La denuncia tardiva di acquisto di un’arma non legittima il diniego del porto d’armi.

Non è sufficiente una denuncia tardiva di acquisto di un’arma per legittimare il diniego della licenza di porto d’armi.

Il Tar Campania, sez. Napoli, con la sent. 3459/2018 ha ribadito che il diniego di porto d’armi deve basarsi su una valutazione di complessiva inaffidabilità del soggetto richiedente e non sulla mera esistenza di una violazione di norme o regolamenti. In particolare, il Collegio campano ha affrontato la vicenda di un cittadino che aveva denunciato tardivamente (oltre le 72 ore di legge) di essere entrato in possesso di un’arma. La Questura aveva pertanto negato il porto d’armi sulla base di questo unico episodio. Il Tar ha dunque richiamato il costante orientamento delle giurisprudenza amministrativa e ha dichiarato illegittimo il provvedimento per carenze motivazionali.


Pubblicato il 25/05/2018

N. 03459/2018 REG.PROV.COLL.

N. 02205/2017 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania

(Sezione Quinta)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale -OMISSIS-, proposto da
Salvatore Savinelli, rappresentato e difeso dall’avvocato Emiliano De Ruggiero, con domicilio eletto presso lo studio Alessandro De Ruggiero in Napoli, via Arangio Ruiz, 83;

contro

Ministero dell’Interno, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso ex lege dall’Avvocatura Distrettuale di Napoli, domiciliata in via Armando Diaz, 11;
Questura di Caserta, non costituita in giudizio;

per l’annullamento

a) del provvedimento emanato dal Questore di Caserta in data 2 febbraio 2017, CAT. 6F/PASI, notificato in data 20 febbraio 2017, con il quale veniva revocata la licenza di porto di fucile ad uso caccia, avente n. 573808 – O, rilasciata in data 21 settembre 2015, in corso di validità;

b) di ogni altro provvedimento presupposto, preparatorio, conseguente e, comunque, connesso;

 

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio del Ministero dell’Interno;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 13 marzo 2018 la dott.ssa Gabriella Caprini e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

 

FATTO e DIRITTO

I. Parte ricorrente impugna il provvedimento di revoca della licenza di porto di fucile ad uso caccia motivato sul presupposto della sopravvenuta carenza dei requisiti di affidabilità e di buona condotta, essendosi presentato a regolarizzare la denuncia relativa all’acquisto di un fucile automatico, già del germano, solo il giorno 21.01.2017, oltre le 72 ore previste dal disposto di cui all’art. 38 del T.U.L.P.S..

II. A sostegno del gravame deduce i seguenti motivi di ricorso:

a) violazione e falsa applicazione degli artt. 11, 38 e 43 del t.u.l.p.s., dell’art. 7 della l. n. 241/1990 e dei principi del giusto procedimento e di ragionevolezza ex artt. 3 e 27 della Costituzione;

b) eccesso di potere per carenza di motivazione e di istruttoria, falsità dei presupposti, illogicità ed ingiustizia manifesta.

III. Si è costituita l’Amministrazione intimata, concludendo per il rigetto del ricorso.

IV. All’udienza pubblica del 13.03.2018, fissata per la discussione, la causa è stata trattenuta in decisione.

V. Premette, in fatto, parte ricorrente, secondo assunto non contestato che:

a) benché affetta da “gastroenterite con febbre 38° C” necessitante di “giorni quattro di riposo” (cfr. certificazione medica del 19.01.2017), nella serata del giorno 20 gennaio 2017, tra le ore 20 e 15 e le ore 21, si era recata presso il Commissariato di P.S. di Maddaloni (CE), nel tentativo di regolarizzare la denuncia relativa all’acquisto del fucile automatico calibro 20, marca ATA ARMS, matricola 13/D 52255, di proprietà del fratello;

b) in tale occasione gli venne riferito che non era presente, in sede, il personale addetto alla ricezione di tale richiesta di regolarizzazione e, pertanto, venne sollecitato a ritornare l’indomani mattina, come poi fatto;

c) invero, già nella stessa serata del 19.01.2017, la medesima parte ricorrente si era presentata, accompagnata dalla moglie, presso gli uffici per effettuare la prevista regolarizzazione, senza esito;

d) ciononostante, con l’emissione del provvedimento gravato, l’Amministrazione procedente provvedeva alla revoca del porto di fucile ad uso caccia, per violazione degli artt. 11 e 43 del T.U.L.P.S., ritenendo che per il contestato ritardo di circa otto ore nella effettuazione della denuncia di acquisto di altra arma ad uso caccia non sussistessero più i necessari requisiti di affidabilità richiesti dalla vigente normativa ai possessori di autorizzazioni in materia di armi.

V.1. Il ricorso è fondato.

V.1.1. Ed invero il Collegio non ravvisa valide ragioni per discostarsi dall’orientamento giurisprudenziale prevalente secondo il quale:

a) “il potere discrezionale dell’Amministrazione di negare la licenza di porto d’armi a chi non può provare la sua buona condotta, il necessitato bisogno o la garanzia del non abuso, ai sensi degli artt. 11, 42 o 43 R.D. n. 773/1931 (TULPS), va esercitato nel rispetto dei canoni tipici della discrezionalità amministrativa, sia sotto il profilo motivazionale che sotto quello della coerenza logica e della ragionevolezza” (T.A.R. Puglia, Lecce, sez. I, 17.06.2015, n. 2047);

b) “la valutazione della possibilità di abuso, infatti, pur potendosi fondare legittimamente su considerazioni probabilistiche, non può prescindere da una congrua e adeguata istruttoria, della quale dar conto in motivazione, onde evidenziare le circostanze di fatto che farebbero ritenere il soggetto richiedente pericoloso o comunque capace di abusi” (T.A.R. Campania, Napoli, sez. V, 25.06.2015, n. 3391; T.A.R. Piemonte, Torino, sez. II, 15.05.2015, n. 825);

c) “ne consegue che il pericolo di abuso delle armi non solo deve essere comprovato, ma richiede una adeguata valutazione non del singolo episodio ma anche della personalità del soggetto sospettato che possa giustificare un giudizio prognostico sulla sua sopravvenuta inaffidabilità” (T.A.R. Campania, Salerno, sez. II, 1 giugno 2017 n. 994; T.A.R. Umbria, Perugia, sez. I, 23 gennaio 2017 n. 97);

V.1.2. Ora, nel caso di specie, è mancata una seria ed approfondita valutazione complessiva della personalità del ricorrente in termini di affidabilità e/o probabilità di abuso, non potendo un fatto isolato, ricollegabile ad una situazione personale astrattamente scriminante, determinare la formazione di un giudizio di pericolosità tale da inibire il possesso della licenza di polizia, in assenza, peraltro, dell’assicurazione delle esigenze partecipative.

VI. Sulla base delle sovresposte considerazioni, il ricorso, assorbite le ulteriori censure dedotte, è meritevole di accoglimento per difetto di istruttoria e di motivazione e per l’effetto va disposto l’annullamento dell’atto impugnato.

VII. Le spese di giudizio seguono la regola della soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania (Sezione Quinta), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, annulla il provvedimento impugnato.

Condanna l’Amministrazione resistente alla rifusione, in favore del ricorrente, delle spese di giudizio che liquida in € 1.500,00, oltre C.P.A. ed I.V.A..

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all’art. 52, comma 1, d.lgs. 30 giugno 2003 n. 196, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria per procedere all’oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi altro dato idoneo ad identificare parte ricorrente.

Così deciso in Napoli nella camera di consiglio del giorno 13 marzo 2018 con l’intervento dei magistrati:

Pierluigi Russo, Presidente FF

Diana Caminiti, Consigliere

Gabriella Caprini, Consigliere, Estensore

articolo dell’Avv. Luca Foscoliano

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