Pacifica invasione di campo: DASPO illegittimo.

È illegittima l’emanazione di un DASPO nei confronti di un tifoso che ha invaso pacificamente il campo di una partita di calcio.

Il Tar Emilia Romagna, sez. Bologna, con la sentenza n. 219/2018 ha affermato che è illegittimo il DASPO nei confronti di un tifoso che, al termine di una partita di calcio, invadeva il campo pacificamente.


Pubblicato il 09/03/2018

N. 00219/2018 REG.PROV.COLL.

N. 00079/2018 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Emilia Romagna

(Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

ex art. 60 cod. proc. amm.;
sul ricorso numero di registro generale 79 del 2018, proposto da:
Antonio Barzanti, rappresentato e difeso dagli avv.ti Giovanni Adami, Riccardo Luzi, Michela Grandi, con domicilio eletto presso lo studio Michela Grandi in Bologna, via Rolandino 1;

contro

Ministero dell’Interno, in persona del Ministro p.t., rappresentato e difeso per legge dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato, anche domiciliataria in Bologna, via Guido Reni, 4;

per l’annullamento

del provvedimento di DASPO emesso dal Questore di Forlì-Cesena in data 6/10/2017 nei confronti del ricorrente;

 

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio del Ministero dell’Interno;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 7 marzo 2018 il dott. Ugo De Carlo e uditi per le parti i difensori Giovanni Adami e Uliana Casali;

Sentite le stesse parti ai sensi dell’art. 60 cod. proc. amm.;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

 

FATTO e DIRITTO

Il ricorrente impugnava il provvedimento con cui gli era stato inflitto un DASPO per la durata di cinque anni motivato con la sua partecipazione per essersi reso responsabile di invasone di campo recandosi nei pressi della tifoseria ospite con il rischio di provocare incidenti.

Il ricorrente faceva presente di essersi recato allo stadio per assistere alla partita di calcio Cesena- Verona che concludeva il campionato di serie B disputatasi il 18/5/17 ed a fine partita partecipava alla pacifica invasione di campo che si verifica in queste circostanze poco dopo il fischio finale.

Nel corso della sua permanenza in campo, non partecipava ad alcuna azione violenta o minacciosa, né era in possesso di armi di qualunque tipo.

Per entrare in campo non forzava alcun ingresso, nè travalicava alcuna recinzione e si limitava a passeggiare da solo sul campo sportivo a volto scoperto e con le mani in tasca.

Il primo motivo censura un difetto di istruttoria e di motivazione e la violazione del principio di gradualità della sanzione.

Il ricorrente contesta di aver partecipato all’azione che gli è stata contestata e cioè di essere entrato in campo recandosi unitamente ad altri tifosi sotto la tribuna ove erano stati sistemati i tifosi del Verona con atteggiamenti provocatori che avrebbero potuto creare disordini.

Da alcune riprese effettuate e poste sul canale Youtoube è possibile verificare che il ricorrente passeggiava da solo sul campo di gioco all’altezza di una delle aree di rigore con le mani in tasca e con un berretto in testa.

Infine relativamente al profilo dell’entità della sanzione, il ricorrente nega che possa essere definito recidivo ai fini dell’applicazione del DASPO poiché quello emesso dalla Questura di Avellino nel 2014 è stato revocato a fronte della totale insussistenza della notitia criminis.

Lo stesso GIP presso il Tribunale di Forlì ha ridotto ad un anno l’obbligo di presentazione alla P.G. e quindi il Questore ha omesso di spiegare il perché della durata di anni 5, Questore motivazione sulla durata del provvedimento necessaria per il fatto che è stato irrogato il massimo della sanzione.

Il secondo motivo contesta la parte del provvedimento che inibisce la presenza a manifestazioni sportive e stabilisce a quali luoghi d’accesso, transito e trasporto il divieto si estende.

L’art. 6 l. 377/01 ha puntualizzato che le competizioni e i luoghi limitrofi agli impianti interessati al divieto devono essere “specificamente indicati”.

La norma richiede espressamente la specificazione dei luoghi di transito e trasporto: tale specificazione c’è ma è solo apparente e consiste nella riproposizione del dettato normativo e nell’elencazione generica di spazi pubblici e luoghi di transito.

Il Ministero dell’Interno si costituiva in giudizio per chiedere il rigetto del ricorso.

Il ricorso è fondato.

La questione fondamentale della presente vicenda è la mancanza di prove circa il fatto che il ricorrente abbia tenuto una delle condotte che legittimino il Questore ad emettere un provvedimento che inibisca la partecipazione alle manifestazioni sportive calcistiche oltre ad una serie di divieti collaterali.

Secondo la relazione del personale che si trovava in servizio di ordine pubblico, dalla visione dei fotogrammi relativi alle riprese dell’invasione di campo effettuate dalla DIGOS era possibile il riconoscimento del ricorrente tra le 11 persone che, nonostante i ripetuti inviti rivolti loro sia da personale delle Forze dell’Ordine che dagli addetti alla sicurezza, non desistevano dal raggiungere l’area di gioco sottostante la curva degli ospiti in atteggiamento provocatorio.

In realtà se si esaminano i fotogrammi prodotti dalla Questura non c’è alcun riscontro di tale ricostruzione poiché il ricorrente è ripreso con le mani in tasca da solo all’altezza del cerchio centrale del campo in posizione assai prossima a quella che si rileva esaminando il filmato ricavabile dai documenti del ricorrente.

Viene meno, pertanto, il presupposto che legittima l’irrogazione della misura preventiva impugnata poiché sulla base degli elementi ricavabili dagli atti non si può attribuire al ricorrente alcuna delle condotte che autorizzano il Questore ad emettere il decreto di applicazione della speciale misura di prevenzione.

Con questi presupposti analizzare ogni altro profilo delle doglianze del ricorrente è ultroneo dal momento che si tratta di censure che presuppongono una legittimità della misura e contestano solamente degli aspetti applicativi quali la durata del divieto e la sua indeterminatezza rispetto ai luoghi da non frequentare.

Le spese seguono la soccombenza e vengono liquidate come in dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per l’Emilia Romagna, Sezione Prima, definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l’effetto annulla il provvedimento impugnato.

Condanna il Ministero dell’Interno a rifondere le spese di giudizio che liquida in € 2.000 oltre accessori ed alla restituzione del contributo unificato ove versato.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Bologna nella camera di consiglio del giorno 7 marzo 2018 con l’intervento dei magistrati:

Giuseppe Di Nunzio, Presidente

Umberto Giovannini, Consigliere

Ugo De Carlo, Consigliere, Estensore

articolo dell’Avv. Luca Foscoliano

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