Nulla-osta paesaggistico: occorre la comunicazione di avvio del procedimento di autoannullamento.

Il provvedimento di autoannullamento di un’autorizzazione paesaggistica deve essere preceduto dalla comunicazione di avvio del procedimento.

Il Tar Sardegna, sent. 848.2017, ha affermato che anche il provvedimento di annullamento in autotutela di un nulla-osta paesaggistico deve essere preceduto dalla comunicazione di avvio del procedimento ai sensi dell’art. 7 della L. 241/1990.


Pubblicato il 27/12/2017

N. 00848/2017 REG.PROV.COLL.

N. 00922/2016 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sardegna

(Sezione Seconda)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 922 del 2016, proposto da:
Luigi Leone, rappresentato e difeso dagli avvocati Enrico Salone e Francesco Atzori, con domicilio eletto in Cagliari presso il loro studio legale, via Maddalena n. 40;

contro

la Regione Autonoma della Sardegna, in persona del Presidente p.t., rappresentata e difesao dagli avvocati Roberto Murroni e Giovanni Parisi, con domicilio eletto in Cagliari presso l’ufficio legale della Regione Sarda, viale Trento n. 69;

per l’annullamento

della determinazione n. 1689, prot. n. 32156 TP/CA del 19.08.2016, con la quale il Servizio di Tutela del Paesaggio e Vigilanza delle Province di Cagliari e di Carbonia – Iglesias dell’Assessorato dell’Enti Locali, Finanze ed Urbanistica della Regione Autonoma della Sardegna, in relazione alla istanza di nulla-osta paesaggistico presentata dal ricorrente inerente il condono edilizio ex L. 326/2003 riguardante un fabbricato residenziale in località Stagnetto del Comune di Carloforte (prot. n. 64163 del 02.11.20119:

– ha annullato in autotutela ex art. 21 nonies L. 241/1990 la propria precedente favorevole determinazione n. 1547, prot n. 25397 dell’8.06.2015;

– si è rideterminato sull’istanza del ricorrente, esprimendo parere sfavorevole sulla stessa;

– ha assegnato il termine di 120 gg. per la demolizione delle opere e alla rimessione in pristino dei luoghi.

 

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio della Regione Autonoma della Sardegna;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 13 dicembre 2017 il dott. Tito Aru e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

 

FATTO

Il dott. Luigi Leone è proprietario del terreno ubicato nel Comune di Carloforte, località “Stagnetto”, distinto al NCEU al foglio 19, mappale 3613, classificato zona “E” del vigente PdF.

Su detto terreno insisteva un fabbricato molto risalente nel tempo, realizzato dal padre del ricorrente, della superficie di mq. 28.

Nel 2000, senza preventivamente munirsi di un titolo edilizio, il dott. Leone restaurava detto fabbricato estendendone la superficie di 9 mq. con la realizzazione di un angolo cottura di 5 mq. e di un servizio igienico della superficie di 4 mq.

In sostanza al termine dei lavori il fabbricato in questione presentava una superficie di 37 mq. e un volume complessivo di 136,62 mc.

Poiché, come detto, l’anzidetto intervento edilizio era stato posto in essere senza richiedere al Comune il necessario titolo abilitativo, con istanza del 10 dicembre 2014 il dott. Leone presentava al Comune di Carloforte domanda di condono edilizio ai sensi della legge n. 326/2003.

Con determinazione n. 1547 dell’8 giugno 2015 il competente Servizio Tutela Paesaggistica della RAS, non rilevando “…alcun tipo di danno ai beni tutelati…”, esprimeva parere favorevole al condono.

A ciò seguiva, da parte del Responsabile dell’Area Tecnica del Comune di Carloforte, il rilascio della concessione in sanatoria n. 261 del 12.11.2015.

Sennonché, con determinazione n. 1689, prot. n. 32156, del 19 agosto 2016 il Servizio Tutela Paesaggistica della RAS, alla luce della giurisprudenza formatasi sul campo di applicabilità della legge n. 326/2003, ritenendo le opere realizzate dal dott. Leone non riconducibili tra quelle condonabili, disponeva l’annullamento in autotutela, ai sensi dell’art. 21 nonies della legge n. 241/1990, della determinazione n. 1547 dell’8 giugno 2015, intimando altresì la demolizione delle opere e il ripristino dei luoghi entro il termine di 120 giorni.

Avverso tale provvedimento è insorto il ricorrente che l’ha impugnato per i seguenti motivi:

1) Violazione dell’art. 7 della legge n. 241/1990: per la mancata comunicazione dell’avvio del procedimento in ordine all’adozione del provvedimento di autoannullamento;

2) Violazione dell’art. 21 nonies della legge n. 241/1990: per insussistenza dei requisiti richiesti da tale disposizione ai fini dell’esercizio del potere di autotutela;

3) Eccesso di potere per errore sui presupposti: in quanto l’immobile del ricorrente non sarebbe ricompreso nell’area soggetta al vincolo paesaggistico di cui al DM 25 marzo 1996;

4) Violazione e falsa applicazione della legge n. 326/2003 e della L.R. n. 4/2004 – Eccesso di potere per travisamento dei fatti, erroneità dei presupposti, difetto di istruttoria e motivazione insufficiente – Incompetenza: in quanto l’ufficio regionale avrebbe errato sia nel senso di ritenere l’area in questione soggetta a vincolo di inedificabilità assoluta, sia nel senso di ritenere le opere realizzate ricomprese nella tipologia 1 degli abusi, come tali non condonabili.

Concludeva quindi il ricorrente chiedendo, previa sospensiva, l’annullamento del provvedimento impugnato, con ogni conseguenziale pronuncia di legge

Per resistere al ricorso si è costituita l’amministrazione regionale che, con difese scritte, ne ha chiesto il rigetto, vinte le spese.

Con ordinanza n. 304 del 7 dicembre 2016 il Tribunale ha accolto l’istanza cautelare di sospensione chiesta dal ricorrente.

In vista dell’udienza di trattazione la difesa regionale ha depositato una memoria con la quale ha insistito per la reiezione del ricorso.

Alla pubblica udienza del 13 dicembre 2017, sentiti i difensori delle parti, la causa è stata posta in decisione.

DIRITTO

Il ricorso merita accoglimento sotto diversi profili.

Vi è anzitutto, un aspetto procedimentale concernente il mancato invio dell’avviso di inizio del procedimento.

La preventiva comunicazione di avvio del procedimento di cui all’art. 7, legge n. 241/1990, infatti, costituisce un principio generale dell’azione amministrativa soprattutto quando l’amministrazione esercita il potere di autotutela, espressione della propria discrezionalità, in cui occorre dare adeguatamente conto della sussistenza di un interesse pubblico concreto ed attuale alla rimozione dell’atto o alla cessazione dei suoi effetti.

E, diversamente da quanto sostenuto dalla difesa regionale, tale esigenza non può ritenersi legittimamente pretermessa nel caso di specie in virtù del richiamo all’art. 21 octies della legge n. 241/1990, attesa la necessità di instaurare un contraddittorio procedimentale col proprietario dell’immobile al fine di verificare, tra l’altro, l’effettiva necessità di riesaminare – avuto riguardo alla tipologia degli abusi realizzati – un procedimento di sanatoria che si era ormai da tempo definito col rilascio dell’atto di condono.

In secondo luogo, ma in termini strettamente connessi al punto precedente, vi è un profilo di tutela dell’affidamento ingenerato dal rilascio dell’autorizzazione paesaggistica (determinazione n. 1547 dell’8 giugno 2015), dovendosi ritenere che l’intervenuta adozione in data 19 agosto 2016, cioè oltre 14 mesi dopo, di un atto di ritiro in autotutela di detta autorizzazione non possa prescindere – nella fase di esercizio di una potestà pubblica di riesame di una vicenda che aveva ormai trovato una sua stabile definizione col successivo rilascio della concessione in sanatoria n. 261 del 12.11.2015 – da un coinvolgimento del privato.

In terzo luogo vi è un profilo di non corretta applicazione dell’art. 21 nonies della legge n. 241/1990, il cui 1° comma recita testualmente:

Il provvedimento amministrativo illegittimo … può essere annullato d’ufficio, sussistendone le ragioni di interesse pubblico, entro un termine ragionevole, comunque non superiore a diciotto mesi dal momento dell’adozione dei provvedimenti di autorizzazione o di attribuzione di vantaggi economici… tenendo conto degli interessi dei destinatari e dei controinteressati, dall’organo che lo ha emanato, ovvero da altro organo previsto dalla legge…”.

Detta norma è stata pacificamente intesa dalla giurisprudenza nel senso che ai fini dell’adozione dell’atto di annullamento d’ufficio non è sufficiente il fine del mero ripristino della legalità ma è necessaria un’adeguata ponderazione dell’interesse del destinatario del provvedimento in rapporto alla sussistenza di un interesse pubblico specifico all’adozione dell’atto di ritiro.

E’ ben vero che in punto di tutela del paesaggio l’interesse alla tutela dei valori protetti è in re ipsa, e che spesso la giurisprudenza ha ritenuto neppure necessaria l’esternazione di una motivazione specifica a sostegno dell’atto di ritiro di una precedente autorizzazione illegittima, ma ritiene il Collegio che nei casi come quello in esame, in cui l’opera edilizia risulti di particolare tenuità (in tutto 9 mq) e non risulti agevolmente percepibile un suo impatto paesaggistico negativo, tant’è che lo stesso ufficio regionale aveva in un primo tempo espresso parere favorevole al mantenimento delle opere “…non rilevando alcun tipo di danno ai beni tutelati…”, l’intervento in autotutela su un provvedimento autorizzatorio di 14 mesi prima motivato esclusivamente con l’esigenza di adeguarsi alla più recente interpretazione della normativa sul c.d. terzo condono non appare conforme alla disposizione sopra ricordata che richiede, come detto, di tener conto degli interessi anche dei destinatari del provvedimento.

In conclusione, quindi, il Collegio ritiene di confermare quanto già esplicitato in sede cautelare e di accogliere il ricorso, con annullamento, per l’effetto, del provvedimento impugnato.

Resta assorbita ogni ulteriore censura.

Le spese del giudizio seguono la soccombenza e sono liquidate come in dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sardegna (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, annulla il provvedimento impugnato.

Condanna la Regione Autonoma della Sardegna al pagamento in favore del ricorrente delle spese del giudizio, che liquida in euro 3000,00 (tremila//00), oltre accessori di legge e rimborso del contributo unificato se assolto.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Cagliari nella camera di consiglio del giorno 13 dicembre 2017 con l’intervento dei magistrati:

Francesco Scano, Presidente

Marco Lensi, Consigliere

Tito Aru, Consigliere, Estensore

articolo dell’Avv. Luca Foscoliano

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