativo;

Premesso che:

– è ritualmente impugnato (con ricorso notificato a mezzo del servizio postale in data 16/2/2018, pervenuto al Comune il 21/2/2018 e depositato il 20/3/2018) il provvedimento con cui il Responsabile del Servizio ha dichiarato acquisita al patrimonio comunale la porzione di fabbricato abusivo al Corso Alessandro Volta, con gli identificativi catastali di cui sopra;

– il provvedimento richiama l’ordinanza di demolizione n. 106 del 15/9/1994 (concernente la realizzazione in assenza di titolo di un corpo di fabbrica adiacente al fabbricato esistente, composto da piano seminterrato e rialzato con strutture in c.a., tompagnature e rifiniture interne ed esterne), nonché l’inottemperanza al medesimo ordine di demolizione, di cui al verbale P.L. 140/17;

– con i motivi di ricorso sono denunciati la violazione del D.P.R. n. 380 del 2001 e l’eccesso di potere per sviamento, difetto di istruttoria e mancata individuazione dell’area da acquisire, sostenendo che:

I) l’acquisizione è stata disposta nonostante la pendenza di un’istanza di condono edilizio presentata in data 27/2/1995, ai sensi della legge n. 724 del 1994, sulla quale il Comune doveva previamente pronunciarsi;

II) necessitava la puntuale indicazione dell’area che viene acquisita e occorreva assicurare la partecipazione dell’interessato mediante la comunicazione di avvio del procedimento, che gli avrebbe consentito di interloquire con l’Amministrazione, rappresentando la pendenza dell’istanza di condono ed evitando l’emanazione del provvedimento;

Rilevato che:

– con ordinanza del 6/4/2018 n. 510 è stata disposta istruttoria, al fine di acquisire dal Comune di Terzigno gli atti in base ai quali è stata emanata l’ordinanza impugnata nonché la copia della domanda di condono edilizio indicata dalla parte ricorrente, chiarendo se alla stessa sono riferibili gli abusi contestati e precisando lo stato o l’eventuale esito del procedimento di sanatoria;

– con essa è stato nel contempo posto a carico del ricorrente l’onere di notificare l’ordinanza al Comune, entro il termine di dieci giorni dalla comunicazione al difensore nel suo deposito (effettuata dalla Segreteria il 6/4/2018);

– il ricorrente ha adempiuto al suddetto onere, depositando in data 18/6/2018 la copia dell’ordinanza notificata al Comune con spedizione postale del 10/4/2018 e ricevuta dall’Ente il 12/4/2018 (a seguito del rilievo manifestato d’ufficio alla camera di consiglio del 19/6/2018, nella stessa data il ricorrente ha provveduto a depositare nuovamente l’ordinanza notificata, comprovando con rituale asseverazione, in formato e con firma digitale, la conformità all’originale della copia dell’ordinanza notificata e dell’avviso di ricevimento);

– il Comune, non costituitosi in giudizio, non ha adempiuto all’ordine istruttorio;

Atteso che, in base all’art. 64, quarto comma, c.p.a., il Giudice può desumere argomenti di prova dal comportamento tenuto dalle parti nel corso del processo;

Considerato che nella specie, non avendo il Comune di Terzigno adempiuto all’ordine istruttorio posto a suo carico con la ricordata ordinanza, può darsi credito alla deduzione del ricorrente, secondo cui trattasi di opere riguardanti la domanda di condono che, in base alla documentazione prodotta agli atti del giudizio, risulta avere il n. di prot. 2566 del 1995 (depositata in duplicato al Comune il 6/2/2004) e concernere un fabbricato destinato ad uso industriale e per civile abitazione, composto da piano interrato e piano terra, per una superficie utile di mq. 167,11 e non residenziale di mq. 73,84, con volumetria totale di mc. 600;

Ritenuto che è fondata ed assorbente la censura con cui si fa valere che la presentazione della domanda di condono impedisce di far luogo alla disposta acquisizione, in quanto:

– come a più riprese osservato in giurisprudenza, la presentazione di un’istanza di condono edilizio comporta, riassuntivamente, “la paralisi del potere repressivo complessivamente inteso” (sentenza della Sezione del 14/2/2014 n. 1037);

– tale uniforme indirizzo si fonda sull’espressa previsione di legge ed è stato anche di recente ribadito da questa Sezione (cfr., da ultimo, la sentenza del 14/5/2018 n. 3174: “l’art. 38 della L. n. 47/1985 stabilisce che in pendenza di esame della domanda di condono edilizio è sospeso ogni procedimento sanzionatorio ed è inibita l’adozione di provvedimenti repressivi. La giurisprudenza, anche del Tribunale, ha a più riprese fatto applicazione del cennato precetto statuendo l’illegittimità di provvedimenti sanzionatori adottati prima della definizione delle istanze di condono edilizio. Si è infatti anche di già da tempo precisato che “L’avvenuta presentazione delle istanze di condono comporta l’obbligo nella specie, non assolto per l’Amministrazione di pronunciarsi sulle stesse prima di dare ulteriore corso al procedimento repressivo, tant’è che, a norma degli artt. 38 e 44, l. n. 47 del 1985, si verifica la sospensione dei procedimenti amministrativi sanzionatori, con la conseguenza che i provvedimenti repressivi adottati in pendenza di istanza di condono sono illegittimi perché in contrasto con l’art. 38, l. n. 47 del 1985, il cui disposto impone all’Amministrazione di astenersi, sino alla definizione del procedimento attivato per il rilascio della concessione in sanatoria, da ogni iniziativa repressiva che vanificherebbe a priori il rilascio del titolo abilitativo in sanatoria”.(T.A.R. Campania – Napoli, Sez. VI, 2-5-2012, n. 2005). Nello stesso senso si è affermato che “quando viene presentata una domanda di condono edilizio, proprio in base al disposto dell’art. 38, l. n. 47 del 1985, l’Amministrazione non può emettere un provvedimento sanzionatorio senza aver prima definito il procedimento scaturente dall’istanza di sanatoria, ostandovi i principi di lealtà, coerenza, efficienza ed economicità dell’azione amministrativa, i quali impongono la previa definizione del procedimento di condono prima di assumere iniziative potenzialmente pregiudizievoli per lo stesso esito della sanatoria edilizia “ (T.A.R. Lazio – Roma Sez. I, 4.4.2012 n. 3101)”;

– pertanto, l’Amministrazione ha il dovere di procedere prioritariamente all’esame della domanda di condono, che comporta comunque l’esigenza di una nuova valutazione e determinazione sugli illeciti edilizi ed il superamento degli originari provvedimenti repressivi posto che, in caso di accoglimento, l’abuso compiuto viene sanato, mentre in caso di diniego l’Autorità amministrativa è tenuta a reiterare l’ingiunzione di demolizione fissando un nuovo termine per l’ottemperanza da parte dell’interessato (cfr. Cons. St., sez. V, 23/6/2014, n. 3143);

Ritenuto, in ragione di ciò, che il ricorso va dunque accolto e deve essere annullato il provvedimento con esso impugnato, ponendo a carico dell’intimato Comune le spese processuali, secondo la regola della soccombenza, liquidate nella misura indicata nel dispositivo;

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, annulla l’ordinanza del Responsabile del Servizio III n. 38 del 18/12/2017.

Condanna il Comune di Terzigno, in persona del legale rappresentante pro tempore, al pagamento in favore del ricorrente degli onorari e delle spese di giudizio, liquidate in complessivi € 1.500,00 (millecinquecento/00), oltre accessori di legge, nonché al rimborso del contributo unificato.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Napoli nella camera di consiglio del giorno 3 luglio 2018 con l’intervento dei magistrati:

Fabio Donadono, Presidente

Francesco Guarracino, Consigliere

Giuseppe Esposito, Consigliere, Estensore

articolo dell’Avv. Luca Foscoliano

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