Illegittima la revoca del permesso di soggiorno per lo straniero che si è allontanato dal territorio italiano per assistere suocera malata.

La Questura non può revocare il permesso di soggiorno dello straniero che si è allontanato dal territorio italiano per assistere una familiare malata nel Paese di origine.

Il Tar Emilia Romagna, sede di Bologna, con la sentenza n. 805/2017 ha affermato che l’allontanamento dal territorio italiano da parte dello straniero per il periodo superiore a quello previsto dall’art. 9, comma 7, del D. Lgs. 286/1998 per motivi familiari non legittima la revoca del permesso di soggiorno. Nello specifico, lo straniero si era recato nel proprio Paese di origine per assistere la suocera malata.


Pubblicato il 05/12/2017

N. 00805/2017 REG.PROV.COLL.

N. 00488/2017 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Emilia Romagna

(Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

ex art. 60 cod. proc. amm.;
sul ricorso numero di registro generale 488 del 2017, proposto da:
Zineb El Boumali, rappresentata e difesa dall’avv. Andrea Maestri, con domicilio eletto presso lo studio Susanna Zaccaria in Bologna, via Arienti, 37;

contro

Ministero dell’Interno, in persona del Ministro p.t., rappresentato e difeso per legge dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato, anche domiciliataria in Bologna, via Guido Reni, 4;

per l’annullamento

del decreto di revoca del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo emesso dalla Questura di Ravenna il 10 dicembre 2016;

 

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio del Ministero dell’Interno;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 22 novembre 2017 il dott. Ugo De Carlo e udito per la difesa erariale l’avv. Stefano Cappelli;

Sentite le stesse parti ai sensi dell’art. 60 cod. proc. amm.;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

 

FATTO e DIRITTO

La ricorrente, riassumendo il giudizio inizialmente proposto innanzi al Tribunale di Ravenna che aveva dichiarato il proprio difetto di giurisdizione, impugnava il provvedimento con cui le era stato revocato il permesso per soggiornanti di lungo periodo per un’assenza dal territorio nazionale che aveva superato il periodo previsto dall’art. 9, comma 7, D.lgs. 286/1998.

Il primo motivo denuncia la violazione dell’art. 9 citato poiché non erano state considerate le ragioni che avevano portato ad un’assenza dal territorio nazionale superiore a quella prevista dalla norma. Non avendo la revoca natura sanzionatoria si deve poter considerare quale siano le ragioni che hanno impedito al titolare del permesso di rientrare prima della scadenza del termine massimo.

Infatti l’assenza della ricorrente è stata causata dalla necessità di assistere la suocera, dovendo portare con sé anche i figli mentre il marito era rimasto in Italia per garantire i mezzi necessari al sostentamento familiare.

Il secondo motivo contesta la violazione dell’art. 7 L. 241/1990 poiché non è stato data comunicazione dell’avvio del procedimento volto alla revoca impedendo quel contraddittorio procedimentale che avrebbe consentito di spiegare le ragioni dell’assenza.

Il Ministero dell’Interno si costituiva in giudizio per chiedere il rigetto del ricorso.

Il ricorso è fondato.

L’art. 9, comma 7, lett. d), D.lgs. 286/1998, come sostituito dal D.lgs. 8 gennaio 2007, n. 3, di recepimento direttiva 2003/109/CE relativa allo status di cittadini di Paesi terzi soggiornanti di lungo periodo, prevede che il titolo di soggiorno, una volta rilasciato, debba essere revocato in caso di assenza dal territorio dell’Unione per un periodo di dodici mesi consecutivi.

Ma la possibilità di provare l’esistenza di validi motivi per giustificare il prolungamento oltre i termini previsti dell’assenza, costituisce un principio della materia del soggiorno degli stranieri. Pertanto l’assenza in sé, in un caso del genere, non può essere posta automaticamente a fondamento di un provvedimento di revoca del titolo di soggiorno, in quanto il tempestivo ritorno in Italia è impedito non dalla volontà dello straniero, ma da cause di forza maggiore.

Ed è questa la situazione in cui si è trovata la ricorrente che ha documentato la situazione di malattia della suocera che le ha impedito un tempestivo rientro in Italia.

D’altronde se non fosse esistita una causa di forza maggiore non avrebbe condotto con sé i figli in Marocco, interrompendo per i più grandi gli studi iniziati in Italia, e lasciando il marito in Italia.

In una situazione siffatta non vi era certamente l’intenzione di non dare più seguito ad un soggiorno in precedenza conseguito, ma solamente la necessità di dare assistenza ad un congiunto, rientrando appena possibile.

E’ errata quindi la valutazione della Questura circa la natura vincolata del provvedimento in virtù di un’interpretazione letterale della norma nella quale non vi è un espresso riferimento a possibili cause giustificative.

Lo scopo della previsione normativa della revoca della condizione di soggiornante di lungo periodo che ha conseguenze particolarmente favorevoli per chi l’ha ottenuta, è quello di non far conservare uno status giuridico che viene concesso laddove l’extracomunitario abbia dimorato da almeno cinque anni in Italia e dimostri condizioni di inserimento lavorativo e familiare tali da far ritenere che abbia deciso di mantenere una stabile dimora nel nostro paese.

L’assenza ingiustificatamente prolungata dal territorio nazionale contrasta con i fattori che sono alla base della concessione del permesso per soggiornante di lungo periodo, ma laddove l’assenza ultrannuale sia stata causata dalla necessità di affrontare esigenze meritevoli di tutela e che non contrastino con la volontà in precedenza dimostrata di voler permanere stabilmente nel paese in cui si è scelto di vivere lasciando la nazione in cui si era nati, sarebbe irragionevole revocare il permesso sulla scorta di una formalistica applicazione della norma.

All’accoglimento del ricorso consegue la condanna per l’Amministrazione alle spese di giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per l’Emilia Romagna, Sezione Prima, definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l’effetto annulla il provvedimento impugnato.

Condanna il Ministero dell’Interno a rifondere le spese di giudizio che liquida in € 2.000 oltre accessori ed alla restituzione del contributo unificato ove versato.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Bologna nella camera di consiglio del giorno 22 novembre 2017 con l’intervento dei magistrati:

Giuseppe Di Nunzio, Presidente

Umberto Giovannini, Consigliere

Ugo De Carlo, Consigliere, Estensore

articolo dell’Avv. Luca Foscoliano

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