Concorsi Polizia: illegittimo il requisito di un’altezza minima.

È illegittima la previsione di limiti di altezza in materia di reclutamenti del personale delle Forze armate e per l’accesso ai ruoli del personale delle Forze di polizia a ordinamento militare e civile e del Corpo dei vigili del fuoco.

Il Tar Lazio, Sez. Roma, sent. 11382/2017, ha affermato che a norma degli artt. 5, comma 3, e 6, comma 2, del D.P.R. 17 dicembre 2015, n. 207, attuativo della disciplina di cui alla L. 12 gennaio 2015, n. 2, per i bandi pubblicati successivamente al 13 gennaio 2016, non è più applicabile nessuna disposizione di natura regolamentare o amministrativa che preveda limiti di altezza in materia di reclutamenti del personale delle Forze armate e per l’accesso ai ruoli del personale delle Forze di polizia a ordinamento militare e civile e del Corpo dei vigili del fuoco. Questa decisione conferma l’orientamento già espresso in altra sentenza analizzata qui.


Pubblicato il 17/11/2017

N. 11382/2017 REG.PROV.COLL.

N. 10063/2017 REG.RIC.

logo

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

(Sezione Prima Quater)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

ex art. 60 cod. proc. amm.;
sul ricorso numero di registro generale 10063 del 2017, proposto da:
Roberta Ribaudo, rappresentata e difesa dagli avv.ti Francesco Leone, Simona Fell e Chiara Campanelli, con domicilio eletto presso lo studio Leone in Roma, Lungotevere Marzio, 3;

contro

Ministero Interno – Dipartimento Polizia di Stato, in persona del Ministro in carica, rappresentato e difeso per legge dall’Avvocatura Generale dello Stato, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, 12;

per l’annullamento

– del “verbale di notifica” del 12 luglio 2017 redatto dalla Commissione Medica per l’accertamento dei requisiti psico-fisici, con il quale la ricorrente è stata ritenuta “non idonea al servizio di polizia” e, conseguentemente, esclusa dal “Concorso pubblico, per esami, a 320 posti di allievo vice ispettore del ruolo degli ispettori della Polizia di Stato”, indetto con D.M. 17 dicembre 2015 e pubblicato nella G.U. – 4° serie speciale concorsi ed esami del 22 dicembre 2015;

– dell’eventuale provvedimento di esclusione, ad oggi non ancora comunicato;

– del verbale redatto dalla Commissione Medica in sede di svolgimento dell’accertamento dei requisiti psico-fisici eseguito dall’odierna ricorrente in seno agli accertamenti prescritti dall’art. 5, commi 1 e 2, del D.M. 28 aprile 2005, n. 129;

– qualora esistenti, dei verbali comprovanti il corretto funzionamento dei macchinari utilizzati in fase di accertamento dei requisiti psico-fisici e, precisamente, di espletamento della misurazione della ricorrente, non ostesi in sede di accesso agli atti;

– della graduatoria endoprocedimentale dei candidati ammessi a sostenere la prova orale, non pubblicata, nella parte in cui non è presente in nominativo della ricorrente;

– della graduatoria definitiva, ad oggi non formata e non pubblicata, nella parte in cui non è presente in nominativo della ricorrente;

– di ogni altro atto presupposto, connesso e/o consequenziale;

e per la condanna ex art. 30 c.p.a. dell’Amministrazione al risarcimento in forma specifica del danno subito dalla ricorrente ordinando l’inserimento della stessa nella graduatoria degli ammessi alla prova orale e nella graduatoria definitiva – ad oggi non ancora formata – del concorso in oggetto e la contestuale ammissione della stessa in qualità di allievo alla frequenza corso di formazione, di cui all’art. 24, del bando de quo, nonché, ove occorra e, comunque in via subordinata, al risarcimento del danno per perdita di chance e delle relative somme, con interessi e rivalutazione, come per legge.

 

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio del Ministero Interno;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatrice la dott.ssa Laura Marzano;

Uditi, nella camera di consiglio del giorno 14 novembre 2017, i difensori come specificato nel verbale;

Sentite le stesse parti ai sensi dell’art. 60 cod. proc. amm.;

 

Con il ricorso in epigrafe la ricorrente ha impugnato il provvedimento con cui, a seguito di visita medica, è stata esclusa dal concorso pubblico per il reclutamento di 320 vice ispettori della Polizia di Stato, bandito con D.M. 17 dicembre 2015, per carenza del requisito dell’altezza minima (cm 1,61), previsto, per le candidate di sesso femminile, dal D.M. 30 giugno 2003, n. 198, art. 3, comma 1, lett. b), nonché gli atti a esso presupposti, essendo risultata la sua statura di cm 157,5.

L’amministrazione si è costituita in giudizio solo formalmente.

Alla camera di consiglio del 14 novembre 2017, fissata per la trattazione della domanda cautelare, dato avviso della possibilità di definire il giudizio con sentenza in forma semplificata, la causa è stata trattenuta in decisione.

Il ricorso è fondato e va accolto.

In particolare è fondata la censura in ordine all’illegittimità della esclusione per mancanza del requisito dell’altezza minima.

A norma degli artt. 5, comma 3, e 6, comma 2, del D.P.R. 17 dicembre 2015, n. 207, attuativo della disciplina di cui alla L. 12 gennaio 2015, n. 2, per i bandi pubblicati successivamente al 13 gennaio 2016, non è più applicabile nessuna disposizione di natura regolamentare o amministrativa che preveda limiti di altezza in materia di reclutamenti del personale delle Forze armate e per l’accesso ai ruoli del personale delle Forze di polizia a ordinamento militare e civile e del Corpo dei vigili del fuoco.

Ciò posto il Collegio rileva che giurisprudenza ormai consolidata ha valorizzato il precetto primario contenuto nella citata L. 2/2015 e i correlati principi enunciati dalla sentenza della Corte Costituzionale 15 aprile 1993, n. 163 e dalla direttiva 2000/78/CE, in tema di divieto di discriminazione all’accesso al pubblico impiego, anche laddove si tratti di attività lavorative che richiedano particolari capacità fisiche, come quelle da svolgersi all’interno delle forze armate o dei servizi di polizia, stabilendone la immediata operatività.

In particolare è stato chiarito che, ai fini dell’applicazione della predetta novella normativa, il discrimine temporale è costituito dal momento dell’arruolamento, ditalchè la disposizione deve trovare applicazione alle ammissioni nei ruoli successive alla data del 16 gennaio 2016 (cfr. T.A.R. Lazio, Roma, Sez. I Quater, 12 ottobre 2017, n. 10284 e n. 10283; id. 27 settembre 2017, n. 9932; Cons. Stato, IV, 6 giugno 2017, n. 2706).

Nel caso di specie, l’arruolamento conseguente al concorso per cui è causa, è sicuramente successivo a tale data.

Per le suesposte considerazioni il ricorso, assorbite le ulteriori censure, deve essere accolto e, per l’effetto, gli atti impugnati, nei limiti dell’interesse azionato in giudizio, devono essere annullati.

Le spese del giudizio seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, Roma, Sezione Prima Quater, definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe, lo accoglie e, per l’effetto, annulla gli atti impugnati nei limiti di cui in motivazione.

Condanna l’amministrazione alle spese del giudizio che liquida in € 500,00 (cinquecento) oltre oneri di legge.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 14 novembre 2017 con l’intervento dei magistrati:

Salvatore Mezzacapo, Presidente

Anna Bottiglieri, Consigliere

Laura Marzano, Consigliere, Estensore

articolo dell’Avv. Luca Foscoliano

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...