Il soggetto laureato in Odontoiatria ha diritto a non svolgere il test di ammissione alla facoltà di Medicina.

Il laureato in Odontoiatria che faccia richiesta di iscrizione alla facoltà di Medicina ha diritto all’iscrizione al secondo anno del corso di laurea senza necessità di effettuare il test di ammissione.

Il Tar Lazio, sez. Roma, sent. n. 11315/2017, ha affermato che il laureato in Odontoiatria non necessita di effettuare il test di ammissione al corso di studi in Medicina e ha diritto all’iscrizione al secondo anno del corso di studi. Infatti, l’interessato ha già superato apposito test di ammissione al corso di laurea in Odontoiatria, ora in comune a quello per l’accesso al corso di Medicina e, avendo conseguito il diploma di laurea in Odontoiatria, in seguito al riconoscimento degli esami utili sostenuti, accederebbe ad un anno di corso successivo al primo.

Da tutto ciò discende da un lato che nei confronti del ricorrente risulta soddisfatta la logica sottesa ai test del perseguimento di alti standard formativi, dall’altro che non si sottraggono posti agli attuali aspiranti, ex art.4 della Legge n.264 del 1999 (cfr., tra le altre, TAR Abruzzo, n.805 del 2015 e TAR Lazio, III, n.4477 del 2017).


Pubblicato il 14/11/2017

N. 11315/2017 REG.PROV.COLL.

N. 15480/2016 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

(Sezione Terza)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 15480 del 2016, proposto da: Angelo Di Sciascio, rappresentato e difeso dagli avvocati Francesco Leone, Simona Fell, Chiara Campanelli, con domicilio eletto presso lo Studio Legale Leone – Fell & Associati in Roma, via Lungotevere Marzio, 3;

contro

Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, Università degli Studi del Molise, in persona dei legali rappresentanti p.t., rappresentati e difesi secondo legge dall’Avvocatura Generale dello Stato, con domicilio eletto presso la stessa in Roma, via dei Portoghesi, 12;

per l’annullamento,

previa sospensione dell’efficacia,

dell’atto del 3 ottobre 2016, col quale l’Ateneo respingeva la domanda di iscrizione al corso di laurea in medicina in un anno successivo al primo, di ogni altro atto presupposto, connesso e conseguente.

 

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio del Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca e dell’Università degli Studi del Molise;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 12 luglio 2017 il dott. Silvio Lomazzi e uditi per la parte ricorrente l’Avv. L. Salernitano, in sostituzione dell’Avv. F. Leone, e per l’Amministrazione resistente l’Avvocato dello Stato Valentina Fico;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue:

 

FATTO e DIRITTO

Il Sig. Angelo Di Sciascio, superato apposito test di ammissione, si iscriveva al corso universitario di odontoiatria e conseguiva la relativa laurea nel 2006.

Il 9 settembre 2016 inoltre l’interessato presentava istanza all’Università degli Studi del Molise per l’iscrizione al corso di medicina in un anno successivo al primo.

L’Ateneo, con nota del 3 ottobre 2016, respingeva la richiesta, segnalando che era comunque necessario superare previamente una prova di ingresso, ai sensi dell’art.4 della Legge n.264 del 1999.

L’istante impugnava quindi il suindicato diniego, censurandolo per violazione dell’art.30 del Regolamento didattico, dell’art.2 del D.M. n.546 del 2016, degli artt.3, 4 della Legge n.264 del 1999, dell’art.10 bis della Legge n.241 del 1990, degli artt.3, 36, 97 Cost., per incompetenza, per eccesso di potere sotto il profilo del travisamento dei fatti, dell’erroneità dei presupposti, del difetto di istruttoria, della disparità di trattamento, dell’arbitrarietà e irrazionalità dell’azione, della carenza di proporzionalità, dell’irragionevolezza e illogicità.

Il ricorrente in particolare ha fatto presente che l’atto gravato doveva essere emesso dal Consiglio didattico e che comunque era mancato il preavviso di diniego.

L’interessato ha sostenuto inoltre che il test di ingresso era necessario per l’iscrizione al primo anno del corso di laurea e non ad un anno successivo, come richiesto; che aveva già conseguito la laurea in odontoiatria, con superamento del relativo test, ora in comune a quello per l’accesso al corso di medicina.

Il Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca e l’Università degli Studi del Molise si costituivano in giudizio per la reiezione del gravame, deducendone l’infondatezza nel merito; il Ministero inoltre richiedeva l’estromissione dal giudizio per difetto di legittimazione passiva, non risultando impugnato un proprio atto.

Con ordinanza n.916 del 2017 il Tribunale accoglieva, ai fini del riesame, la domanda cautelare presentata dal ricorrente.

Con delibera del Consiglio di corso del 14 marzo 2017, in esecuzione della predetta misura cautelare, veniva respinta la richiesta di iscrizione al corso di laurea in medicina.

Con memoria il Ministero ribadiva i propri assunti nel merito.

Con successivo deposito il ricorrente produceva documentazione relativa all’avvenuta iscrizione presso la facoltà di medicina per l’anno accademico 2016/2017.

Nell’udienza del 12 luglio 2017 la causa veniva discussa e quindi trattenuta in decisione.

Va in primo luogo respinta la richiesta di estromissione dal giudizio del Ministero per asserito difetto di legittimazione passiva, dal momento che viene in contestazione anche la disciplina di riferimento contenuta nel D.M. n.546 del 2016 (cfr. punti 11, 12 all’all.2).

Il ricorso nel merito è fondato e va pertanto accolto, con conseguente annullamento dell’atto di diniego impugnato.

Invero va evidenziato al riguardo che l’interessato riferisce di aver già superato apposito test di ammissione al corso di laurea in odontoiatria, ora in comune a quello per l’accesso al corso di medicina.

Va inoltre rilevato che il ricorrente, avendo conseguito il diploma di laurea in odontoiatria, in seguito al riconoscimento degli esami utili sostenuti, accederebbe ad un anno di corso successivo al primo.

Da tutto ciò discende da un lato che nei confronti del ricorrente risulta soddisfatta la logica sottesa ai test del perseguimento di alti standard formativi, dall’altro che non si sottraggono posti agli attuali aspiranti, ex art.4 della Legge n.264 del 1999 (cfr., tra le altre, TAR Abruzzo, n.805 del 2015 e TAR Lazio, III, n.4477 del 2017).

Restano assorbite per difetto di rilevanza le rimanenti censure.

Le spese di giudizio, liquidate in dispositivo, seguono la soccombenza.

P.Q.M.

Definitivamente pronunciando, accoglie il ricorso n.15480/2016 indicato in epigrafe e per l’effetto annulla l’atto impugnato.

Condanna il Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca e l’Università degli Studi del Molise al pagamento, in parti uguali, in favore del ricorrente, delle spese di giudizio, che liquida complessivamente in €2.000,00 (Duemila/00) oltre a IVA e CPA come per legge.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’Autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 12 luglio 2017 con l’intervento dei magistrati:

Gabriella De Michele, Presidente

Silvio Lomazzi, Consigliere, Estensore

Achille Sinatra, Consigliere

14/12/2017, articolo dell’Avv. Luca Foscoliano

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