Il destinatario di misure di prevenzione può ottenere una nuova patente senza necessità di riabilitazione.

Il soggetto destinatario di misure di prevenzione può ottenere una nuova patente decorsi tre anni dalla data di cessazione della misura, senza che vi sia bisogno di alcuna riabilitazione.

Il Tar Siclia, sez. Catania, con la sent. 916/2018 ha affermato che il soggetto che ha subito delle misure di prevenzione a cui conseguiva la revoca della patente, ha diritto all’ottenimento di una nuova licenza di guida trascorsi tre anni dalla data di cessazione della misura. In particolare, la Corte siciliana ha osservato che “Il primo comma dell’art. 120 prevede che non possono conseguire il titolo abilitativo i soggetti che sono o sono stati sottoposti a misure di sicurezza personali o alle misure di prevenzione e le persone condannate per i reati di cui agli articoli 73 e 74 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, fatti salvi gli effetti di provvedimenti riabilitativi.

È certo, pertanto, che i soggetti, tra gli altri, che sono o sono stati sottoposti a misura di prevenzione non possono conseguire – vale a dire ottenere per la prima volta – la patente, se prima non ottengono un provvedimenti di riabilitazione.

Il secondo comma dispone che, se le condizioni soggettive di cui al comma 1, si verificano dopo il rilascio della patente, il prefetto deve disporne la revoca. Tale potere-dovere del prefetto trova, tuttavia, un limite temporale, giacché la patente non può essere revocata se siano trascorsi più di tre anni dalla data di applicazione delle misure di prevenzione (art. 120, comma 2, ultimo periodo).

Alla previsione ora richiamata fa seguito quella di cui al comma 3 dello stesso art. 120, che dispone che la persona destinataria del provvedimento di revoca di cui al comma 2 non può conseguire una nuova patente di guida prima che siano trascorsi almeno tre anni.

Tale ultima previsione non contiene alcun riferimento a provvedimenti riabilitativi e subordina il rilascio di nuovo titolo abilitativo unicamente al decorso di tre anni.

La norma di cui all’art. 120, primo comma, del Codice della strada, quindi, si riferisce al rilascio per la prima volta della patente di guida, mentre il secondo ed il terzo comma della disposizione, che come detto non menzionano affatto il provvedimento riabilitativo, si riferiscono al caso della revoca e del nuovo rilascio del titolo di cui si tratta (Tar Sicilia, Palermo, 26 luglio 2016 n. 1911; Cons. Stato, sez. III, 3 maggio 2016 n. 1712).

L’amministrazione, pertanto, non avrebbe potuto basare il diniego del nulla osta sull’assenza di un provvedimento di riabilitazione, ma avrebbe dovuto verificare se era o meno trascorso il termine triennale, decorrente dalla data di cessazione della misura di prevenzione.”


Pubblicato il 08/05/2018

N. 00916/2018 REG.PROV.COLL.

N. 00697/2017 REG.RIC.

logo

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia

sezione staccata di Catania (Sezione Quarta)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 697 del 2017, proposto da:
-OMISSIS-, rappresentato e difeso dall’avvocato Carmelo Moschella, domiciliato per legge presso la Segreteria del Tar Catania;

contro

Ministero dell’interno – Ufficio Territoriale del Governo di Catania, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso per legge dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Catania, domiciliataria in Catania, via Vecchia Ognina, 149;

per l’annullamento

del provvedimento del 6.02.2017 con il quale la Prefettura-U.T.G. di Catania ha respinto l’istanza del sig. -OMISSIS- volta al conseguimento di una nuova patente di guida;

 

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio del Ministero dell’interno – Ufficio Territoriale del Governo Catania;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 22 marzo 2018 il dott. Francesco Bruno e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

 

FATTO e DIRITTO

Il sig. -OMISSIS- espone di essere stato sottoposto alla misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza per anni tre con obbligo di soggiorno nel Comune di residenza, a seguito di provvedimento adottato dal Tribunale di Catania in data 19/11/2013.

Avendo scontato integralmente la misura di prevenzione, il sig. -OMISSIS- ha chiesto alla Prefettura – UTG di Catania il rilascio del nullaosta per il conseguimento una nuova patente di guida, atteso che quella precedentemente posseduta era stata revocata ai sensi dell’articolo 120 C.d.s. al momento della sottoposizione alla misura.

L’amministrazione, con provvedimento del 6.02.2017, ha respinto l’istanza ritenendola incompatibile con l’articolo 120 C.d.s. nella parte in cui prescrive che il nuovo titolo di abilitazione alla guida possa essere rilasciato allorquando ricorra la duplice condizione del decorso di un triennio dalla notifica della misura di prevenzione, e dell’ottenimento di un provvedimento di riabilitazione. Nel caso di specie, la Prefettura ha rilevato la mancanza di alcuna riabilitazione a favore del richiedente.

Tale provvedimento prefettizio è stato impugnato con il ricorso in epigrafe, nel quale si denuncia una erronea interpretazione ed applicazione dell’articolo 120 C.d.s. poiché – secondo il ricorrente – il requisito della riabilitazione previsto dalla legge riguarderebbe soltanto i soggetti che hanno subìto condanna ai sensi degli articoli 73 e 74 del D.P.R. 309/1990, e non sarebbe invece richiesto nell’ipotesi di applicazione di una misura di prevenzione, essendo rispetto a questa necessario e sufficiente il mero decorso del termine triennale.

L’intimato Ministero dell’interno si è costituito in giudizio ed ha chiesto il rigetto del ricorso ribadendo la legittimità della propria vincolata decisione, in considerazione del fatto che il Codice della strada considera assolutamente preclusivo rispetto al conseguimento di un nuovo titolo di guida l’avvenuto assoggettamento a misura di prevenzione, e fa salvi solo gli effetti della riabilitazione.

Con ordinanza n. -OMISSIS- la Sezione ha accolto la domanda cautelare formulata in ricorso, con la seguente motivazione: “Ritenuto, ad un primo sommario esame, che il provvedimento impugnato sia illegittimo nella parte in cui richiede il necessario provvedimento di riabilitazione riferito alla misura di prevenzione già irrogata al ricorrente, posto che la struttura letterale dell’articolo 120 C.d.S. sembra riferire la condizione della “riabilitazione” solo ed esclusivamente alle condanne per stupefacenti menzionate nel passo immediatamente precedente;

Ritenuto sussistente anche il lamentato pregiudizio;”.

All’udienza del 22 marzo 2018 la causa è stata esaminata nel merito e decisa.

Il ricorso è fondato e va accolto.

Questa Sezione ha recentemente deciso (v. sentenza n. 482/2018) una vicenda perfettamente identica a quella oggi in esame, rassegnando le seguenti conclusioni (che devono essere ora ribadite):

Il primo comma dell’art. 120 prevede che non possono conseguire il titolo abilitativo i soggetti che sono o sono stati sottoposti a misure di sicurezza personali o alle misure di prevenzione e le persone condannate per i reati di cui agli articoli 73 e 74 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, fatti salvi gli effetti di provvedimenti riabilitativi.

È certo, pertanto, che i soggetti, tra gli altri, che sono o sono stati sottoposti a misura di prevenzione non possono conseguire – vale a dire ottenere per la prima volta – la patente, se prima non ottengono un provvedimenti di riabilitazione.

Il secondo comma dispone che, se le condizioni soggettive di cui al comma 1, si verificano dopo il rilascio della patente, il prefetto deve disporne la revoca. Tale potere-dovere del prefetto trova, tuttavia, un limite temporale, giacché la patente non può essere revocata se siano trascorsi più di tre anni dalla data di applicazione delle misure di prevenzione (art. 120, comma 2, ultimo periodo).

Alla previsione ora richiamata fa seguito quella di cui al comma 3 dello stesso art. 120, che dispone che la persona destinataria del provvedimento di revoca di cui al comma 2 non può conseguire una nuova patente di guida prima che siano trascorsi almeno tre anni.

Tale ultima previsione non contiene alcun riferimento a provvedimenti riabilitativi e subordina il rilascio di nuovo titolo abilitativo unicamente al decorso di tre anni.

La norma di cui all’art. 120, primo comma, del Codice della strada, quindi, si riferisce al rilascio per la prima volta della patente di guida, mentre il secondo ed il terzo comma della disposizione, che come detto non menzionano affatto il provvedimento riabilitativo, si riferiscono al caso della revoca e del nuovo rilascio del titolo di cui si tratta (Tar Sicilia, Palermo, 26 luglio 2016 n. 1911; Cons. Stato, sez. III, 3 maggio 2016 n. 1712).

L’amministrazione, pertanto, non avrebbe potuto basare il diniego del nulla osta sull’assenza di un provvedimento di riabilitazione, ma avrebbe dovuto verificare se era o meno trascorso il termine triennale, decorrente dalla data di cessazione della misura di prevenzione.”

Richiamando gli esposti principi va solo precisato che, nel caso in esame, il triennio dalla cessazione della misura e dalla notifica del provvedimento di revoca è senz’altro decorso, come si ricava dalla documentazione versata in atti.

In conclusione, il ricorso va accolto dovendosi confermare la valutazione già fatta in sede cautelare.

Le spese processuali seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia sezione staccata di Catania (Sezione Quarta), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l’effetto annulla il provvedimento impugnato.

Condanna l’amministrazione resistente al rimborso delle spese processuali, liquidate in euro 1.500, oltre accessori di legge e contributo unificato.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all’art. 52, comma 1 D. Lgs. 30 giugno 2003 n. 196, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all’oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi altro dato idoneo ad identificare la parte ricorrente.

Così deciso in Catania nella camera di consiglio del giorno 22 marzo 2018 con l’intervento dei magistrati:

Giovanni Iannini, Presidente

Francesco Bruno, Consigliere, Estensore

Gustavo Giovanni Rosario Cumin, Primo Referendario

articolo dell’Avv. Luca Foscoliano

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...