Il militare che viene trasferito per soppressione dell’unità operativa in cui lavorava ha diritto all’indennità di trasferimento.

Il militare che indica una sede di preferenza dove venir trasferito a seguito della soppressione della base presso cui prestava servizio ha diritto all’indennità di trasferimento.

Il Tar Sicilia, sez. Catania, sent. n. 2478/2017, ha affermato che rientrano nel concetto di trasferimento d’autorità non solo i trasferimenti d’ufficio per esigenze di servizio disposti unilateralmente dall’Amministrazione, ma tutte le ipotesi in cui il trasferimento del militare prescinda comunque dalla sua volontà ed appaia il risultato di una determinazione autoritativa propria dell’Amministrazione militare, a nulla rilevando, in questi casi, la dichiarazione di gradimento espressa dal dipendente a seguito dell’invito (interpello) diramato dalla P.A. per raccogliere eventuali specifiche preferenze verso la futura sede di assegnazione (Consiglio di Stato, sez. IV, 7 febbraio 2011, n. 834; T.A.R. Lazio Roma, sez. II, 02 marzo 2010, n. 3267).


Pubblicato il 24/10/2017

N. 02478/2017 REG.PROV.COLL.

N. 01115/2012 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia

sezione staccata di Catania (Sezione Terza)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 1115 del 2012, proposto da:
Corrado Gioielli, rappresentato e difeso dagli avvocati Pietro Paolo Amara, Piero Amara, con domicilio eletto presso lo studio Piero Amara in Catania, piazza Verga, 7;

contro

Comado Generale della Guardia di Finanza, Ministero Economia e Finanze, rappresentati e difesi per legge dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Catania, domiciliata in Catania, via Vecchia Ognina, 149;
Comando Guardia di Finanza – Reparto Logistico Amministrativo Sicilia non costituito in giudizio;

per l’accertamento

del diritto del ricorrente alla percezione del trattamento economico previsto per il trasferimento “d’autorità” di cui alla L. 10.03.1987 n. 100 e L.29 marzo 2001 n. 86, con conseguente condanna delle Amm.ni resistenti alla liquidazione e al pagamento dell’indennità di cui alle predette norme, oltre rivalutazione monetaria ed interessi legali.

 

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio di Comando Generale della Guardia di Finanza e di Ministero Economia e Finanze;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 21 giugno 2017 la dott.ssa Giuseppa Leggio e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

 

FATTO e DIRITTO

Con provvedimento del 26.4.2005 n. 312150/3101, il Comandante Generale della Guardia di Finanza disponeva la revisione organizzativa del Comando regionale Sicilia, provvedendo alla soppressione delle Brigate di Portopalo di Capo Passero e di Avola nel territorio del Comando provinciale di Siracusa.

Su richiesta del reparto, in data 25.8.2005, il ricorrente, in servizio presso la sopprimenda brigata di Avola, presentava un’istanza di trasferimento al Comando Nucleo provinciale PT di Siracusa, senza che peraltro avesse mai spontaneamente espresso la volontà di chiedere un trasferimento di sede.

Con ciò veniva realizzato l’intendimento del Comandante Regionale della Guardia di Finanza, espresso nel radiomessaggio del 4.6.2005, di valutare eventuali esigenze del personale, conoscendo attraverso il loro interpello qualche possibile preferenza degli interessati.

Con provvedimento n. 104427 /P/3 del 12.11.2005 emesso dal Comando Regionale Sicilia di Palermo, l’Appuntato Corrado Gioielli veniva trasferito presso il Comando Tenenza di Noto. E poiché da tale provvedimento il trasferimento risultava essere avvenuto “a domanda”, piuttosto che essere stato disposto “d’autorità”, al ricorrente non venivano attribuiti i benefici economici previsti dalle LL. nn. 100/1987 e 86/2001.

Non ritenendo corretta la qualificazione del provvedimento sopra indicato, il ricorrente, sul presupposto di essere stato oggetto di un trasferimento “d’autorità”, e a seguito di diniego del beneficio da parte dell’amministrazione, chiede ora che gli venga riconosciuto il diritto alle indennità di cui all’art. 1 della l. n. 100 del 10.3.1987 e all’ art. 1 della l. 29.3.2001 n. 86, di cui asserisce la violazione, denunciando altresì l’eccesso di potere in cui è incorsa l’Amministrazione.

Resiste in giudizio l’Amministrazione intimata.

Il ricorso merita accoglimento.

Il trasferimento del ricorrente è stato operato per sopperire alle prevalenti esigenze dell’Amministrazione a causa della soppressione dell’unità operativa di Avola presso la quale egli prestava servizio; la domanda di trasferimento è stata difatti presentata dal ricorrente non spontaneamente, ma su “richiesta” del Comando regionale della Guardia di Finanza che con il radiomessaggio n. 54105/P/3 del 4.6.2005 ha dato disposizione di interpellare i militari in forza presso la brigata sopprimenda, al fine di valutare la possibilità di soddisfacimento delle loro esigenze in ordine al (comunque previsto) trasferimento.

E’ palese, allora, che il fine perseguito è quello dell’Amministrazione militare di provvedere alla sollecita e completa revisione organizzativa del Comando Regionale Sicilia; il fatto che il ricorrente abbia aderito all’interpello, sottoscrivendo l’istanza in cui manifestava la propria preferenza, non è idoneo a modificare la natura del provvedimento disposto nei suoi confronti, che è nella sostanza un trasferimento di autorità.

La prevalente giurisprudenza amministrativa, anche di questa Sezione ( cfr. ex multis, TAR Catania, sez. III, 3 marzo 2014, n. 721), ha da tempo ritenuto che rientrano nel concetto di trasferimento d’autorità non solo i trasferimenti d’ufficio per esigenze di servizio disposti unilateralmente dall’Amministrazione, ma tutte le ipotesi in cui il trasferimento del militare prescinda comunque dalla sua volontà ed appaia il risultato di una determinazione autoritativa propria dell’Amministrazione militare, a nulla rilevando, in questi casi, la dichiarazione di gradimento espressa dal dipendente a seguito dell’invito (interpello) diramato dalla P.A. per raccogliere eventuali specifiche preferenze verso la futura sede di assegnazione (Consiglio di Stato, sez. IV, 7 febbraio 2011, n. 834; T.A.R. Lazio Roma, sez. II, 02 marzo 2010, n. 3267).

Nella fattispecie, è evidente che il disposto trasferimento del ricorrente risponde alle prevalenti ragioni organizzative dell’Amministrazione e che mai egli vi avrebbe fatto ricorso per soddisfare un interesse proprio.

Conseguentemente, vertendosi in materia di giurisdizione esclusiva del G.A. ex art. 133, comma primo, lettera i) c.p.a., va accolta la domanda di accertamento del diritto del ricorrente a percepire le indennità di cui alle LL. nn. 100/1987 e 86/2001.

Le spese di giudizio seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia sezione staccata di Catania (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie per gli effetti di cui in motivazione.

Condanna l’amministrazione intimata alla refusione delle spese processuali nei confronti del ricorrente, che liquida in euro 1.000,00 (mille/00), più IVA e CPA come per legge.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Catania nella camera di consiglio del giorno 21 giugno 2017 con l’intervento dei magistrati:

Pancrazio Maria Savasta, Presidente

Maria Stella Boscarino, Consigliere

Giuseppa Leggio, Consigliere, Estensore

articolo dell’Avv. Luca Foscoliano

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