Revoca patente decorre dal momento dell’accertamento del fatto e non dalla condanna penale.

La durata della revoca della patente disposta a seguito di processo penale comincia a decorrere dal momento dell’accertamento del fatto e non dalla data della condanna.

Il Tar Lombardia, sez. Brescia, sent. n. 1321/2017, ha recentemente ribadito l’orientamento per cui la revoca della licenza di guida conseguente alla condanna per guida in stato di ebbrezza decorre dal giorno del ritiro del titolo e non dalla data della sentenza, stante l’effetto anticipatorio della pena della sospensione cautelare. Tale orientamento era già stato affermato dallo stesso Tar Brescia nella sentenza già analizzata qui.


Pubblicato il 13/11/2017

N. 01321/2017 REG.PROV.COLL.

N. 00922/2017 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia

sezione staccata di Brescia (Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

ex art. 60 cod. proc. amm.;
sul ricorso numero di registro generale 922 del 2017, proposto da:
-OMISSIS-, rappresentato e difeso dall’avvocato Anna Ferraris, domiciliato ex art. 25 cpa presso T.A.R. Segreteria in Brescia, via Carlo Zima, 3;

contro

U.T.G. – Prefettura di Cremona, Ministero Interno, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentati e difesi per legge dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato, domiciliata in Brescia, via S. Caterina, 6;

per l’annullamento

– DEL PROVVEDIMENTO DEL PREFETTO DI CREMONA IN DATA 11/9/2017, RECANTE LA REVOCA DELLA PATENTE DI GUIDA PER UN TRIENNIO, LIMITATAMENTE AL COMPUTO DEL TERMINE PREDETTO;

– DI OGNI ALTRO ATTO PREPARATORIO, PRESUPPOSTO, CONSEGUENTE E, COMUNQUE, CONNESSO CON L’ATTO IMPUGNATO.

 

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio di U.T.G. – Prefettura di Cremona e di Ministero Interno;

Viste le memorie difensive e tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 8 novembre 2017 il dott. Stefano Tenca e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Sentite le stesse parti ai sensi dell’art. 60 cod. proc. amm.;

 

Rilevato:

– che il Collegio non ritiene di discostarsi dall’orientamento di questa Sezione (cfr. da ultimo sentenza breve 10/5/2017 n. 624; si vedano anche le pronunce 20/1/2017 n. 60; 24/9/2016 n. 1229; 6/6/2016 n. 792);

– che il ricorrente è rimasto coinvolto in un sinistro stradale, mettendosi alla guida in stato di ebbrezza con tasso alcolemico accertato superiore a 1,5 grammi per litro;

– che il Prefetto di Cremona, con provvedimento del 2/4/2014, aveva disposto la sospensione cautelare della patente per il periodo di un anno;

– che, in data 7/7/2017, è divenuta irrevocabile la sentenza del Tribunale di Cremona n. 1071/2016, che ha comminato la sanzione accessoria della revoca della patente di guida;

– che, con il provvedimento dell’11/9/2017 impugnato in questa sede, il Prefetto ha applicato la misura amministrativa, che inibisce il conseguimento di un nuovo titolo di guida “… dalla data di accertamento del reato (07/07/2017)”;

– che la disposizione richiamata individua la decorrenza del periodo triennale di inibizione coatta al conseguimento di un nuovo documento di guida nella “data di accertamento del reato”, coincidente con l’irrevocabilità del provvedimento del giudice penale;

Considerato:

– che questo T.A.R. ha già affermato la propria giurisdizione sulla vicenda controversa, seppur nella consapevolezza di un opposto orientamento giurisprudenziale;

– che, in particolare, si controverte di un provvedimento abilitativo che rimane costantemente nella sfera di vigilanza dell’amministrazione, frutto di un’attività da quest’ultima svolta nell’esercizio di funzioni pubbliche connesse alla sicurezza della viabilità (cfr. sentenza Sezione 6/6/2016 n. 792);

Tenuto conto:

– che il provvedimento è stato adottato prendendo le mosse dalla constatazione che la durata dell’inibizione, pari a tre anni in base all’art. 219 comma 3-ter del Codice della Strada, è collegata espressamente alla data di accertamento del reato;

– che, come si è già avuto modo di affermare nell’ordinanza di questa Sezione n. 117/2016, “… L’accertamento rilevante è quindi solo quello che rende non più contestabile la qualificazione dei fatti come reato. Conseguentemente, occorre fare riferimento alla data di deposito della sentenza definitiva”, soluzione che “sembra coerente con le esigenze implicite nel sistema della vigilanza sull’uso della patente di guida, in quanto assicura l’effettività della sanzione amministrativa, evitando contemporaneamente un utilizzo opportunistico delle impugnazioni davanti al giudice penale”;

– che è stato altresì sostenuto (cfr. sentenza Sezione 10/5/2017 n. 624 che <<… la durata dell’inibizione alla guida, pari a tre anni in base all’art. 219 comma 3-ter del codice della strada, è collegata espressamente alla data di accertamento del reato. La formula scelta dal legislatore non è riferibile agli uffici dell’amministrazione, i quali si occupano per primi della ricostruzione dei fatti, formulando la notizia di reato, ma rimettono poi necessariamente la valutazione definitiva al giudice penale. L’accertamento rilevante è quindi solo quello che rende non più contestabile la qualificazione del fatto come reato. Conseguentemente, occorre fare riferimento a una sentenza non impugnabile, e precisamente al deposito della stessa, essendo l’accertamento contenuto nel complesso delle motivazioni; …. non contrasta con questa interpretazione la presenza della procedura di revoca ai sensi dell’art. 219 comma 2 del codice della strada, che si basa su un accertamento effettuato in sede amministrativa. Dopo l’entrata in vigore dell’art. 219 comma 3-ter del codice della strada, che riguarda specificamente la revoca quale sanzione amministrativa accessoria a una sanzione penale (per i reati ivi descritti), la disciplina generale del comma 2 può essere applicata soltanto a fattispecie residuali, e principalmente ai casi in cui la revoca sia accessoria a una sanzione amministrativa pecuniaria>>;

Dato atto:

– che è però necessario garantire che non sia oltrepassato il tetto sanzionatorio stabilito dal legislatore;

– che, nel coordinamento tra la sospensione disposta dalla Prefettura e la revoca disposta dal giudice penale, “Il tempo di inibizione collegato alla revoca può infatti essere inteso come la durata massima della sospensione, e pertanto il cumulo di queste sanzioni non può eccedere il risultato sostanziale di quella più grave, ossia della revoca” (sentenza Sezione 10/5/2016 n. 650, che risulta appellata);

– che la sospensione interviene nell’immediatezza del fatto, senza le garanzie dell’accertamento in sede penale, e dunque è destinata a essere assorbita nella sospensione disposta dal giudice penale, con detrazione del periodo di tempo già scontato (cfr. sentenza Sezione 28/4/2016 n. 600);

– che questo Tribunale ritiene che la funzione “anticipatoria” della sanzione accessoria (che per sua natura deve seguire il momento dell’accertamento della responsabilità penale), motivata da ragioni di sicurezza e prevenzione di ulteriori violazioni, possa essere garantita dall’applicazione, come avvenuto nel caso di specie, della sospensione temporanea della patente;

– che tale periodo deve, però, essere, successivamente alla condanna, scomputato dal triennio previsto dalla norma che dispone la revoca della patente e l’impossibilità di ottenerne una nuova per tale periodo;

– che in definitiva, nello specifico, essendovi stata l’effettiva sottrazione della patente di guida in seguito alla sospensione disposta dalla Prefettura, la durata dell’inibizione collegata alla revoca deve essere ridotta dell’esatto numero di giorni in cui il ricorrente è rimasto privo della facoltà di guidare, in diretta conseguenza del provvedimento prefettizio;

– che quest’ultimo ha prodotto i suoi effetti per la durata di un anno, e pertanto questo è l’arco temporale da scomputare, restando indifferente l’ulteriore periodo connesso all’esito positivo dell’esame di idoneità demandato alla Commissione medica locale (correlato anche all’iniziativa e allo stato di salute della parte interessata);

Ritenuto, in conclusione:

– che il ricorso è fondato e merita accoglimento, nei termini appena illustrati;

– che le spese del giudizio possono trovare compensazione tra le parti in causa, alla luce delle oscillazioni giurisprudenziali in materia, soprattutto sul versante della giurisdizione;

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia sezione staccata di Brescia (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe, lo accoglie nei limiti di cui in motivazione e per l’effetto annulla parzialmente l’atto impugnato, fatti salvi gli ulteriori provvedimenti che l’amministrazione intenderà adottare.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

La presente sentenza è depositata presso la Segreteria del Tribunale che provvederà a darne comunicazione alle parti.

Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all’art. 52, comma 1 D. Lgs. 30 giugno 2003 n. 196, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all’oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi altro dato idoneo ad identificare la parte ricorrente.

Così deciso in Brescia nella camera di consiglio del giorno 8 novembre 2017 con l’intervento dei magistrati:

Roberto Politi, Presidente

Mauro Pedron, Consigliere

Stefano Tenca, Consigliere, Estensore

11/12/2017, articolo dell’Avv. Luca Foscoliano

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