Nel processo amministrativo è esperibile la consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite.

Nel processo amministrativo è ammissibile la procedura ex art. 696 bis cod. proc. civ. in virtù del rinvio esterno di cui all’art. 39, co. 1, c.p.a.

Il Tar Lombardia, sez. Milano con la sentenza 1269/2018 ha ritenuto ammissibile all’interno del processo amministrativo la consulenza tecnica preventiva di cui all’art. 696-bis cod. proc. civ.


Pubblicato il 14/05/2018

N. 01269/2018 REG.PROV.COLL.

N. 00592/2017 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia

(Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 592 del 2017, proposto da
Comune di Cigognola, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall’avvocato Stefano Vicario, con domicilio eletto presso lo studio dell’avv. Selena Lo Buglio, in Milano, c.so Monforte 45;

contro

Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca e Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, in persona dei Ministri pro tempore, rappresentati e difesi dall’Avvocatura dello Stato, domiciliata ex lege in Milano, via Freguglia, 1;

per l’espletamento

di consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite, ai sensi dell’art. 696 bis c.p.c. e dell’art. 67 c.p.a.

 

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca e del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 18 aprile 2018 la dott.ssa Silvia Cattaneo e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

 

FATTO e DIRITTO

Con il ricorso in epigrafe, il Comune di Cigognola ha lamentato la violazione della convenzione – approvata con delibera C.C. n. 38/2010, del 18.11.2010 (doc. 6), sottoscritta in data 12.04.2011 – in forza del quale il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti – provveditorato alle opere pubbliche della Lombardia e Liguria si era impegnato, nei suoi confronti, a svolgere le funzioni di stazione appaltante con riferimento ai lavori di messa in sicurezza di un edificio, sede di scuola per l’infanzia e, in particolare dell’art. 2, lett. f), ai sensi del quale il provveditorato doveva “eseguire il collaudo delle opere ex art. 187 e ss. del D.P.R. n. 554/1999”.

Ad avviso dell’amministrazione ricorrente, il provveditorato avrebbe certificato la conformità dell’opera alle buone regole dell’arte, alle condizioni contrattuali e agli ordini verbali nonostante i vizi e i difetti emersi nelle porzioni di immobile interessate dall’intervento edilizio e nonostante le relative segnalazioni effettuate da parte dell’amministrazione comunale.

Il ricorrente ha poi esposto che, con verbale 30 marzo 2016, le parti avrebbero individuato opere mai eseguite ovvero eseguite in difformità rispetto a quanto previsto dal capitolato, da parte delle due imprese succedutesi nella esecuzione dei lavori, già segnalate da parte dell’amministrazione comunale al provveditorato, e quest’ultimo avrebbe assunto l’impegno di “regolarizzare la materia” con la redazione di una “perizia di variante tecnica” a parità di spese, da eseguire in contraddittorio con l’impresa appaltatrice ed entro il termine di giorni 30.

Un tale impegno – ha lamentato il Comune di Cigognola – non sarebbe stato ottemperato.

Il ricorrente ha quindi chiesto l’espletamento di consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite, ai sensi dell’art. 696 bis c.p.c. e dell’art. 67 cod.proc.amm., finalizzata:

– ad accertare la difformità tra le opere progettate e quelle effettivamente realizzate da parte delle imprese edili Guerrini s.p.a. e Farina s.r.l.;

– a determinare l’ammontare del risarcimento del danno derivante al Comune per effetto della mancata o inesatta esecuzione degli obblighi posti dalla convenzione attuativa ed accessiva all’accordo di programma, tenuto conto degli interventi e dei costi necessari che l’Amministrazione ha in parte già sostenuto e dovrà ulteriormente sostenere per l’integrale completamento delle opere a regola d’arte e conformemente al capitolato d’appalto;

– a rideterminare l’importo ancora dovuto al provveditorato, a titolo di secondo acconto e saldo lavori.

Si sono costituiti in giudizio il ministero delle infrastrutture e dei trasporti ed il ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, chiedendo il rigetto del ricorso.

All’udienza del 18 aprile 2018 il ricorso è stato trattenuto in decisione.

In via preliminare, il Collegio intende affermare espressamente la sussistenza della propria giurisdizione, per quanto disposto dall’art. 133, primo comma, lett. a), n. 2) cod. proc. amm. in tema di controversie in materia di “formazione, conclusione ed esecuzione degli accordi integrativi o sostitutivi di provvedimento amministrativo e degli accordi fra pubbliche amministrazioni”.

La domanda non può essere accolta.

Ai sensi dell’art. 696 bis c.p.c. (“Consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite”) “l’espletamento di una consulenza tecnica, in via preventiva, può essere richiesto anche al di fuori delle condizioni di cui al primo comma dell’articolo 696, ai fini dell’accertamento e della relativa determinazione dei crediti derivanti dalla mancata o inesatta esecuzione di obbligazioni contrattuali o da fatto illecito“.

Questo istituto trova applicazione nel processo amministrativo, in virtù del rinvio esterno operato all’art. 39, c. 1, cod.proc.amm., ai sensi del quale “per quanto non disciplinato nel presente codice si applicano le disposizioni del codice di procedura civile, in quanto compatibili o espressione di principi generali”.

La disciplina dettata dal codice di procedura civile con riferimento alla consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite di cui all’art. 696 bis c.p.c. si applica, pertanto, al processo amministrativo “compatibilmente” con quanto previsto dal codice del processo amministrativo in materia di consulenza tecnica.

Al riguardo, l’art. 63, c. 4, cod.proc.amm. dispone che “qualora reputi necessario l’accertamento di fatti o l’acquisizione di valutazioni che richiedono particolari competenze tecniche, il giudice può ordinare l’esecuzione di una verificazione ovvero, se indispensabile, può disporre una consulenza tecnica”.

Il ricorso alla consulenza tecnica – anche quella preventiva ai fini della composizione della lite di cui all’art. 696 bis cod.proc.amm. – è quindi consentito unicamente se “indispensabile” (cfr. T.A.R. Lazio, Roma, sez. II, 12/04/2013, n. 3753).

Ebbene, nel caso di specie, non sono state evidenziate ragioni che consentano di affermare una tale indispensabilità del mezzo istruttorio richiesto, necessaria stante oltretutto la possibilità, in un eventuale giudizio di merito, di fare richiesta del più agile strumento della verificazione, certamente idoneo a consentire l’accertamento della sussistenza delle lamentate difformità tra le opere progettate e quelle effettivamente realizzate.

Inoltre, l’amministrazione ricorrente non ha dedotto alcunché a fronte di quanto rappresentato dal rup nella relazione depositata in data 5 aprile 2018 con riferimento ai lavori eseguiti dalle due società appaltatrici, alla ragione addotta a giustificazione della mancata redazione della “perizia di variante tecnica”, al ritiro del certificato di regolare esecuzione e ai conteggi indicati quali basi per un eventuale successivo accordo transattivo.

In mancanza di alcuna contestazione al riguardo, la sussistenza del presupposto della indispensabilità del mezzo istruttorio richiesto non può essere affermata.

In ogni caso, infine, la consulenza richiesta non sarebbe neppure idonea a risolvere l’intera controversia tra le parti e ad avere quel fine conciliativo che le è proprio stante l’incompletezza del contraddittorio instaurato dal ricorrente: non sono state, invero, evocate in giudizio le ditte appaltatrici che hanno eseguito i lavori le quali potrebbero avere interesse a contraddire e non potrebbero non prendere parte al richiesto accertamento.

Per le ragioni esposte il ricorso è infondato e va, pertanto, respinto.

In considerazione della limitata attività difensiva svolta dalle amministrazioni resistenti, le spese di causa possono essere integralmente compensate tra le parti.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Milano nella camera di consiglio del giorno 18 aprile 2018 con l’intervento dei magistrati:

Angelo De Zotti, Presidente

Mauro Gatti, Consigliere

Silvia Cattaneo, Consigliere, Estensore

articolo dell’Avv. Luca Foscoliano

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