Porto d’armi: per la revoca non è sufficiente una condanna per spaccio.

La Questura non può revocare il porto d’armi argomentando unicamente sulla condanna per spaccio a carico del cittadino.

Il Tar Toscana, sent. 59/2018, ha affermato che il provvedimento di revoca del porto d’armi non può essere motivato unicamente sulla base di una condanna per spaccio a carico del richiedente, non essendo tale reato ostativo ai sensi del TULPS.


Pubblicato il 16/01/2018

N. 00059/2018 REG.PROV.COLL.

N. 00721/2017 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana

(Sezione Seconda)

ha pronunciato la presente

SENTENZA NON DEFINITIVA

sul ricorso numero di registro generale 721 del 2017, proposto da:
-OMISSIS-, rappresentata e difesa dall’avvocato Domenico Finamore, elettivamente domiciliata presso la Segreteria del T.A.R. Toscana in Firenze, via Ricasoli 40;

contro

il Ministero dell’Interno in persona del Ministro in carica, rappresentato e difeso per legge dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato presso la quale è domiciliato in Firenze, via degli Arazzieri 4;

per l’annullamento

– del provvedimento prot. n. 2816 del 16.3.17, notificato in data 20.3.17, adottato dal Questore della Provincia di Grosseto, con il quale è stato decretato “il respingimento dell’istanza di rilascio della licenza di porto d’armi per uso tiro a volo in favore di -OMISSIS-, in atti generalizzata, alla luce di quanto indicato in premessa” e di ogni ulteriore atto presupposto, conseguente e/o connesso, con particolare riferimento a quelli richiamati nel provvedimento impugnato, anche se non allegati e, comunque, ignoti alla ricorrente, se ed in quanto lesivi degli interessi di quest’ultima.

 

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio del Ministero dell’Interno;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 19 dicembre 2017 il dott. Alessandro Cacciari e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Visti gli artt. 36, comma 2, e 64, comma 3, cod. proc. amm.;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

 

FATTO e DIRITTO

1. L’odierna ricorrente ha chiesto al Questore di Grosseto il rilascio della licenza di porto d’armi per uso tiro a volo. La richiesta è stata respinta con decreto questorile 25 maggio 2016, poiché la ricorrente è stata condannata l’11 dicembre 2012 per spaccio di stupefacenti, e il 9 ottobre 2012 per guida sotto l’influenza dell’alcool. Essa quindi, con istanza 8 agosto 2016, ha chiesto una nuova valutazione al fine del rilascio del titolo allegando, a sostegno della richiesta, il provvedimento di riabilitazione emesso dal Tribunale di sorveglianza di Firenze il 21 aprile 2016 e copia della revoca dell’avviso orale precedentemente irrogato dal Questore di Grosseto, notificata il 5 agosto 2016. L’Amministrazione ha avviato un nuovo procedimento ma la richiesta è stata ancora una volta respinta a causa delle pregresse condanne, ritenendo che la riabilitazione non spieghi alcun effetto.

Il diniego allora è stato impugnato con il presente ricorso, notificato il 12 maggio 2017 e depositato il 7 giugno 2017.

Lamenta la ricorrente, con unico e articolato motivo di gravame, che l’Amministrazione non abbia svolto un’adeguata istruttoria per verificare la sua condotta complessiva negli ultimi cinque anni ma si sia limitata a denunciare principi e criteri generali senza verificare la sussistenza, in concreto, di elementi e circostanze ostativi al rilascio della licenza richiesta. Il provvedimento di diniego sarebbe quindi carente di motivazione ed anche illogico e contraddittorio, poiché l’istruttoria sulla richiesta di una nuova valutazione si era conclusa positivamente, fino alla predisposizione materiale dello schema di provvedimento favorevole. L’atto odiernamente impugnato non rappresenterebbe fattori ulteriori, rispetto a quelli già considerati nel corso dell’istruttoria conclusa nel senso suddetto, i quali possano compromettere l’affidabilità nell’uso delle armi e sotto questo profilo sarebbe contraddittorio con le risultanze procedimentali.

Si è costituita l’Avvocatura dello Stato per il Ministero dell’Interno replicando alle deduzioni della ricorrente ed evidenziando, in particolare, che nel caso di specie l’Amministrazione avrebbe inteso fare applicazione della norma di cui all’articolo 43, comma primo, del R.d. 18 giugno 1931, n. 773 – Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, poiché il reato di spaccio di stupefacenti rientrerebbe nella categoria dei delitti contro l’ordine pubblico e, pertanto, la pregressa condanna della ricorrente per tale fattispecie avrebbe carattere ex se ostativo al rilascio della licenza richiesta.

Alla camera di consiglio fissata per la trattazione della domanda cautelare, la stessa è stato oggetto di rinuncia.

2. La ricorrente è stata ammessa al gratuito patrocinio con provvedimento n. 42/2017 della Commissione per il patrocinio a spese dello Stato istituita presso questo Tribunale Amministrativo, ma l’Agenzia delle Entrate ne ha chiesto la revoca perché gli accertamenti sulla sua situazione reddituale avrebbero dimostrato che i suoi due figli -OMISSIS-, i quali secondo l’autodichiarazione che ha rilasciata per essere ammessa al beneficio risultavano conviventi con lei e privi di reddito, nell’anno 2016 hanno fruito, rispettivamente, di un reddito pari a € 5.732,72 e € 3.755,95. La ricorrente, a tale proposito, ha comunicato che essi fanno parte da anni del nucleo familiare dell’ex coniuge -OMISSIS-come da certificazione anagrafica rilasciata dal Comune di Grosseto in data 11 ottobre 2017, e ha quindi chiesto che il beneficio sia mantenuto.

3. All’udienza pubblica del 19 dicembre 2017 fissata per la trattazione della causa nel merito, il procuratore della ricorrente ha chiesto la cancellazione delle seguenti frasi, ritenute sconvenienti, contenute a pagina 6 della memoria di replica della difesa erariale: “D’altronde, non v’è particolare bisogno di tante parole per spiegare che un soggetto colto a guidare ubriaco e a spacciare droga non sia meritevole di assoluta fiducia e non sia considerabile di buona condotta, risulta ciò per tabulas”. La causa è quindi stata trattenuta in decisione.

4. Il ricorso è fondato e merita di essere accolto.

4.1 In via preliminare si rileva che la lettura del provvedimento impugnato, in particolare del terzo capoverso di pagina uno, evidenzia che la conferma del diniego al rilascio della licenza richiesta dalla ricorrente è avvenuta con rivalutazione dei fatti e nuova istruttoria, e si qualifica pertanto come atto di conferma propria e non meramente confermativo. La mancata impugnazione nei termini decadenziali dell’originario diniego non è quindi circostanza ostativa alla trattazione del presente ricorso.

4.2 Nel merito, la conferma del diniego è motivata con la condanna della ricorrente per il reato di cui all’art. 73, comma 1, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309. L’esame del provvedimento però evidenzia che la circostanza è considerata dall’Amministrazione non quale fatto ostativo ex se, ma come “circostanza tale da poter comunque inficiare un eventuale giudizio positivo riguardante i soli requisiti morali e le valutazioni inerenti l’affidabilità e la sussistenza o meno di indizi di pericolosità sociale” della ricorrente medesima (cpv. terzo del provvedimento impugnato). Il quinto capoverso del provvedimento considera poi detta condanna quale “fatto storico” ai fini di un giudizio prognostico sulla sua affidabilità, e non come circostanza di per sé ostativa al rilascio della licenza richiesta. Non vi è traccia, nel provvedimento gravato, di quella valutazione di automatica ostatività del reato commesso al rilascio della licenza richiesta e, perciò, non può concordarsi con le deduzioni della difesa erariale secondo cui l’Amministrazione avrebbe inteso applicare la disposizione di cui al comma primo dell’articolo 43, R.d. n. 773/1931. Il provvedimento amministrativo deve infatti essere qualificato e interpretato secondo il suo effettivo contenuto sostanziale così come desumibile dal contenuto letterale dell’intero testo, dall’interpretazione sistematica delle diverse parole che lo compongono e dalle finalità perseguite con la sua adozione (T.A.R. Lombardia Milano III, 20 febbraio 2017 n. 425). Stando così le cose, occorre allora verificare se la valutazione prognostica negativa sull’affidabilità della ricorrente nell’uso delle armi sia sufficientemente motivata.

La risposta è negativa poiché l’Amministrazione non ha preso in considerazione gli elementi istruttori favorevoli all’accoglimento dell’istanza da lei presentata. Si tratta in primo luogo della riabilitazione che, se pure non cancella ai fini amministrativi la sentenza pronunciata a suo carico, costituisce tuttavia un fatto storico che deve essere valutato ai fini della decisione sull’istanza di rilancio del porto armi nell’ambito dell’attività discrezionale espletata ai sensi dell’articolo 43, comma secondo, R.d. n. 773/1931. Inoltre l’Amministrazione avrebbe dovuto prendere in considerazione la revoca dell’avviso orale precedentemente disposto a carico della ricorrente.

La valutazione sulla sua affidabilità nell’uso delle armi avrebbe dovuto comprendere anche questi elementi ed effettuare un bilanciamento con quelli sfavorevoli, secondo un logico e prudente apprezzamento. Il provvedimento impugnato non dà invece conto degli elementi suddetti, e sotto questo profilo appare motivato in modo non sufficiente come correttamente lamenta la ricorrente. Per tale motivo il ricorso deve essere accolto, con annullamento del provvedimento impugnato.

4.3 Il Collegio ritiene inoltre di disporre la cancellazione delle frasi censurate dalla ricorrente. Trattasi della frase “D’altronde, non v’è particolare bisogno di tante parole per spiegare che un soggetto colto a guidare ubriaco e a spacciare droga non sia meritevole di assoluta fiducia e non sia considerabile di buona condotta, risulta ciò per tabulas”. Tali espressioni eccedono le esigenze difensive del provvedimento gravato poichè tendono a mettere in cattiva luce la ricorrente, senza limitarsi a dimostrare la legittimità dell’atto di cui si tratta.

4.4 Al fine della decisione sulla richiesta di revoca del gratuito patrocinio cui la ricorrente è stata ammessa, formulata dall’Agenzia delle Entrate, il Collegio reputa necessario acquisire dal Comune di Grosseto un certificato storico di famiglia e residenza dei signori -OMISSIS- da cui risulti se gli stessi, alla data del 10 maggio 2017 in cui la ricorrente ha rilasciato l’autodichiarazione per essere ammessa al beneficio, erano residenti con lei. A tal fine ordina al Comune di Grosseto di produrre detta certificazione entro 30 giorni dalla comunicazione della presente sentenza, mediante deposito presso la Segreteria di questo Tribunale Amministrativo.

Ogni statuizione in ordine alle spese processuali è rinviata alla sentenza definitiva.

P.Q.M.

il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana (Sezione Seconda), non definitivamente pronunciando sul gravame, accoglie il ricorso come in epigrafe proposto e per l’effetto annulla il provvedimento impugnato.

Ordina la cancellazione della frase contenuta nella memoria di replica della difesa erariale, come specificata al punto 4.4 della parte motiva, e manda alla Segreteria per gli adempimenti conseguenti.

Ordina al Comune di Grosseto di produrre la documentazione di cui in motivazione, nei termini e con le modalità ivi indicate.

Rinvia la trattazione all’udienza pubblica del 24 aprile 2018.

Spese al definitivo.

Manda alla Segreteria di trasmettere la presente sentenza al Comune di Grosseto.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all’art. 52, comma 1 D. Lgs. 30 giugno 2003 n. 196, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all’oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi altro dato idoneo ad identificare la ricorrente.

Così deciso in Firenze nella camera di consiglio del giorno 19 dicembre 2017 con l’intervento dei magistrati:

Saverio Romano, Presidente

Luigi Viola, Consigliere

Alessandro Cacciari, Consigliere, Estensore

articolo dell’Avv. Luca Foscoliano

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