L’ordinanza contingibile ed urgente di limitazione di orari di un pubblico esercizio deve essere a termine.

È illegittima l’ordinanza contingibile ed urgente che prevede limitazioni agli orari d’apertura di un locale commerciale senza uno specifico termine.

Il Tar Veneto con la sentenza n. 435/2018 ha annullato l’ordinanza contingibile ed urgente che prescriveva a un esercizio commerciale determinati orari di apertura in quanto privo di un termine finale. In particolare, il Collegio ha affermato che “ La censura, invece, relativa all’assenza di temporaneità dell’ordine impartito dal Sindaco è fondata, considerato che l’ordinanza in questione è stata adottata ai sensi dell’articolo 54, comma 4, del D.Lgs. 267 del 2000 ed è espressione di un potere extra ordinem, finalizzato a far fronte a situazioni eccezionali o comunque emergenziali, che deve essere esercitato in modo temporalmente limitato e, comunque, nei limiti della concreta situazione di fatto che è necessario fronteggiare (in senso conforme vedi, da ultimo TAR Bologna, sent. n. 239 del 2018 secondo cui “precisato il carattere emergenziale del provvedimento, espressione di un potere atipico, il cui esercizio è consentito solo allorché sussista un pericolo attuale per l’incolumità pubblica, cioè una situazione di eccezionalità tale da rendere indispensabili ed improcrastinabili interventi urgenti ed extra ordinem, consistenti nell’imposizione di obblighi di fare o di non fare a carico del privato, è indubbio che esso, per la sua natura, non poteva che avere effetti limitati al periodo necessario. La Corte costituzionale con sentenza n. 115 del 2011 ha, invero, distinto le c.d. ordinanze sindacali «ordinarie» ed i provvedimenti che si fondino sul presupposto dell’urgenza: in relazione a questi ultimi ha infatti precisato, «con giurisprudenza costante e consolidata, che deroghe alla normativa primaria, da parte delle autorità amministrative munite di potere di ordinanza, sono consentite solo se “temporalmente delimitate” (ex plurimis, sentenze n. 127 del 1995, n. 418 del 1992, n. 32 del 1991, n. 617 del 1987, n. 8 del 1956) e, comunque, nei limiti della “concreta situazione di fatto che si tratta di fronteggiare” (sentenza n. 4 del 1977)”.”


Pubblicato il 20/04/2018

N. 00435/2018 REG.PROV.COLL.

N. 00365/2018 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto

(Sezione Terza)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

ex art. 60 cod. proc. amm.;
sul ricorso numero di registro generale 365 del 2018, proposto da
Enoma Lee Omozogie, rappresentato e difeso dall’avvocato Gianluca Pertoldi, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso il suo studio in Rovigo, via Giuseppe Mazzini 3;

contro

Comune di Rovigo, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall’avvocato Ferruccio Lembo, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso il suo studio in Rovigo, piazza Vittorio Emanuele II, 1;

per l’annullamento, previa sospensiva,

dell’ordinanza del Sindaco del Comune di Rovigo emessa ex art. 54 decreto legislativo 267/2000 del 29/12/2017, notificata il 5.1.2018, che ha imposto al ricorrente, nella sua qualità di titolare dell’esercizio commerciale Africa Continental Shopping Center in Rovigo, la riduzione dell’orario di apertura con chiusura serale alle ore 18.00.

 

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio di Comune di Rovigo;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 11 aprile 2018 la dott.ssa Mara Spatuzzi e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Sentite le stesse parti ai sensi dell’art. 60 cod. proc. amm.;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

 

FATTO e DIRITTO

Con il ricorso meglio indicato in epigrafe, il Sig. Enoma Lee Omozogie ha impugnato l’ordinanza con cui il Sindaco di Rovigo, ai sensi dell’art. 54 del D.lgs. 18 agosto 2000, n. 267, ha ridotto gli orari di apertura dell’esercizio commerciale Africa Continental Shopping Center, di cui il ricorrente è titolare, imponendone la chiusura anticipata alle ore 18.00 rispetto a quella originariamente autorizzata delle ore 20.30, per fronteggiare la condizione di degrado di elevata criticità, specialmente durante le ore serali, che riguarda la zona dove si trova l’esercizio, come denunciato dai cittadini residenti e rilevata da numerosi interventi delle Forze dell’Ordine.

Il ricorrente impugna l’atto per i seguenti motivi sinteticamente riportati:

1) violazione dell’art. 7 della legge 7 agosto 1990, n. 241 per la mancata comunicazione di avvio del procedimento;

2) violazione e falsa applicazione dell’obbligo di adeguata motivazione e dell’art. 54 del D. lgs. n.267 del 2000 – illegittimo esercizio del potere ex art. 54 del D. lgs. n.267 del 2000, in quanto nel caso di specie difetterebbero “quelle connotazioni emergenziali idonee a rendere legittimo l’utilizzo di una strumentazione giuridica straordinaria”; l’ordinanza farebbe riferimento a problematiche connesse ad un presunto disturbo notturno mentre la chiusura dell’esercizio commerciale era alle ore 20.30; non sussisterebbero elementi per cui riconnettere all’apertura dalle 18,00 alle 20,30 dell’esercizio commerciale il turbamento della quiete e del riposo della persone ovvero le situazioni di degrado urbane rilevate nell’ordinanza; la decisione di ridurre gli orari di apertura, oltre ad essere carente di motivazione, non sarebbe idonea ed adeguata allo scopo di prevenire o eliminare le condotte che avrebbero dato luogo all’adozione del provvedimento e se ne rileva l’illegittimità perché è stata disposta sine die.

3) eccesso di potere per erroneità del presupposto di fatto e difetto di istruttoria. Si contesta il collegamento tra i fatti rappresentati nel provvedimento impugnato e lamentati dai residenti e l’attività esercitata dal ricorrente.

Si è costituito in giudizio il Comune di Rovigo, che ha depositato apposita memoria e relativa documentazione, chiedendo il rigetto del ricorso.

All’udienza dell’11 aprile 2018 il Collegio si è riservato la pronuncia di sentenza in forma semplificata, ai sensi dell’art. 60 del c.p.a., e la causa è stata trattenuta in decisione.

Il ricorso, i cui motivi si esaminano congiuntamente in quanto tra loro connessi, è fondato in relazione alla sola censura del difetto di temporaneità dell’ordine impartito dal Sindaco, in quanto:

– l’ordinanza del Sindaco di Rovigo, adottata ai sensi dell’art.54, comma 4, del D.Lgs.267 del 2000, appare sufficientemente motivata e non manifestamente illogica o ingiustificata in riferimento alla necessità di fronteggiare una situazione di forte degrado che, come riportato dal provvedimento impugnato, “è diventata una seria fonte di pericolo per l’incolumità pubblica, la sicurezza urbana, il decoro, l’igiene e la normale convivenza dei cittadini” e riconducibile all’apertura serale dell’esercizio del ricorrente, che insiste all’interno di un grande condominio ed è situata nel centro storico di Rovigo. Tale situazione trova riscontro nelle denunce dei cittadini e nei numerosi interventi delle forze dell’ordine, come sintetizzati nella relazione dell’11.11.2017 della Questura (cui sono allegati gli atti relativi agli interventi effettuati), richiamata nel provvedimento e depositata in atti. Da tali atti (si veda ad esempio la segnalazione della presenza presso il market del ricorrente, dopo le ore 22, di un numero di persone superiori alle trenta unità, di cui alcuni in evidente stato di alterazione alcolica che discutevano animatamente; quella della presenza presso il market di persone con pregiudizi di polizia e che consumavano bevande alcoliche, nonostante il locale non fosse autorizzato alla mescita; la lite tra nigeriani, in stato di alterazione da sostanze alcoliche, con un comportamento aggressivo ai danni proprio delle forze di polizia; le numerose lamentele e segnalazioni degli abitanti) emerge una situazione di oggettivo degrado e pericolosità, che non si è riusciti ad arginare con gli strumenti di controllo ordinari posti a disposizione delle forze di polizia. Tale situazione non si può ritenere, pertanto, priva del requisito dell’emergenzialità che, secondo giurisprudenza costante, giustifica il ricorso al potere sindacale di cui all’art.54 citato ed esula da valutazioni in merito ad eventuali responsabilità soggettive del gestore dell’esercizio commerciale (che peraltro risulta essere l’unico market aperto nella Galleria Ballotta, talvolta anche in orario successivo a quello di chiusura autorizzato delle 20.30);

– non è fondata la censura relativa al mancato avviso di avvio del procedimento ex art.7 legge 241 del 1990 in quanto la necessità e urgenza di provvedere in concreto riscontrata dal Sindaco, secondo quanto sopra evidenziato, e posta a fondamento del provvedimento contestato fa sì che, nel caso in questione, venga meno l’obbligo di preventivo avviso di avvio del procedimento (in senso conforme Cfr. C.d.S, Sez. V, sent. n.5919 del 2014);

– La censura, invece, relativa all’assenza di temporaneità dell’ordine impartito dal Sindaco è fondata, considerato che l’ordinanza in questione è stata adottata ai sensi dell’articolo 54, comma 4, del D.Lgs. 267 del 2000 ed è espressione di un potere extra ordinem, finalizzato a far fronte a situazioni eccezionali o comunque emergenziali, che deve essere esercitato in modo temporalmente limitato e, comunque, nei limiti della concreta situazione di fatto che è necessario fronteggiare (in senso conforme vedi, da ultimo TAR Bologna, sent. n. 239 del 2018 secondo cui “precisato il carattere emergenziale del provvedimento, espressione di un potere atipico, il cui esercizio è consentito solo allorché sussista un pericolo attuale per l’incolumità pubblica, cioè una situazione di eccezionalità tale da rendere indispensabili ed improcrastinabili interventi urgenti ed extra ordinem, consistenti nell’imposizione di obblighi di fare o di non fare a carico del privato, è indubbio che esso, per la sua natura, non poteva che avere effetti limitati al periodo necessario. La Corte costituzionale con sentenza n. 115 del 2011 ha, invero, distinto le c.d. ordinanze sindacali «ordinarie» ed i provvedimenti che si fondino sul presupposto dell’urgenza: in relazione a questi ultimi ha infatti precisato, «con giurisprudenza costante e consolidata, che deroghe alla normativa primaria, da parte delle autorità amministrative munite di potere di ordinanza, sono consentite solo se “temporalmente delimitate” (ex plurimis, sentenze n. 127 del 1995, n. 418 del 1992, n. 32 del 1991, n. 617 del 1987, n. 8 del 1956) e, comunque, nei limiti della “concreta situazione di fatto che si tratta di fronteggiare” (sentenza n. 4 del 1977)”.

Nei limiti delle suesposte ragioni, pertanto, il ricorso deve essere accolto.

L’esito complessivo del gravame consente la compensazione delle spese di lite tra le parti.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie nei sensi e limiti di cui in motivazione e, per l’effetto, annulla il provvedimento impugnato.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Venezia nella camera di consiglio del giorno 11 aprile 2018 con l’intervento dei magistrati:

Claudio Rovis, Presidente

Michele Pizzi, Referendario

Mara Spatuzzi, Referendario, Estensore

articolo dell’Avv. Luca Foscoliano

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