L’ordinanza di rimozione rifiuti è di competenza del Sindaco.

I dirigenti comunali non possono emettere il provvedimento di sgombero rifiuti ai sensi dell’art. 192 del D. Lgs. 152/2006.

Il Tar Lombardia, sez. Milano, con la sent. n. 1011/2018 ha affermato che la competenza ad emettere l’ordinanza con cui si intima lo sgombero di un’area da rifiuti ai sensi dell’art. 192 del D. Lgs. 152/2006 è di esclusiva competenza del Sindaco e non dei dirigenti dell’Amministrazione. Per l’effetto, il Tar ha dichiarato l’illegittimità del provvedimento per incompetenza e lo ha annullato.


Pubblicato il 13/04/2018

N. 01011/2018 REG.PROV.COLL.

N. 00274/2017 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia

(Sezione Terza)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 274 del 2017, proposto da Fallimento “Italia Cash and Carry spa”, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall’avv. Alvise Rebuffi, con domicilio eletto presso il suo studio, in Milano, via Carlo Farini 40/A;

contro

il Comune di Corsico, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall’avv. Marco Pietro Locati, con domicilio eletto presso il suo studio, in Milano, via dei Pellegrini 24;

per l’annullamento,

previa sspensione dell’efficacia,

– dell’ordinanza del Settore “Gestione e sviluppo del territorio” del Comune di Corsico n. 230, pubblicata all’Albo n. 2025 del 28.11.2016, con la quale è stato ordinato al Curatore fallimentare della Società “Italia Cash and Carry spa” la messa in sicurezza e successivo smaltimento di ogni rifiuto / materiale non più utilizzabile presente all’interno dell’insediamento, riconducibili all’attività della società fallita;

– del provvedimento del Settore “Gestione e sviluppo del territorio” del Comune di Corsico n. prot. 24692 del 15.12.2016 avente ad oggetto “richiesta integrale annullamento ord. n. 230 albo 2025 del 28/11/16”;

– nonché di ogni altro atto o provvedimento connesso, preordinato, presupposto o conseguente.

 

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio del Comune di Corsico;

Visti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 6 marzo 2018 il dott. Diego Spampinato e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

 

FATTO e DIRITTO

Il fallimento ricorrente, premettendo che la società “Italia Cash and Carry spa” era stata dichiarata fallita con sentenza del Tribunale di Milano del 14 aprile 2016, n. 299, e che il Comune resistente, con l’impugnata ordinanza 230/2016 aveva ordinato al fallimento – in seguito ad incendio che aveva interessato un capannone di proprietà di terzi ove erano ricoverati beni societari – la messa in sicurezza e successivo smaltimento di ogni rifiuto / materiale non più utilizzabile presente nell’immobile, riconducibili all’attività della società fallita, impugna i provvedimenti in epigrafe affidando il ricorso ai seguenti motivi.

1. Violazione e falsa applicazione dell’art. 192, comma 3, del D.Lgs. 3 aprile 2006 n. 152, dell’art. 107, comma 5, del D.Lgs. 267/2000; incompetenza; violazione dell’art. 3 della L. 241/1990 per carenza di istruttoria e difetto assoluto di motivazione. Le ordinanze in materia di rimozione, recupero e smaltimento dei rifiuti nonché di ripristino dello stato dei luoghi sarebbero di esclusiva competenza del Sindaco. Il Comune non avrebbe inoltre effettuato alcuna verifica finalizzata all’individuazione dei soggetti responsabili dell’abbandono dei rifiuti.

2. Violazione e falsa applicazione dell’art. 192 del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152; eccesso di potere per carenza assoluta di istruttoria e contraddittorietà. L’ordinanza impugnata imporrebbe al curatore fallimentare gli stessi obblighi previsti dall’ordinanza contingibile e urgente n. 1/2016, annullata dal Comune in autotutela.

3. Violazione e falsa applicazione dell’art. 192 del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, con riferimento alle norme della legge fallimentare (articoli 31, 42 e 44) che escludono la legittimazione passiva a carico del curatore fallimentare per obblighi di smaltimento dei rifiuti della società fallita; difetto di legittimazione passiva del Curatore fallimentare quanto agli obblighi di smaltimento ex art. 192; eccesso di potere per carenza assoluta di istruttoria e di motivazione. Non avendo il Curatore fallimentare avuto alcuna responsabilità gestionale, neppure in via provvisoria, dell’attività aziendale del fallimento e non evocando i provvedimenti impugnati una responsabilità del ricorrente, il fallimento non sarebbe soggetto a cui può essere legittimamente imposto l’obbligo di rimozione e smaltimento.

Il Comune intimato si è costituito, spiegando difese nel merito e chiedendo il rigetto del ricorso.

Con ordinanza 3 marzo 2017, n. 331, questa Sezione III ha accolto la domanda cautelare.

All’udienza pubblica del 6 marzo 2018 la causa è stata trattata e trattenuta per la decisione.

Ai fini della decisione nel merito giova precisare, in punto di fatto, che l’impugnata ordinanza 230/2016 risulta firmata dal Dirigente il Settore “Gestione e sviluppo del territorio” del Comune resistente.

Tanto premesso, il primo motivo di ricorso, con cui parte ricorrente deduce il vizio di incompetenza, è fondato, ogni altro motivo o censura assorbiti.

Questa Sezione, con la sentenza 23 marzo 2015, n. 790, dalle cui motivazioni il Collegio non ravvisa motivo di discostarsi ed a cui rinvia, ai sensi di quanto disposto dall’art. 88, comma 2, lett. d), cpa, ha avuto modo di precisare che «…L’art. 192 comma 3 del D.lgs. 152/2006 dispone che chiunque viola i divieti di abbandono e di deposito incontrollato di rifiuti è tenuto a procedere alla rimozione, all’avvio a recupero o allo smaltimento dei rifiuti stessi e al ripristino dello stato dei luoghi in solido con il proprietario e con i titolari di diritti reali o personali di godimento sull’area, ai quali tale violazione sia imputabile a titolo di dolo o colpa, in base agli accertamenti effettuati, in contraddittorio con i soggetti interessati, dai soggetti preposti al controllo. “Il Sindaco dispone con ordinanza le operazioni a tal fine necessarie ed il termine entro cui provvedere, decorso il quale procede all’esecuzione in danno dei soggetti obbligati ed al recupero delle somme anticipate”. In proposito il Collegio condivide l’orientamento secondo il quale la disposizione richiamata, che sancisce la competenza sindacale in luogo di quella dirigenziale, va considerata quale norma speciale rispetto all’art. 107 del T.U. n. 267/2000, che affida ai dirigenti i compiti relativi alla gestione delle attribuzioni amministrative dell’ente locale. In quanto norma speciale l’art. 192 comma 3 del D.lgs. 152/2006 deroga al disposto di quella generale (art. 107 TU Enti Locali) in tema di riparto di competenze interne all’Ente, anche considerato che il comma 4 dello stesso art. 107 citato precisa che “le attribuzioni dei dirigenti, in applicazione del principio di cui all’art. 1, comma 4, possono essere derogate soltanto espressamente e ad opera di specifiche disposizioni legislative”. La disposizione di cui all’art. 192, comma 3 D.lgs. 152/2006 costituisce quindi la deroga prevista dallo stesso art. 107 D.lgs. 267/2000 (cfr. T.A.R. Campobasso 16 gennaio 2015 n. 5; Cons. Stato sez. II parere 17 ottobre 2014 n. 3157; T.A.R. Lazio – Roma sez. II bis 4 giugno 2014 n. 5920; T.A.R. Milano sez. IV, 29 gennaio 2014 n. 312; T.A.R. Reggio Calabria 8 ottobre 2013, n. 564; T.A.R. Palermo sez. II, 4 giugno 2013, n. 1218; T.A.R. Lazio – Roma sez. II, 1 febbraio 2013 n. 1142; Cons. Stato, sez. V, 29 agosto 2012, n. 4635; TAR Campania, Salerno, sez. I, 17 settembre 2012 n. 1644; TAR Brescia, sez. I, 9 giugno 2011, n. 867)…».

Né a diversa decisione possono indurre le argomentazioni difensive sul punto del Comune resistente, secondo cui l’impugnata ordinanza 230/2016 non sarebbe riconducibile all’art. 192 del TU ambiente, costituendo invece «…normale atto di gestione, proprio del dirigente ex art. 107, TUEL, che si limita a ribadire un obbligo di legge…» derivante dalla detenzione dei beni della società fallita (memoria depositata il 2 febbraio 2018, pag. 8).

In proposito, la giurisprudenza ha avuto modo di precisare come l’art. 192, comma 3, del TU ambiente si applichi alla curatela fallimentare laddove non vi sia alcuna prova della sua responsabilità (fra le altre, ancheCons. Stato, Sez. IV, 25 luglio 2017, n. 3672, richiamata dal Comune).

L’impugnata ordinanza 230/2016, vertendosi in un’ipotesi di ordine di rimozione di rifiuti imposto alla curatela fallimentare in relazione a beni riconducibili al fallimento, va quindi inquadrata nell’ambito delle ordinanze sindacali di cui agli artt. 191 e 192 TU ambiente.

Tanto premesso, ne consegue l’illegittimità del provvedimento dirigenziale impugnato, in quanto adottato da soggetto incompetente, ogni altro motivo o censura assorbiti.

L’accoglimento del motivo fondato sull’incompetenza impone infatti l’assorbimento degli ulteriori motivi o censure: «…in tutte le situazioni di incompetenza, carenza di proposta o parere obbligatorio, si versa nella situazione in cui il potere amministrativo non è stato ancora esercitato, sicché il giudice non può fare altro che rilevare, se assodato, il relativo vizio e assorbire tutte le altre censure, non potendo dettare le regole dell’azione amministrativa nei confronti di un organo che non ha ancora esercitato il suo munus. A ben vedere, nel disegno del codice tale tipologia di vizi è talmente radicale e assorbente che non ammette di essere graduata dalla parte…» (Cons. Stato, AP, 27 aprile 2015, n. 5).

Le spese seguono la soccombenza, venendo liquidate in dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione III), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto: a) lo accoglie e, per l’effetto, annulla gli atti impugnati; b) condanna il Comune di Corsico al pagamento, nei confronti di parte ricorrente, delle spese della fase di merito che liquida, in via equitativa, in complessivi euro 2.000,00 (duemila/00), oltre oneri fiscali, previdenziali e spese generali come per legge, nonché alla rifusione del contributo unificato corrisposto da parte ricorrente.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Milano nella camera di consiglio del giorno 6 marzo 2018 con l’intervento dei magistrati:

Ugo Di Benedetto, Presidente

Diego Spampinato, Consigliere, Estensore

Valentina Santina Mameli, Primo Referendario

articolo dell’Avv. Luca Foscoliano

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