Sanzioni disciplinari militari: il procedimento deve iniziare entro 60 giorni dalla data degli accertamenti preliminari.

Il procedimento per l’irrogazione di sanzioni disciplinari di stato ad appartenti alle Forze Armate deve essere iniziato entro 60 giorni dagli accertamenti preliminari.

Il Tar Fruli Venezia Giulia con la sent. 225/2018 ha affermato che l’Amministrazione militare ha 60 giorni di tempo per cominciare il procedimento disciplinare a carico di un appartenente a una Forza Armata e che tale termine decorre dalla conclusione degli accertamenti preliminari. Nel caso di specie, il Comando della Guardia di Finanza aveva invece contestato i fatti addebitati dopo 86 giorni dal ricevimento dell’esito di alcuni esami tossicologici del militare. Di conseguenza, il Collegio ha dichiarato decaduta l’Amministrazione Militare dal potere sanzionatorio e ha accolto il ricorso.


Pubblicato il 25/06/2018

N. 00225/2018 REG.PROV.COLL.

N. 00169/2018 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Friuli Venezia Giulia

(Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

ex art. 60 cod. proc. amm.;
sul ricorso numero di registro generale 169 del 2018, proposto da
-OMISSIS-, rappresentato e difeso dall’avvocato Virgilio Frau, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso lo studio dell’avv. Gilberto Tommasini in Trieste, via di Mercato Vecchio 3;

contro

Ministero Economia e Finanze – Comando Generale della Guardia di Finanza, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso ex lege dall’Avvocatura distrettuale dello Stato di Trieste, presso la quale è, del pari, per legge domiciliato in Trieste, piazza Dalmazia, 3;

per l’annullamento, previa sospensione cautelare

– del provvedimento di rimozione dal grado e cessazione del rapporto di servizio datato 14.03.2018, a firma del Comandante Generale della Guardia di Finanza, notificato all’interessato in data 21.03.2018, a mezzo del quale veniva disposta, con decorrenza dalla data dello stesso provvedimento (14.03.2018), la perdita del grado per rimozione e la cessazione dal rapporto di impiego per tale causa, ai sensi del combinato disposto dei richiamati artt. 867 e 923 del Codice dell’Ordinamento Militare (D.lgs. n. 66/2010);

 

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio del Ministero Economia e Finanze – Comando Generale della Guardia di Finanza;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 20 giugno 2018 la dott.ssa Manuela Sinigoi e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Sentite le stesse parti ai sensi dell’art. 60 cod. proc. amm.;

 

Considerato che il ricorrente chiede l’annullamento, previa sospensione cautelare, del provvedimento in epigrafe compiutamente indicato, con il quale, all’esito del procedimento disciplinare cui è stato sottoposto, il Comandante Generale della Guardia di Finanza ha determinato nei suoi confronti la perdita del grado per rimozione e la cessazione dal rapporto di impiego per tale causa, ai sensi del combinato disposto dagli artt. 867 e 923 del Codice dell’Ordinamento Militare (D.lgs. n. 66/2010);

Considerato che ne assume, invero, l’illegittimità sulla scorta dei seguenti motivi di diritto:

1. “Violazione dell’art. 1392 dell’Ordinamento Disciplinare militare di cui al Decreto Legislativo 15.03.2010 n. 66”;

2. “Violazione di legge e regolamento. (D.Lgs 66/2010, art. 1355), in relazione ai precedenti di servizio. Eccesso di potere, carenza di motivazione, erroneità dei presupposti”;

3. “Eccesso di potere, carenza di motivazione, erroneità dei presupposti”;

Considerato che lamenta, in particolare, che:

– l’Amministrazione sarebbe decaduta dal potere sanzionatorio per avere instaurato il procedimento disciplinare con la contestazione degli addebiti una volta decorso il termine di 60 gg. dalla conclusione degli accertamenti preliminari;

– la sanzione inflittagli sarebbe sproporzionata, anche in considerazione della condotta collaborativa che egli avrebbe tenuto durante la fase degli accertamenti preliminari e il procedimento disciplinare, nonché dei suoi più che positivi precedenti di servizio;

– s’appaleserebbe, in ogni caso, illogico, abnorme o quantomeno errato nei presupposti il passaggio motivazionale ove viene evidenziato che ha omesso di informare i propri superiori gerarchici di essere stato sentito dalla Procura della Repubblica quale persona informata sui fatti nell’ambito di un procedimento penale a carico di terzi e ciò in ragione dell’insussistenza di siffatto obbligo;

Considerato che il Ministero dell’Economia e delle Finanze – Comando Generale della Guardia di Finanza si è costituito in giudizio per resistere al ricorso, contestando con diffuse argomentazioni gli assunti difensivi del ricorrente;

Considerato che la causa è stata chiamata all’odierna camera di consiglio, fissata per la trattazione dell’istanza cautelare, e, dopo la discussione, trattenuta in decisione;

Ritenuto, in primo luogo, che sussistono i presupposti di legge per definire il giudizio nella presente sede cautelare, con sentenza in forma semplificata ai sensi dell’art. 60 del c.p.a., essendo, tra l’altro, state rese edotte le parti di tale eventualità, come consta dal verbale d’udienza;

Ritenuto, invero, che le questioni che vengono in rilievo sono di pronta e facile soluzione e, in quanto tali, sussumibili nelle ipotesi di cui all’art. 74, comma 1, c.p.a., cui il citato art. 60 inevitabilmente rinvia;

Ritenuto, infatti, che s’appalesano favorevolmente apprezzabili le deduzioni che il ricorrente svolge con il primo motivo di ricorso, con il quale lamenta la violazione da parte dell’Amministrazione del termine decadenziale fissato dalla legge per l’avvio del procedimento disciplinare;

Ritenuto, ai fini che qui rilevano, che l’art. 1392, comma 2, del d.lgs. 15 marzo 2010, n. 66 (Codice dell’ordinamento militare) stabilisce che “Il procedimento disciplinare di stato a seguito di infrazione disciplinare deve essere instaurato con la contestazione degli addebiti all’incolpato, entro 60 giorni dalla conclusione degli accertamenti preliminari, espletati dall’autorità competente, nei termini previsti dagli articoli 1040, comma 1, lettera d), numero 19 e 1041, comma 1, lettera s), numero 6 del regolamento”;

Ritenuto che, nel caso di specie – ove non è assolutamente in discussione il rispetto del termine per lo svolgimento degli accertamenti preliminari, ma, unicamente, quello temporalmente a valle di quest’ultimo ovvero il termine per avviare formalmente il procedimento disciplinare – è pacifico che l’ultimo esame di laboratorio cui è stato sottoposto il ricorrente è stato quello sul bulbo pilifero (finalizzato a ricercare tracce più risalenti nel tempo di uso di sostanza stupefacente), eseguito in data 21 giugno 2017;

Ritenuto che gli esiti del detto esame sono stati comunicati al Comando competente in data 26 giugno 2017, data successivamente alla quale nessuna ulteriore attività di accertamento è stata posta in essere;

Ritenuto che la notifica della formale contestazione degli addebiti è avvenuta, però, appena in data 15 settembre 2017 ovvero quando erano già decorsi 86 giorni dall’effettuazione dell’ultima analisi tossicologica e, comunque, 81 giorni da quando i relativi esiti erano pervenuti nella sfera conoscitiva del Comando competente a dare impulso, nel rispetto della linea gerarchica, alle varie comunicazioni e interlocuzioni interne finalizzate all’eventuale avvio dell’azione disciplinare;

Ritenuto che, avuto riguardo alla formulazione della norma su indicata, non pare sinceramente che ci possa essere, però, spazio per ulteriori “vagli critici” una volta conclusi gli accertamenti preliminari o, meglio, che l’Amministrazione non possa arbitrariamente attribuirsi ulteriori termini a proprio esclusivo favore, in aggiunta a quelli, più che congrui, di legge, per valutare la sussistenza dei presupposti per l’avvio del procedimento disciplinare una volta acquisiti gli elementi probatori necessari a sorreggere la relativa azione, ma che lo debba fare necessariamente entro il su indicato termine di 60 giorni decorrente “dalla conclusione degli accertamenti preliminari”;

Ritenuto che in tal senso conforta il precedente del Consiglio di Stato invocato dal ricorrente a sostegno della propria tesi difensiva (sez. IV, 29 febbraio 2016, n. 821), laddove, nell’affermare che “nessuna norma prevede che gli accertamenti preliminari si perfezionino solo a seguito di apposito contradditorio col presunto responsabile” e nel concludere, con riguardo al caso portato alla sua attenzione, che gli accertamenti preliminari si sono conclusi “con la ricezione, in data 1 giugno 2012, degli esiti delle controanalisi, da parte dell’amministrazione”, lascia inequivocabilmente intendere che la naturale esegesi della norma che disciplina la fattispecie in esame è quella fedele alla sua chiara lettera;

Ritenuto, in definitiva, che il motivo di ricorso ora scrutinato è fondato;

Ritenuto che, assorbite le ulteriori censure dedotte dal ricorrente, il ricorso va, quindi, accolto e, per l’effetto, annullato il provvedimento impugnato;

Ritenuto che sussistono, in ogni caso, giusti motivi per compensare per intero tra le parti le spese di lite;

Ritenuto che ai sensi dell’art. 13, comma 6-bis.1, d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, come modificato dall’art. 21 della L. 4 agosto 2006, n. 248, il Ministero intimato sarà, però, tenuto a rimborsare al ricorrente (all’atto del passaggio in giudicato della sentenza) il contributo unificato nella misura versata.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Friuli Venezia Giulia, Sezione I, definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie per la ragioni di cui in motivazione e, per l’effetto, annulla il provvedimento impugnato.

Spese compensate.

Dà atto che, ai sensi dell’art. 13, comma 6 bis.1, del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, come modificato dall’art. 21 della L. 4 agosto 2006, n. 248, il Ministero intimato sarà tenuto a rimborsare al ricorrente (all’atto del passaggio in giudicato della sentenza) il contributo unificato nella misura versata.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’Autorità amministrativa.

Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all’art. 52, comma 1 D. Lgs. 30 giugno 2003 n. 196, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all’oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi altro dato idoneo ad identificare il ricorrente.

Così deciso in Trieste nella camera di consiglio del giorno 20 giugno 2018 con l’intervento dei magistrati:

Oria Settesoldi, Presidente

Manuela Sinigoi, Consigliere, Estensore

Nicola Bardino, Referendario

articolo dell’Avvocato Luca Foscoliano

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