Accesso a facoltà di Odontoiatria: i posti non assegnati ai cittadini stranieri devono essere attribuiti agli altri concorrenti tramite scorrimento di graduatoria.

Il Decreto Ministeriale che chiude le graduatorie di assegnazione dei posti nelle facoltà a numero chiuso è illegittimo se non attribuisce, tramite scorrimento delle graduatorie, anche quelli originariamente riservati ai cittadini stranieri e rimasti vacanti.

Il Tar Lazio, sez. Roma, sent. 11567/2017, ribadisce l’ormai consolidato orientamento per cui i posti riservati agli stranieri nel bando per l’accesso alla facoltà di Odontoiatria devono essere assegnati, se non coperti integralmente, agli altri concorrenti mediante scorrimento delle graduatorie. Questa pronuncia si allinea a un’altra sentenza già trattate in questo blog  qui .

 


Pubblicato il 22/11/2017

N. 11567/2017 REG.PROV.COLL.

N. 15309/2015 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

(Sezione Terza Bis)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 15309 del 2015, integrato da motivi aggiunti, proposto da:
Federico Vernoia, rappresentato e difeso dagli avvocati Michele Bonetti, Santi Delia, Umberto Cantelli, con domicilio eletto presso lo studio Michele Bonetti in Roma, via S. Tommaso D’Aquino, 47;

contro

Ministero dell’Istruzione dell’Universita’ e della Ricerca, Universita’ degli Studi di Chieti G.D’Annunzio, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentati e difesi per legge dall’Avvocatura Generale Dello Stato, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, 12;
Cineca, non costituito in giudizio;

nei confronti di

Carlo Zanoni e Pier Luigi Mastromauro, non costituiti in giudizio;

per l’annullamento

del provvedimento di diniego di ammissione al corso di laurea in medicina e chirurgia e odontoiatria e protesi dentaria per l’a.a. 2015/2016;

e per il risarcimento dei danni conseguenti;

 

Visti il ricorso, i motivi aggiunti e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e dell’Università degli Studi di Chieti G.D’Annunzio;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 16 maggio 2017 la dott.ssa Maria Cristina Quiligotti e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

 

FATTO e DIRITTO

Con il ricorso introduttivo del giudizio il ricorrente – il quale ha conseguito un punteggio pari a n. 3,20 punti – ha impugnato tutti gli atti della procedura avente a oggetto la prova per l’immatricolazione al corso di laurea di Odontoiatria per l’a.a. 2015/2016, con specifico riguardo alla propria situazione di disabilità, in quanto affetto da sordomutismo e grave ritardo linguistico.

In particolare ha rilevato di avere specificatamente richiesto, in considerazione della predetta disabilità, ai sensi dell’art. 14 del bando della procedura concorsuale di cui trattasi, di potere usufruire del tempo aggiuntivo, della calcolatrice, di un test personalizzato e di un tutor specializzato nonchè di un ambiente silenzioso, e di avere, invece, potuto usufruire esclusivamente di un tutor non specializzato che ha operato nella medesima aula degli altri candidati.

Il predetto motivo di censura è infondato per le medesime ragioni già sinteticamente illustrate in sede cautelare nell’ordinanza della sezione n. 1197/2016 (passata in giudicato a seguito della rinuncia da parte del ricorrente all’appello cautelare come attestato dall’ordinanza del C.d.S., sez. VI, n. 2389/2016 ), atteso che “dall’esame della documentazione in atti, emerge che il ricorrente, con la propria istanza del 17.7.2015, ha richiesto all’università un tempo integrativo nonché il tutor specializzato, senza alcuna ulteriore specificazione al riguardo, e che l’università ha concesso entrambe le misure;”.

Altrettanto infondata è la censura con la quale si è sostenuta l’illegittimità della procedura per la mancata predisposizione di test specifici per la tipologia di disabilità di cui è affetto il ricorrente, in sostanza ritenuto eccessivamente lungo e complesso, atteso che la parità di trattamento ai fini della garanzia del rispetto del diritto allo studio e al lavoro che l’ordinamento garantisce al disabile non può consentire che, in una procedura concorsuale necessariamente competitiva per la limitatezza dei posti disponibili, le prove di concorso siano semplificate nei loro contenuti per alcuni candidati e non per altri, risultando, altrimenti, violata proprio la suddetta parità, prevedendosi, invece, specifiche modalità di espletamento delle prove che consentano anche al disabile di prendervi parte nelle indicate condizioni di parità.

E, nella fattispecie, alla luce di quanto in precedenza rilevato, gli accorgimenti espressamente richiesti da parte ricorrente sono stati forniti da parte dell’amministrazione procedente.

Il ricorso è, invece, fondato quanto al motivo di ricorso relativo al mancato scorrimento della graduatoria sui posti dei cittadini extracomunitari.

La questione della legittimità del mancato scorrimento sui posti rimasti liberi e disponibili è stata già definita con la sentenza della sezione n. 10248/2016 con la quale è stato disposto che “il ricorso vada accolto, con annullamento del D.M. impugnato nella parte in cui il decreto di chiusura degli scorrimenti della graduatoria alla data del 10 febbraio 2016 nulla dispone con riferimento all’assegnazione dei posti ancora liberi in quanto non assegnati a studenti extracomunitari, in considerazione della giurisprudenza amministrativa maggioritaria secondo cui la garanzia del diritto allo studio, sancita dall’art. 34, primo comma, della Costituzione, porta a privilegiare la tesi dello scorrimento degli studenti comunitari non utilmente collocati in graduatoria, nei posti assegnati agli studenti extracomunitari rimasti non utilizzati.

Come già affermato in taluni precedenti della Sezione (tra le molte si legga la sentenza n. 5348/2017) e dal Consiglio di Stato in sede cautelare (sez. VI, ordinanza n. 4004/2016 del 16.9.2016) il D.M. n. 463/2015, recante la disciplina concorsuale, non aveva previsto che, nel caso in cui al momento della chiusura della graduatoria fossero rimasti dei posti disponibili, questi non sarebbero stati riassegnati nei singoli Atenei.

Inoltre si rileva che l’accesso ai corsi a numero programmato può essere limitato, previa individuazione del contingente numerico dei posti disponibili per ogni anno accademico, individuazione che è il risultato della rilevazione del fabbisogno professionale definito dal Ministero della Salute di anno in anno e del potenziale dell’offerta formativa degli atenei.

Il fabbisogno nazionale per l’a.a. 2015/2016 è stato definito in n. 9530 futuri medici e, conseguentemente, il Ministero avrebbe dovuto garantire l’immatricolazione dei predetti n. 9530 candidati e, tuttavia, con il D.M. dell’8 febbraio 2016, il Ministero ha previsto, oltre che la chiusura della graduatoria del Corso di Laurea di cui trattasi, anche la mancata riassegnazione dei posti eventualmente rimasti disponibili sebbene a seguito di eventuali rinunce effettuate dopo l’immatricolazione; operando in tal modo l’amministrazione ha, di fatto, ridotto i posti in totale messi a bando per l’anno accademico corrente e come in precedenza individuati.

Invece, proprio alla luce della logica sottesa all’introduzione ed alla disciplina del numero programmato per l’accesso ai corsi di laurea di cui trattasi, si ritiene che l’amministrazione abbia l’obbligo giuridico di provvedere alla copertura di tutti i posti messi a bando fino al loro completo esaurimento.

L’esigenza cui, pertanto, ha dato risposta l’impugnato D.M. da rinvenirsi evidentemente nella necessità di chiudere la graduatoria entro un termine definito e non troppo avanzato avuto riguardo alla data di inizio dell’anno accademico e di svolgimento delle lezioni a frequenza obbligatoria e di bloccare, conseguentemente, anche i relativi scorrimenti onde consentire una definizione degli immatricolati ai fini dell’organizzazione dei corsi e di un ordinato inizio dell’anno accademico, seppure meritevole di tutela, deve, tuttavia, ritenersi essere recessiva rispetto al diritto del candidato a ottenere l’immatricolazione al corso di laurea nell’ambito dei limiti dei posti messi a concorso e sulla base del punteggio da questi concretamente ottenuto e dunque dal suo effettivo posizionamento nella graduatoria complessiva.

Conclusivamente l’amministrazione deve garantire il diritto dei candidati a frequentare il loro percorso di studi, in virtù della disponibilità dei posti rimasti non coperti.

Il ricorso deve, pertanto, essere accolto per l’assorbente motivo sopra indicato con la conseguenza che l’amministrazione deve procedere al riesame dell’istanza di immatricolazione di parte ricorrente al corso di laurea di cui trattasi, previa verifica, in primo luogo, di posti liberi per l’anno accademico 2015/2016, e, in secondo luogo, della sussistenza di una posizione “utile” in capo a parte ricorrente ai fini della collocazione degli studenti da immatricolare, sulla base della posizione rivestita da parte ricorrente nella graduatoria finale alla luce del punteggio in concreto conseguito.

Le spese possono essere compensate, attesa la ancora recente novità della giurisprudenza seguita.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza bis), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, annulla i provvedimenti impugnati nei sensi di cui in motivazione e ordina all’amministrazione di procedere allo scorrimento previa verifica dei posti disponibili e della posizione di parte ricorrente.

Compensa le spese del giudizio.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 16 maggio 2017 con l’intervento dei magistrati:

Riccardo Savoia, Presidente

Maria Cristina Quiligotti, Consigliere, Estensore

Emanuela Loria, Consigliere

24/11/2017, articolo dell’Avv. Luca Foscoliano

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