Edilizia: l’accertamento di conformità non è applicabile alle lottizzazioni abusive.

Una lottizzazione abusiva non è sanabile mediante accertamento di conformità ai sensi dell’art. 36 del D.P.R. 380/2001.

Il Tar Campania, sez. Napoli, con la sent. 3799/2018 ha affermato l’inapplicabilità dell’istituto dell’accertamento di conformità per sanare una lottizzazione abusiva.


Pubblicato il 07/06/2018

N. 03799/2018 REG.PROV.COLL.

N. 03411/2013 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania

(Sezione Ottava)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 3411 del 2013, proposto da
Garofalo Laura, rappresentata e difesa dall’avvocato Fabrizio Perla, domiciliata presso l’indirizzo PEC del difensore risultante dal Reginde, con domicilio fisico eletto presso lo studio di questi, in Napoli, via Santa Brigida n. 39;

contro

Comune di San Cipriano D’Aversa, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall’avvocato Giuseppe Russo, domiciliato presso l’indirizzo PEC del difensore risultante dal Reginde, con domicilio fisico eletto presso lo studio di questi, in Napoli, via Cesario Console n. 3;

per l’annullamento

– dell’ordinanza n. 2/2013 prot. n. 2052 con la quale è stata ordinata, ex art. 30, comma 8, D.P.R. n. 380/2001, la demolizione di opere abusive e il ripristino dello stato dei luoghi;

– di tutti gli atti preordinati, connessi e conseguenziali, tra i quali la trascrizione nei registri immobiliari della Conservatoria di Santa Maria Capua Vetere, rep. n. 3928 del 15.5.2009.

 

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio del Comune di San Cipriano D’Aversa;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 3 maggio 2018 il dott. Fabrizio D’Alessandri e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

 

FATTO

La ricorrente ha impugnato l’ordinanza n. 2 del 21.3.2013 prot. n. 2052 con la quale le è stata ordinata la demolizione di opere abusive.

L’ordine di demolizione è stato adottato ai sensi dell’art. 30, comma 8, D.P.R. n. 380/2001, a seguito dell’accertamento della realizzazione di una lottizzazione abusiva e dopo che, con ordinanza n. 13 del 3.4.2009, era stato disposto il divieto di disporre dei suoli e delle opere con atti tra vivi, nonché dopo che, in data 15.5.2009, era stata eseguita la trascrizione nei Registri Immobiliari della Conservatoria, a favore del Comune, del terreno di cui alla lottizzazione abusiva.

Parte ricorrente ha formulato i seguenti motivi a sostegno del ricorso: – l’intervenuta presentazione di una istanza di accertamento di conformità ai sensi dell’articolo 36 del d.p.r. n. 380 del 2001, che avrebbe fatto venir meno l’efficacia dell’ordine demolitorio; – la carenza di motivazione; – la circostanza che la misura demolitoria sarebbe stata determinata dall’ente in modo del tutto aprioristico, senza alcun concreto riferimento alle opere realizzate, e senza fornire neanche la loro descrizione.

Si è costituito in giudizio il Comune intimato resistendo al ricorso.

DIRITTO

1) il ricorso si rivela infondato.

Privo di pregio è il motivo incentrato sull’intervenuta presentazione di un istanza di sanatoria, ai sensi dell’articolo 36 del d.p.r. n. 380 del 2001.

L’istituto dell’accertamento di conformità non è applicabile alle fattispecie di lottizzazione abusiva e, pertanto, la presentazione dell’istanza di sanatoria non è idonea o a comportare alcun effetto sull’ordinanza di demolizione adottata ai sensi dell’articolo 30, comma 8, del d.p.r. n. 380 del 2001, volta a sanzionare le ipotesi di abusività della lottizzazione, nell’ambito di uno specifico procedimento sanzionatorio.

Secondo la giurisprudenza, non può, infatti, sostenersi che la lottizzazione abusiva sia sanabile o condonabile alla stregua del singolo abuso edilizio. Invero, i provvedimenti in materia di sanatoria edilizia operano nell’ambito di uno schema procedimentale che prevede interventi, adempimenti e termini specificamente modellati sulla fattispecie della singola costruzione priva di titolo abilitativo, che non può essere pedissequamente trasposta alla diversa fattispecie delle costruzioni realizzate in comprensori abusivamente lottizzati, giacché trattasi di differenti tipologie di illecito edilizio, connotate da un diverso grado di illiceità: la lottizzazione abusiva incide sulla conservazione delle destinazioni impresse dallo strumento urbanistico ad un determinato comprensorio nonché sulla corretta urbanizzazione del territorio ed è suscettibile di condizionare indebitamente le scelte pianificatorie future dell’amministrazione, e quindi appare ledere la prerogativa comunale della programmazione urbanistica, mentre il singolo abuso edilizio non assume una così estesa potenzialità lesiva (T.A.R. Campania Napoli Sez. III, 10-10-2014, n. 5273).

La lottizzazione abusiva è qualificata come un illecito permanente e insanabile, poiché produce una deviazione dagli scopi stabiliti con la pianificazione urbanistica e lede perciò l’essenziale prerogativa comunale della programmazione in materia, alla cui protezione tende l’art. 30 del d.P.R. n. 380/2001. Essa ha una potenzialità lesiva più estesa di quella del singolo abuso edilizio, poiché incide sull’interesse pubblico primario alla corretta urbanizzazione del territorio condizionando indebitamente le scelte pianificatorie future dell’amministrazione comunale. Ne consegue che la fattispecie della lottizzazione abusiva è distinta da quella delle singole costruzioni prive di titolo abilitativo e non può essere applicata alla prima la disciplina sul condono edilizio, come non possono essere sanate le seconde, quando realizzate nell’ambito di una lottizzazione abusiva (T.A.R. Campania Napoli Sez. II, 09-04-2018, n. 2261).

2) Prive di pregio sono anche le altre censure incentrate, sostanzialmente sul difetto di motivazione dell’atto gravato e sulla assenza di indicazioni sugli estremi delle opere da demolire.

Al riguardo il collegio rileva come l’atto in questione è sufficientemente motivato, fornendo le motivazioni di fatto e di diritto che hanno giustificato provvedimento demolitorio e l’ubicazione delle opere. Inoltre, l’abusività di un’opera edilizia costituisce già di per sé sola presupposto per l’applicazione delle prescritte sanzioni demolitorie, costituenti atti vincolati, che non necessitano di una puntuale valutazione delle ragioni di interesse pubblico, né di un bilanciamento di questo con gli interessi privati coinvolti e sacrificati, né di una motivazione sulla sussistenza di un interesse pubblico concreto ed attuale alla demolizione (Cons. Stato Sez. VI, 28-01-2013, n. 496; Cons. Stato Sez. IV, 28-12-2012, n. 6702).

Infine, ai sensi del comma 8 dell’art. 30 del d.P.R. n. 380/2001, il provvedimento gravato è atto meramente conseguenziale alla mancata revoca dell’ordinanza di sospensione, n. 13 del 3.4.2009, adottata ai sensi del comma 7, del medesimo art. 30, richiamata per relationem nell’atto gravato e regolarmente notificata alla parte ricorrente, che riporta la compiuta descrizione e tutti gli estremi delle opere da demolire.

3) Per quanto indicato il ricorso deve essere rigettato.

Le spese seguono la soccombenza e vengono liquidate come da dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania (Sezione Ottava), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo rigetta.

Condanna parte ricorrente al pagamento in favore del Comune di San Cipriano D’Aversa delle spese di lite quantificate in euro 2.000,00, oltre accessori se dovuti.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Napoli nella camera di consiglio del giorno 3 maggio 2018 con l’intervento dei magistrati:

Michelangelo Maria Liguori, Presidente FF

Sergio Zeuli, Consigliere

Fabrizio D’Alessandri, Consigliere, Estensore

articolo dell’Avv. Luca Foscoliano

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