DASPO: non può essere irrogato al calciatore che ha preso parte a una rissa in campo.

Lo sportivo agonista che prende parte a un episodio di violenza durante un match di gioco non può essere sanzionato con il Daspo.

Il Tar Sicilia, sez. Palermo, con la sentenza n. 1119/2018 ha affermato che il calciatore protagonista di una rissa nel corso di una partita non può essere destinatario di un provvedimento di Daspo.  Segnatamente, il Collegio ha chiarito che “il dato normativo di cui all’art. 6 della legge 401/1989 prevede la facoltà di adottare le misure contestate sul presupposto di “aver preso parte attiva ad episodi di violenza su persone o cose in occasione o a causa di manifestazioni sportive”, ma non anche nel corso di competizioni agonistiche): di guisa tale che nel caso in cui la condotta contestata sia tenuta dai giocatori in campo, la stessa risulta essere soggetta unicamente alle sanzioni previste dall’ordinamento giuridico sportivo.

La tesi è condivisibile ed assorbente: dal contesto normativo di riferimento, come delineato ed interpretato dal C.G.A., infatti, non è dato rinvenire la possibilità di estendere anche ai giocatori in campo, che soggiacciono alle regole e alle sanzioni dell’ordinamento sportivo, i provvedimenti prefettizi di divieto di cui alla citata L. 401/99 che, invero, riguardano essenzialmente la platea delle persone che assistono come spettatori o supporters alle predette competizioni e che si rendono colpevoli di comportamenti violenti o di istigazione alla violenza.”.


Pubblicato il 18/05/2018

N. 01119/2018 REG.PROV.COLL.

N. 02762/2016 REG.RIC.

logo

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia

(Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 2762 del 2016, proposto da:
-OMISSIS-, rappresentati e difesi dall’avvocato Salvo Cangialosi, con domicilio eletto presso il suo studio in Palermo, via Sammartino N.6;

contro

Ministero dell’Interno, Questura di Palermo, in persona dei legali rappresentanti p.t., rappresentati e difesi per legge dall’Avvocatura distrettuale dello Stato di Palermo, domiciliataria, con uffici siti in Palermo, via A. De Gasperi 81;

per l’annullamento

– del provvedimento emesso dal Questore di Palermo in data 17.05.2016, notificato ai ricorrenti il 10.08.2016, con il quale veniva imposto al minore -OMISSIS-il “divieto di assister a manifestazioni sportive (Daspo) ex art. 6 D.L. 119/2014” per un periodo di anni 3 (tre) dalla data di notifica dello steso, con contestuale obbligo di comparizione preso gli uffici del Comando Stazione CC. di Lercara Friddi nei giorni in cui la società calcio Fair Play Lercara è impegnata in incontri agonistici, sia casalinghi che in trasferta.

 

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio dell’Avvocatura distrettuale dello Stato per il Ministero dell’Interno e la Questura di Palermo;

Vista l’ordinanza n. 1308/2016 di rigetto della domanda cautelare;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 12 gennaio 2018 il dott. Roberto Valenti e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

 

FATTO e DIRITTO

Con il ricorso in esame, ritualmente notificato e depositato, il ricorrente, nella qualità in epigrafe indicata, insorge avverso il provvedimento di divieto di partecipazione, per tre anni, a manifestazioni sportive, D.A.S.P.O., irrogato dal Questore di Palermo in danno del figlio minore, contestualmente prescrivendo l’obbligo di comparire personalmente presso gli uffici della Compagnia dei Carabinieri di Lercara Friddi nei giorni in cui la società di calcio è impegnata in incontri agonistici.

Il D.A.S.P.O in parola è stato irrogato a seguito della rissa avvenuta durante la partita di calcio dilettantistico tra Bolognetta – Fair Play Lercara: asserisce il ricorrente che il figlio minore era presente in capo quale giocatore e non ha preso parte ad alcuna rissa.

Ciò premesso contesta l’illegittimità, per carenza di presupposti, del provvedimento impugnato, chiedendone l’annullamento previa sospensione degli effetti, articolando tre motivi di doglianza riconducibili alla violazione di legge ed eccesso di potere, sotto diversi profili.

Resiste l’Avvocatura distrettuale dello Stato per l’Amministrazione intimata.

Con ordinanza n. 1308/20160 la domanda cautelare è stata rigettata.

Su appello di parte, il C.G.A. si pronunciava in riforma, giusta ordinanza n. 184/2017, sospendendo l’efficacia dei provvedimenti impugnati.

In prossimità della pubblica udienza di trattazione L’Avvocatura dello Stato ha articolato memoria chiedendo il rigetto del ricorso.

Alla pubblica udienza del 12/01/2018 la causa è stata trattenuta per la decisione.

Il ricorso è fondato e va accolto.

Preliminarmente il thema decidendum va circoscritto alla sola parte del provvedimento impugnato con cui il Questore ha vietato la partecipazione ed eventi sportivi.

Questo Tribunale Amministrativo già da tempo (sent. 1814, 1815, 1816, 1817, 1818, 1819 del del 01/06/2007; sent.1771 del 09/07/2007; sent. n.1970 del 20/08/2007) ha infatti limitato la propria cognizione alla sola impugnazione di quella parte dei provvedimenti concernenti il divieto imposto dal Prefetto di accesso negli stadi e nei luoghi limitrofi, non sussistendo la giurisdizione del giudice amministrativo in relazione alla impugnazione degli ulteriori obblighi di presentazione presso gli organi di Polizia, trattandosi in parte qua di un atti restrittivi della libertà personale, che, mediante la convalida, assumono forza e valore di un provvedimento giurisdizionale, avverso i quali – stante la riserva di giurisdizione sancita per tali provvedimenti dall’art.13 co.2 Cost. – è previsto espressamente, quale specifico rimedio, il ricorso per cassazione (art. 6, IV co., l. 13 dicembre 1989 n. 401).

Ciò premesso, ritiene il Collegio, ad un più approfondito esame delle questioni dedotte, di dover aderire, anche ai fini di economia dei messi processuali, alla chiara indicazione del giudice di appello.

Ad avviso del il C.G.A., che nella predetta ordinanza di riforma richiama lo specifico precedente del medesimo organo di cui alla ordinanza n. 780/2016 resa su fattispecie del tutto analoga (relativa alla medesima partita di calcio), il dato normativo di cui all’art. 6 della legge 401/1989 prevede la facoltà di adottare le misure contestate sul presupposto di “aver preso parte attiva ad episodi di violenza su persone o cose in occasione o a causa di manifestazioni sportive”, ma non anche nel corso di competizioni agonistiche): di guisa tale che nel caso in cui la condotta contestata sia tenuta dai giocatori in campo, la stessa risulta essere soggetta unicamente alle sanzioni previste dall’ordinamento giuridico sportivo.

La tesi è condivisibile ed assorbente: dal contesto normativo di riferimento, come delineato ed interpretato dal C.G.A., infatti, non è dato rinvenire la possibilità di estendere anche ai giocatori in campo, che soggiacciono alle regole e alle sanzioni dell’ordinamento sportivo, i provvedimenti prefettizi di divieto di cui alla citata L. 401/99 che, invero, riguardano essenzialmente la platea delle persone che assistono come spettatori o supporters alle predette competizioni e che si rendono colpevoli di comportamenti violenti o di istigazione alla violenza.

In adesione alla pronuncia del C.G.A., assorbiti gli ulteriori profili di censura, il ricorso merita quindi accoglimento con annullamento del provvedimento impugnato.

Sussistono tuttavia giusti motivi per compensare tra le parti le spese di lite.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie nei sensi di cui in motivazione e, per l’effetto, annulla il provvedimento impugnato.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Ritenuto che sussistano i presupposti di cui agli artt. 52 commi 1,2 e 5 e 22, comma 8 D.lgs. 196/2003, manda alla Segreteria di procedere, in qualsiasi ipotesi di diffusione del presente provvedimento, all’oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi dato idoneo a rivelare lo stato di salute delle parti o di persone comunque ivi citate.

Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 12 gennaio 2018 con l’intervento dei magistrati:

Calogero Ferlisi, Presidente

Aurora Lento, Consigliere

Roberto Valenti, Consigliere, Estensore

articolo dell’Avv. Luca Foscoliano

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...