Illegittima l’ordinanza contingibile ed urgente firmata dal dirigente e non dal Sindaco.

È illegittima l’ordinanza contingibile ed urgente emanata da un Dirigente del Comune e non dal Sindaco.

Il Tar Sardegna, sent.284/2017, ha ribadito l’orientamento per cui l’ordinanza contingibile ed urgente possa essere disposta dal Sindaco e non da altre figure all’interno dell’Amministrazione comunale. Analoga sentenza era già stata analizzata al link che segue Illegittima l’ordinanza contingibile ed urgente firmata dal dirigente e non dal sindaco.


Pubblicato il 03/05/2017

N. 00284/2017 REG.PROV.COLL.

N. 00760/2009 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sardegna

(Sezione Seconda)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 760 del 2009, proposto da:
Lucia Bianco e Gilda Maria Achenza, rappresentate e difese dagli avvocati Gabriele Maso e Luisa Giua Marassi, con domicilio eletto presso lo studio dell’avv. Luisa Giua Marassi in Cagliari, via Ada Negri, n. 32;

contro

Comune di Tempio Pausania, in persona del Sindaco pro tempore, non costituito in giudizio;
Comune di Tempio Pausania, in persona del Sindaco in qualità di Ufficiale di Governo, rappresentato e difeso per legge dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Cagliari, domiciliata in Cagliari, via Dante n. 23;

nei confronti di

Giovanni Sircana, Mario Nicola Valentino, Domenica Addis, Lina (erede di Deiana Lucia Satta), Aita O Anita (erede di Deiana Lucia Satta), Maddalena Erede Di Deiana Luc Satta, Stefano erede Di Deiana Lucia Satta, Giacomo erede Di Deiana Lucia Satta non costituiti in giudizio;

per l’annullamento

– del provvedimento prot. n. 8930 del 22.5.2009 con cui il Dirigente del Settore Tecnico del Comune di Tempio Pausania, previa istruttoria, ha confermato i contenuti dell’ordinanza n. 31 del 26.3.2009 dello stesso Dirigente del Settore Tecnico, rinnovando l’ordine in essa contenuto di messa in sicurezza e di ripristino dell’immobile sito in Tempio Pausania, Via Mannu n. 51, nei termini in tale ordinanza indicati, con decorrenza dalla data di ricevimento della comunicazione prot. n. 8930 del 22.05.2009;

– di ogni atto medesimo connesso, presupposto ovvero conseguente ed in specie:

– della relazione prot. n. 14408 del 21.5.2009 dell’Ufficio Tecnico allegata al provvedimento prot. n. 8930 del 22.5.2009;

– dell’ordinanza n. 31 del 26.03.2009 del Dirigente del Settore Tecnico del Comune di Tempio Pausania e dell’allegata proposta di ordinanza n. 32 del 25.3.2009 del Responsabile del Procedimento;

– dell’ordinanza sindacale n. 8 del 28.01.2009;

– della nota prot. n. 10261 del 10.6.2009 del Dirigente del Settore Tecnico del Comune di Tempio Pausania.

 

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio di Comune di Tempio Pausania;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 22 febbraio 2017 il dott. Giorgio Manca e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

 

FATTO e DIRITTO

1. – Con il ricorso in esame, le Signore Lucia Bianco e Gilda Maria Achenza chiedono l’annullamento dell’ordinanza n. 31 del 26 marzo 2009, con la quale il dirigente del settore tecnico del Comune di Tempio Pausania ha esteso nei loro confronti il disposto dell’ordinanza contingibile e urgente, n. 8 del 28 gennaio 2009, emessa dal Sindaco in seguito a un crollo murario verificatosi nell’immobile ubicato in Tempio Pausania, Via Mannu 51.

2. – Come risulta dalla motivazione della predetta ordinanza sindacale n. 8 del 28 gennaio 2009, all’esito del sopralluogo effettuato in data 27 gennaio 2009 emergeva «il crollo parziale della muratura perimetrale da un’altezza di circa 7 metri, in corrispondenza di un cortile privato, che ha provocato lo sfondamento del tetto del fabbricato adiacente», «la presenza di lesioni verticali e trasversali, che interessano la muratura in modo più o meno evidente in tutti i prospetti», la pericolosità del tetto il quale «risulta fortemente danneggiato […] consentendo copiose infiltrazioni di umidità che, presumibilmente, hanno provocato il crollo della muratura e […] potrebbero provocare ulteriori cedimenti strutturali…». Pertanto, è stato ordinato ai Signori Sircana Giovanni e Conti Ettore, individuati all’epoca quali comproprietari dell’immobile, di avviare – entro 24 ore dalla notifica – i lavori di messa in sicurezza del fabbricato e di provvedere alla loro conclusione entro trenta giorni. Con l’ordinanza n. 31 del 26 marzo 2009, preso atto che la proprietà dell’immobile deve essere fatta risalire anche alle Signore Bianco Lucia e Gilda Maria Achenza, il contenuto dell’ordinanza sindacale n. 8 del 28 gennaio 2009 è stato esteso anche alle odierne ricorrenti.

3. – Si è costituito in giudizio il Sindaco del Comune di Tempio Pausania, nella qualità di ufficiale di governo, col ministero dell’Avvocatura erariale, chiedendo che il ricorso sia dichiarato inammissibile o, in ogni caso, respinto in quanto infondato.

4. – All’udienza del 22 febbraio 2017, la causa è stata trattenuta in decisione.

5. – Con il primo motivo, le ricorrenti deducono la violazione degli articoli 54 e 107 del d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267, atteso che l’ordinanza n. 31 del 26 marzo 2009, adottata espressamente per la “salvaguardia dell’incolumità pubblica e privata”, avrebbe dovuto essere emanata dal Sindaco e non dal dirigente comunale.

6. – Il motivo è fondato e assorbente.

6.1. – Come emerge dalla motivazione (cfr. doc. 5 di parte ricorrente), l’ordinanza dirigenziale del 26 marzo 2009, n. 31, notificata agli odierni ricorrenti, riprende pressoché integralmente le ragioni che hanno portato alla emanazione della precedente ordinanza sindacale contingibile e urgente (n. 8 del 28 gennaio 2009, di cui si è riferito in fatto), integrandole esclusivamente sotto il profilo degli ulteriori accertamenti effettuati per identificare i proprietari dell’immobile, all’esito dei quali è emersa la titolarità della proprietà anche in capo alle ricorrenti. Alle quali, pertanto, con l’ordinanza dirigenziale impugnata, sono stati estesi gli obblighi e le prescrizioni di cui all’ordinanza sindacale n. 8 del 28 gennaio 2009.

6.2. – Peraltro, posto che non è revocabile in dubbio la natura di ordinanza contingibile e urgente, sorretta da concrete ragioni di tutela dell’incolumità pubblica, anche l’ordinanza nei confronti delle odierne ricorrenti doveva essere emanata dal Sindaco, ai sensi dell’art. 54, comma 4, del d.lgs. n. 267/2000 (il cui primo periodo, nel testo applicabile ratione temporis, recitava: «Il sindaco, quale ufficiale del Governo, adotta con atto motivato provvedimenti, [anche] contingibili e urgenti nel rispetto dei princìpi generali dell’ordinamento al fine di prevenire e di eliminare gravi pericoli che minacciano l’incolumità pubblica e la sicurezza urbana»); non rientrando, queste ipotesi, nei poteri di gestione amministrativa ordinariamente attribuiti ai dirigenti o ai responsabili di servizio, a norma dell’art. 107 del d.lgs. n. 267/2000.

6.3. – Né una diversa soluzione può giustificarsi in base alla argomentazione avanzata dalla difesa comunale, ossia che l’ordinanza dirigenziale impugnata si sarebbe limitata a dare esecuzione all’ordine già contenuto nell’ordinanza sindacale n. 8 del 28 gennaio 2009. L’obbligo di tenere i comportamenti e adempiere alle prescrizioni imposte, che costituisce l’effetto giuridico essenziale prodotto dall’ordinanza, non poteva derivare (per le odierne ricorrenti) dall’ordinanza sindacale n. 8 del 28 gennaio 2009, per la semplice ragione che tra i destinatari della predetta ordinanza non figuravano le Signore Lucia Bianco e Gilda Maria Achenza (che, come accennato, sono state individuate tra i proprietari dell’immobile solo a seguito di ulteriori accertamenti).

Per le stesse ragioni, non rileva nemmeno la circostanza che l’ordinanza sindacale n. 8 del 28 gennaio 2009 sia stata trasmessa alle odierne ricorrenti (con nota del dirigente del settore tecnico, del 17 febbraio 2009, n. 2841: si veda doc. 4 dell’amministrazione resistente).

7. – Il ricorso, in conclusione, deve essere accolto sotto il profilo del vizio di incompetenza dell’ordinanza dirigenziale impugnata, con il conseguente assorbimento delle ulteriori censure dedotte (conformemente a quanto statuito dall’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, n. 5 del 2015).

8. – La disciplina delle spese giudiziali segue la regola della soccombenza, nei termini di cui al dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sardegna, Sezione Seconda, definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, annulla l’ordinanza n. 31 del 26 marzo 2009 del dirigente del settore tecnico del Comune di Tempio Pausania.

Condanna il Comune di Tempio Pausania al pagamento delle spese giudiziali in favore delle ricorrenti, che liquida in euro 2.500,00 (duemilacinquecento), oltre IVA, cpa, 15% spese generali e rifusione contributo unificato.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Cagliari nella camera di consiglio del giorno 22 febbraio 2017 con l’intervento dei magistrati:

Francesco Scano, Presidente

Tito Aru, Consigliere

Giorgio Manca, Consigliere, Estensore

articolo dell’Avv. Luca Foscoliano

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