Non si può ricorrere per il 10 a scuola.

Il voto di promozione di uno studente è espressione della discrezionalità dei docenti e non può essere modificato dal Tar senza una manifesta irragionevolezza.

Il Tar Sicilia, sez. Palermo, sent. 223/2018, ha affermato che la scuola, nel valutare la preparazione degli alunni, non applica scienze esatte che conducono ad un risultato certo ed univoco (come si verifica ad esempio nei casi di accertamento dell’altezza di un determinato candidato o del grado alcolico di una determinata sostanza), ma formula un giudizio tecnico connotato da un fisiologico margine di opinabilità, per sconfessare il quale non è sufficiente evidenziare la mera non condivisibilità del giudizio, dovendosi piuttosto dimostrare la sua palese inattendibilità (in merito T.A.R. Lombardia Milano, III, 5 giugno 2017, 1235; TAR Puglia, Lecce, II, 5 febbraio 2016 n. 257; T.A.R. Calabria Catanzaro, II, 21 dicembre 2012, n. 1287). Nel caso in esame, lo studente era stato promosso col voto 9 per la cui censura non è sufficiente dedurre una generica ingiustizia e/o disparità di trattamento, dovendosi invero dimostrare specificamente la irragionevolezza del giudizio.


Pubblicato il 26/01/2018

N. 00223/2018 REG.PROV.COLL.

N. 02714/2014 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia

(Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 2714 del 2014, proposto da:
Salvatore Canicattì e Maria Rita Canicattì, in proprio e nella qualità di esercenti la potestà genitoriale sul proprio figlio minore Diego Pio Canicattì, rappresentati e difesi dall’avv. Andrea Zagarrio, elettivamente domiciliati presso lo studio dell’avv. Giorgio D’Agostino in Palermo, via Dante, n. 332;

contro

Istituto comprensivo statale “G. Verga” di Canicattì, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall’Avvocatura distrettuale dello Stato di Palermo, presso i cui uffici in via Alcide De Gasperi, n. 81, è domiciliato per legge;

per l’annullamento

– del verbale dei giudizi sulle prove di esame del 27 giugno 2014 relativo all’anno scolastico 2013/14 riguardante Diego Pio Canicattì.

 

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio dell’Istituto comprensivo statale “G. Verga” di Canicattì;

Vista l’ordinanza cautelare n. 740 del 29 ottobre 2014;

Vista la memoria dell’Avvocatura dello Stato;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore, nell’udienza pubblica del 12 gennaio 2018, il consigliere Aurora Lento e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato.

 

FATTO

Con ricorso, notificato il 25 agosto 2014 e depositato il 14 ottobre successivo, i signori Salvatore Canicattì e Maria Rita Canicattì hanno chiesto l’annullamento, previa sospensiva e vinte le spese, del verbale, adottato in data 27 giugno 2014, dei giudizi sulle prove dell’esame di Stato conclusivo del primo ciclo d’istruzione per l’anno scolastico 2013/2014, nella parte in cui il loro figlio Diego Pio Canicattì ha avuto la valutazione di 9/10 (ottimo), piuttosto che di 10/10 (eccellente).

Hanno dedotto il seguente unico articolato motivo: Eccesso di potere sotto i profili: della disparità di trattamento; del difetto d’istruttoria; del difetto di motivazione.

Per l’Istituto comprensivo statale “G. Verga” di Canicattì si è costituita in giudizio l’Avvocatura dello Stato che ha depositato vari documenti.

Con ordinanza n. 740 del 29 ottobre 2014, l’istanza cautelare è stata rigettata.

In vista dell’udienza, l’Avvocatura dello Stato ha depositato una memoria con cui ha chiesto il rigetto del ricorso, poiché infondato, vinte le spese.

Alla pubblica udienza del 12 gennaio 2018, su conforme richiesta dei difensori delle parti, il ricorso è stato posto in decisione.

DIRITTO

Il ricorso, che ha ad oggetto l’assegnazione al figlio dei ricorrenti del punteggio di 9/10 (ottimo) piuttosto che 10/10 (eccellente) agli esami di terza media, è infondato e va rigettato.

Come noto, la scuola, nel valutare la preparazione degli alunni, non applica scienze esatte che conducono ad un risultato certo ed univoco (come si verifica ad esempio nei casi di accertamento dell’altezza di un determinato candidato o del grado alcolico di una determinata sostanza), ma formula un giudizio tecnico connotato da un fisiologico margine di opinabilità, per sconfessare il quale non è sufficiente evidenziare la mera non condivisibilità del giudizio, dovendosi piuttosto dimostrare la sua palese inattendibilità (in merito T.A.R. Lombardia Milano, III, 5 giugno 2017, 1235; TAR Puglia, Lecce, II, 5 febbraio 2016 n. 257; T.A.R. Calabria Catanzaro, II, 21 dicembre 2012, n. 1287).

Nella specie, il figlio dei ricorrenti era stato ammesso con il voto di 9/10 e aveva conseguito i seguenti punteggi: 10/10 nella prova d’italiano; 10/10 nella prova di matematica; 8/10 nella prova di francese; 8/10 nella prova d’inglese; 9/10 nel colloquio pluridisciplinare.

Il voto finale di 9/10 si presenta, pertanto, coerente con quelli di ammissione e con quelli conseguiti nelle prove d’esame, tanto più che il voto di 10/10 presuppone il raggiungimento dell’eccellenza in tutte le prove.

La legittimità di tale determinazione non è scalfita dalla generica censura di disparità di trattamento dedotta dai ricorrenti anche considerato che il giudizio finale degli esami di Stato è personalizzato e ontologicamente differenziato relativamente ai singoli alunni.

Né si riscontrano i dedotti difetti d’istruttoria e motivazione in quanto i giudizi singoli e quelli finali sono corredati da un’analitica enunciazione delle ragioni sottostanti.

Sotto questo profilo, valga, in particolare, il riferimento fatto nei giudizi sulle lingue straniere (inglese e francese) alla circostanza che l’elaborato era “per lo più” e non “totalmente” corretto.

Le spese, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo rigetta.

Condanna i ricorrenti al pagamento nei confronti dell’Amministrazione resistente delle spese del presente giudizio liquidate in € 1.000,00 (mille/00), oltre accessori, se e in quanto dovuti.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 12 gennaio 2018 con l’intervento dei magistrati:

Calogero Ferlisi, Presidente

Aurora Lento, Consigliere, Estensore

Roberto Valenti, Consigliere

articolo dell’Avv. Luca Foscoliano

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