Polizia: l’essere coinvolti in procedimenti penali non legittima il diniego alla domanda di trasferimento nei ruoli civili.

L’esistenza di un procedimento penale a carico del richiedente non può comportare il rigetto dell’istanza di transito ai ruoli civili del Ministero.

Il Tar Veneto con la sentenza n. 722/2018 ha affermato che il Ministero non può negare il transito ai ruoli civili dell’appartenente alla Polizia di Stato su cui sono in corso alcune indagini penali. In particolare, il Collegio ha indicato che il presupposto del trasferimento è l’inidoneità fisica al permanere in un ruolo operativo di Polizia, non rilevando dunque i requisiti morali e di condotta.


Pubblicato il 04/07/2018

N. 00722/2018 REG.PROV.COLL.

N. 00921/2017 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto

(Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 921 del 2017, proposto da:
-OMISSIS-, rappresentato e difeso dall’avvocato Gabriele Cacciotti, con domicilio eletto presso il domicilio digitale in atti;

contro

Ministero dell’Interno, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso per legge dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Venezia, domiciliata in Venezia, piazza S. Marco, 63 (Palazzo ex Rea);

per l’annullamento, previa sospensiva:

– della delibera ministeriale del 23/03/2017 con la quale è stata comunicata la conclusione negativa della procedura di passaggio -OMISSIS-,

– del decreto ministeriale prot.n. 0016738 del 28/04/2017 con il quale il ricorrente -OMISSIS-;

nonché

per l’accertamento del diritto del ricorrente al transito nei ruoli civili.

 

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio del Ministero dell’Interno;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 4 aprile 2018 la dott.ssa Silvia Coppari e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

 

FATTO e DIRITTO

1. Con ricorso incardinato dinanzi il T.A.R. del Lazio – Sezione I quater – R.G. n. 6156/2017, il dott. -OMISSIS-, funzionario -OMISSIS-, chiedeva l’annullamento, previa sospensiva, della delibera ministeriale del 23 marzo 2017 (notificata in data 10/4/2017), resa dal Ministero dell’Interno, Dipartimento della Pubblica Sicurezza, Direzione Centrale per le Risorse Umane, con la quale gli veniva comunicata la conclusione negativa della procedura di passaggio -OMISSIS-, nonché del decreto ministeriale prot. n. 0016738 del 28/4/2017 (notificato in data 15/5/2017), con il quale veniva -OMISSIS-.

1.1. Il T.A.R. adito, alla camera di consiglio del 01/8/2017, ritenendo che, ai sensi dell’art. 13 del c.p.a., la competenza territoriale in ordine a tale giudizio appartenesse al T.A.R. Veneto, dichiarava la propria incompetenza con ordinanza collegiale n. 9153/2017. Il giudizio veniva quindi riassunto dinanzi a questo T.A.R. e iscritto al R.G. n. 921/2017, riproponendo le medesime censure.

2. Il ricorrente, a sostegno del ricorso, ha allegato le seguenti circostanze di fatto:

– in data 6 ottobre 2016, gli veniva notificato il verbale emesso dal -OMISSIS- con il quale – “-OMISSIS-” – veniva dichiarato: “-OMISSIS-(d.P.R. 339/82), in mansioni compatibili con la sua ridotta capacità lavorativa e delle infermità sofferte”;

– ottenuta la “-OMISSIS-”, così come attestato da parte del -OMISSIS-competente, il ricorrente chiedeva di poter transitare nei ruoli civili dello Stato con domanda del 24/10/2016;

– l’ufficio del personale della -OMISSIS-avviava l’istruttoria, ponendo il -OMISSIS- in aspettativa speciale ex art. 8, ultimo comma, del d.P.R. n. 339/1982 in attesa della definizione delle procedure di passaggio;

– in data 10 aprile 2017, la Direzione centrale per le risorse umane comunicava infine la conclusione negativa della procedura, motivando il diniego in ragione dell’insussistenza, in capo all’istante, dei requisiti morali ex art. 35, comma 6, del d.lgs. n. 165/2001; in considerazione della pendenza, in fase di indagini preliminari, di un procedimento penale a carico del ricorrente per corruzione e falso;

– a seguito della non positiva conclusione della procedura di trasferimento, con conseguente revoca del collocamento in aspettativa speciale, il dott. -OMISSIS- veniva quindi dispensato dal servizio per inabilità fisica, con decreto del 28/4/2017, a firma del Direttore della Divisione I della Direzione Centrale per le risorse Umane del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, notificato in data 15/5/2017.

3. Il ricorrente ha chiesto l’annullamento sia del provvedimento con cui è stato dispensato dal servizio “per fisica inabilità”, che di quello presupposto di diniego di transito nella corrispondente qualifica nell’Amministrazione civile dell’Interno, agendo, inizialmente dinanzi al Giudice del Lavoro (con ricorso notificato in data 8 giugno 2017) e, dopo la notifica in data 15 maggio 2017 del provvedimento di dispensa dal servizio per inabilità fisica (D.M. n. prot. 0016738 del 28 aprile 2017), dinanzi al giudice amministrativo.

3.1. Il ricorrente, dopo aver formulato in via preliminare la richiesta di essere rimesso in termini per errore scusabile, ha quindi dedotto i seguenti motivi di illegittimità degli atti impugnati:

I) violazione dell’art. 8 del d.P.R. n. 339 del 24 aprile 1982, in quanto l’Amministrazione si sarebbe pronunciata sulla domanda di trasferimento ad altri ruoli dell’Amministrazione di pubblica sicurezza o di altre amministrazioni dello Stato del ricorrente non rispettando il termine di 150 giorni dalla data di ricevimento dell’istanza, con conseguente formazione del silenzio assenso;

II) violazione dell’art. 35, comma 6, d.lgs. 165/2001 e illegittimità derivata, poiché il richiamo a tale norma effettuato dal primo degli atti impugnati sarebbe del tutto inconferente, ricorrendo nel caso in esame non una nuova assunzione, bensì un mero passaggio ad altro ruolo di personale già dipendente, non idoneo al servizio di polizia per esclusive ragioni mediche, debitamente accertate dalla Commissione Medica Ospedaliera (C.M.O.), con contestuale, riconosciuta idoneità all’espletamento di altri servizi nel ruolo civile;

III) “eccesso di potere in tutte le sue figure sintomatiche ed in particolare difetto di istruttoria e di motivazione, falsità dei presupposti, travisamento dei fatti, contraddittorietà ed illogicità manifesta; violazione dell’art. 10 bis della legge n. 241 del 1990”, poiché, malgrado la presenza di apposita e tempestiva domanda da parte del dipendente di P.S. interessato e del giudizio positivo formulato dalla C.M.O., l’Amministrazione avrebbe rifiutato il transito per ragioni disciplinari (peraltro mai enunciate), senza nemmeno far precedere il rigetto dal preavviso di cui all’art. 10 bis della legge n. 241 del 1990;

IV) con specifico riferimento alla dispensa dal servizio n. prot. 0016738 del 28 aprile 2017, “eccesso di potere per contraddittorietà e difetto assoluto di presupposto”, in quanto, ancorché tale provvedimento risulti formalmente disposto per “fisica inabilità”, si fonderebbe sul parere del Consiglio di Amministrazione in data 17 marzo 2017, posto a base del diniego di transito e riferito invece alla pretesa insussistenza delle “qualità morali e di condotta” di cui all’art. 35, comma 6, d.lgs. 165/2001;

V) con riferimento ad entrambi i provvedimenti impugnati: violazione dell’art. 1, comma 1, del protocollo addizionale CEDU, poiché il diniego impugnato violerebbe il diritto incomprimibile dell’interessato alla conservazione del posto di lavoro, sulla base della sussistenza di mere indagini preliminari, in relazione alle quali non sarebbe in alcun modo prevista la dispensa dal servizio, e per di più senza nemmeno le garanzie minime della previa contestazione e del procedimento disciplinare.

4. Si è costituito il Ministero dell’Interno eccependo la tardività del ricorso e chiedendo, in ogni caso, il rigetto nel merito del ricorso, giacché il transito nell’Amministrazione civile dell’Interno non avverrebbe “sic et simpliciter per il solo giudizio di idoneità fisica espresso dalla C.M.O.”, residuando in favore di detta “Amministrazione ricevente un congruo e rilevante margine di apprezzamento circa la sussistenza di specifici requisiti in capo all’istante”.

5. Con ordinanza n. 470/2017, adottata alla camera di consiglio del 4 ottobre 2017, veniva accolta la domanda di sospensione in via cautelare dei provvedimenti impugnati ritenendo il ricorso assistito da idoneo fumus.

6. In vista della discussione del merito le parti depositavano memorie difensive e di replica precisando le proprie contrapposte tesi e, all’udienza pubblica del 4 aprile 2018, la causa veniva trattenuta per la decisione.

7. In via preliminare, deve essere scrutinata l’eccezione di tardività del ricorso.

7.1. Il Collegio ritiene che, nel caso in esame, il mancato rispetto del termine decadenziale sia da attribuire ad errore scusabile, ex 37 c.p.a., considerata la fuorviante indicazione (seguita in un primo tempo dal ricorrente) contenuta nell’atto impugnato di diniego di transito nei ruoli dell’Amministrazione civile dell’Interno secondo cui, avverso quel provvedimento, l’interessato avrebbe potuto “adire il giudice ordinario, in funzione di giudice del lavoro, entro i termini prescrizionali previsti dalla legge”.

7.2. Pertanto l’eccezione deve essere respinta, con conseguente rimessione in termini del ricorrente.

8. Passando all’esame del merito, con il secondo e il terzo motivo di ricorso, viene censurato il procedimento di transito nei ruoli civili dell’Amministrazione in concreto seguito, ritenendo che sia stato adottato in violazione dei presupposti di legge previsti dall’art. 8 del d.P.R. n. 339/1982, ed in eccesso di potere per sviamento e contraddittorietà ed illogicità manifesta.

8.1. Tale assunto merita accoglimento sotto entrambi i profili sollevati.

8.2. Ed invero, la stessa Amministrazione resistente dà atto, nel provvedimento impugnato, che l’odierno ricorrente, già vice questore aggiunto della Polizia di Stato in servizio presso la Questura di Vicenza, ha chiesto, ai sensi del d.P.R. n. 339/1982, il passaggio nel profilo professionale di funzionario amministrativo dell’Amministrazione civile dell’Interno, “in quanto giudicato – con verbale della Commissione Medica Ospedaliera 2^ sezione del -OMISSIS- n. ACMO 11166562 in data 4 ottobre 2016 – non idoneo permanentemente ed in modo assoluto al servizio nella Polizia di stato. Sì idoneo al servizio nei ruoli civili del Ministero dell’Interno o nelle altre Amministrazioni dello Stato (d.P.R. 339/1992), in mansioni compatibili con la sua ridotta capacità lavorativa e la natura delle infermità sofferte. Allo stato degli atti l’inabilità è determinata in misura prevalente da infermità/lesioni che ai fini del riconoscimento della dipendenza da causa di servizio risultano non richieste/rivelabili”.

8.3. Malgrado, tale premessa, il diniego al passaggio richiesto risulta motivato con il fatto che, “dagli atti in possesso di quest’Amministrazione, risulta l’esistenza a carico del dott. -OMISSIS- di elementi di natura penale che evidenziano uno stato di assoluta incompatibilità con le funzioni che il personale dell’Amministrazione civile dell’Interno è chiamato a svolgere”. L’Amministrazione ha quindi ritenuto “insussistenti in capo al richiedente i requisiti di cui all’art. 35, comma 6, del d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165 relativamente al possesso delle qualità morali e di condotta previste ai fini delle assunzioni di personale presso le Amministrazioni che esercitano competenze istituzionali in materia di sicurezza”.

8.4. Orbene, un siffatto iter motivazionale rende evidente l’erroneità dei presupposti su cui poggia il provvedimento di diniego impugnato, giacché fonda l’incompatibilità del transito in questione su valutazioni di ordine disciplinare, per di più adottate al di fuori del relativo procedimento e delle necessarie garanzie di difesa previste dall’ordinamento, applicando al caso di specie il combinato disposto di cui agli artt. 35, comma 6, del d.lgs. n. 165/2001 e 26 della legge n. 53/1989, previsto, invece, per le sole ipotesi di nuova assunzione.

8.5. La fattispecie in esame è invece disciplinata dal d.P.R. 24 aprile 1982 n. 339 (Passaggio del personale non idoneo all’espletamento dei servizi di polizia, ad altri ruoli dell’Amministrazione della pubblica sicurezza o di altre amministrazioni dello Stato), il quale, agli artt. 1 e 2, dispone che il personale dei ruoli della Polizia di Stato, che espleta funzioni di polizia, giudicato assolutamente inidoneo per motivi di salute, anche dipendenti da causa di servizio, all’assolvimento dei compiti d’istituto può, a domanda, essere trasferito nelle corrispondenti qualifiche di altri ruoli della Polizia di Stato o di altre amministrazioni dello Stato, sempreché l’infermità accertata ne consenta l’ulteriore impiego.

8.6. La ratio dell’istituto è, quindi, quella di consentire al personale della Polizia di Stato risultato inidoneo ai gravosi, peculiari e delicati compiti di servizio, di poter proseguire il rapporto di pubblico impiego nei ruoli civili dell’Amministrazione dell’Interno o di altre Amministrazioni statali, per le quali non sia necessaria la sussistenza degli specifici requisiti psichici, fisici e attitudinali richiesti per i compiti di servizio suddetti.

8.7. In particolare, ai sensi dell’art. 8 del predetto decreto, “il trasferimento del personale di cui agli articoli 1, 2 e 3 nelle corrispondenti qualifiche dei ruoli di altre amministrazioni dello Stato, è disposto con decreto del Ministro interessato, di concerto col Ministro dell’interno, sentito il consiglio di amministrazione dell’amministrazione ricevente. Quest’ultima può sottoporre il personale interessato a visita medica ed a prova teorica o pratica, secondo modalità da fissarsi con decreto del Ministro competente […]”.

8.8. Pertanto, il transito nei ruoli civili del personale dichiarato permanentemente inabile al servizio configura una fattispecie peculiare di trasferimento interno alla medesima amministrazione, “formando oggetto di un vero e proprio diritto soggettivo dell’interessato, la cui attuazione è subordinata soltanto all’accertamento tecnico-discrezionale della C.M.O. sull’idoneità fisica e psichica al servizio e che non può essere negato per altre e diverse ragioni” (cfr., per una fattispecie analoga, Cons. Stato, sez. IV, 23 giugno 2015, nr. 3141).

8.9. Ne consegue che il predetto transito non è assimilabile a una nuova assunzione, postulando al contrario la continuità del rapporto di impiego, ancorché rimessa ad una specifica domanda dell’interessato, nonché ad un’eventuale verifica medica in relazione alla nuova funzione civile che egli è destinato a ricoprire.

9. Nel caso di specie, quindi, una volta che la competente Commissione medica aveva ritenuto il ricorrente idoneo al transito negli impieghi civili, le ulteriori circostanze, riferibili ad eventuali responsabilità penali – in ordine alle quali l’Amministrazione conserva peraltro il potere di attivare, sussistendone i presupposti, le iniziative disciplinari ritenute più opportune, con le garanzie previste per il personale già in servizio –, non potevano integrare alcuna circostanza immediatamente impeditiva al passaggio richiesto, ricorrendo al contrario tutti i presupposti per il riconoscimento positivo di tale passaggio ex art. 8 del d.P.R. n. 339/1982.

9.1. Analogamente, deve rilevarsi che l’ulteriore provvedimento impugnato, con il quale il ricorrente è stato “dispensato dal servizio”, datato 28 aprile 2017, malgrado la motivazione formale “per fisica inabilità” addotta dall’Amministrazione, risulta fondato esclusivamente sul parere del Consiglio di Amministrazione in data 17 marzo 2017, posto a base anche del diniego di transito, e riferito invece alla pretesa insussistenza delle “qualità morali e di condotta” ex art. 35, comma 6, del d.lgs. n. 165/2001. Sicché deve essere rilevata anche in questo caso l’inconferenza della disciplina in concreto applicata per i motivi già esposti supra (cfr. § 8.4.), e la conseguente illegittimità per violazione di legge e manifesta contraddittorietà del provvedimento adottato, oltre che per illegittimità derivata dall’atto presupposto.

9.2. Alla luce delle osservazioni che precedono, dunque, il secondo, il terzo e il quarto motivo di ricorso risultano fondati, con assorbimento di tutte le altre censure sollevate.

9.3. Pertanto il ricorso deve essere accolto con conseguente annullamento sia del provvedimento di diniego del passaggio nei ruoli dell’Amministrazione civile dell’Interno in data 23 marzo 2017, sia di quello di dispensa dal servizio in data 28 aprile 2017.

9.4. Inoltre, deve ritenersi sussistente il diritto del ricorrente al transito nei ruoli civili del Ministero dell’Interno o nelle altre Amministrazioni dello Stato (d.P.R. 339/82), “in mansioni compatibili con la sua ridotta capacità lavorativa e delle infermità sofferte”, secondo quanto accertato dalla competente C.M.O.

10. Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate come da dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l’effetto:

a) annulla i provvedimenti impugnati;

b) accerta l’esistenza del diritto del ricorrente a transitare nei ruoli dell’Amministrazione civile dell’Interno.

Condanna l’Amministrazione resistente al pagamento delle spese processuali, che liquida in complessive Euro 1.000,00 (mille/00), oltre accessori come per legge.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all’art. 52, comma 1 D. Lgs. 30 giugno 2003 n. 196, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all’oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi altro dato idoneo ad identificare la parte ricorrente.

Così deciso in Venezia nella camera di consiglio del giorno 4 aprile 2018 con l’intervento dei magistrati:

Maurizio Nicolosi, Presidente

Silvia Coppari, Primo Referendario, Estensore

Nicola Fenicia, Primo Referendario

articolo dell’Avv. Luca Foscoliano

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