Polizia: la richiesta di trasferimento ai ruoli civili dell’Interno non rigettata entro 150 giorni deve intendersi accolta.

L’agente che ha avanzato richiesta volta al passaggio nei ruoli dell’Amministrazione Civile dell’Interno, ai sensi del D.P.R. n. 339/1982, deve ricevere risposta entro il termine di 150 giorni, altrimenti deve ritenersi accolta.

Il Tar Sardegna, sent. 695/2017, ha recentemente affermato che la domanda di transito ad altra amministrazione debba trovare un diniego esplicito entro il termine di 150 giorni. In difetto, l’istanza deve ritenersi accolta ai sensi della formulazione dell’art. 8 del D.P.R. n. 339 del 1982 (recante norme sul «Passaggio del personale non idoneo all’espletamento dei servizi di polizia, ad altri ruoli dell’Amministrazione della pubblica sicurezza o di altre amministrazioni dello Stato»).


Pubblicato il 16/11/2017

N. 00695/2017 REG.PROV.COLL.

N. 00739/2016 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sardegna

(Sezione Seconda)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 739 del 2016, proposto da:
-OMISSIS-, rappresentato e difeso dagli avvocati Patrizio Rovelli e Silvia Onnis, con elezione di domicilio come da procura speciale in atti;

contro

Ministero dell’Interno, in persona del Ministro in carica, rappresentato e difeso dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Cagliari, presso i cui Uffici in Cagliari è per legge domiciliato;

per l’annullamento

– del provvedimento del Ministero dell’Interno – Dipartimento per le Politiche del Personale dell’Amministrazione Civile e per le Risorse Strumentali e Finanziarie, datato 10.5.2016 e notificato in data 27.5.2016, con il quale il Direttore Centrale ha disposto il non accoglimento dell’istanza del -OMISSIS-, già assistente capo delle Polizia di Stato, intesa ad ottenere il passaggio nei ruoli dell’Amministrazione Civile dell’Interno, ai sensi del D.P.R. n. 339/1982;

– del presupposto verbale della seduta del Consiglio di Amministrazione in data 7.4.2016, recante parere contrario al transito del richiedente nei ruoli dell’Amministrazione Civile dell’Interno;

– della nota del Ministero dell’Interno – Dipartimento della Pubblica Sicurezza – Direzione Centrale per le Risorse Umane – Servizio Sovrintendenti, Assistenti ed Agenti – Divisione I – Sezione Stato Giuridico prot. n. 333-D/50868-339 del 16.5.2016, notificata anch’essa in data 27.5.2016, con la quale il Direttore della Divisione ha reso nota alla Questura e alla Prefettura di Cagliari la conclusione negativa della procedura di passaggio;

– del decreto n.33-D/50868/DIS datato 16.5.2016 e notificato in data 12.7.2016, con il quale il Direttore Centrale del Dipartimento della Pubblica Sicurezza – Direzione Centrale del Dipartimento della Pubblica Sicurezza – Direzione Centrale per le Risorse Umane ha “dispensato [-OMISSIS-] dal servizio per fisica inabilità a decorrere dal 12.5.2016, cessando conseguentemente, a decorrere della stessa data, dalla posizione di aspettativa speciale nella quale era stato collocato, ai sensi dell’art. 8, ultimo comma, D.P.R. n. 339/1982, in attesa della definizione della procedura di passaggio”;

– di tutti gli altri atti immediatamente presupposti, preliminari e preparatori, connessi, conseguenti, sopravvenuti, anche non conosciuti e/o parzialmente conosciuti, comunque lesivi della posizione del ricorrente.

 

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio del Ministero dell’Interno;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 11 ottobre 2017 il dott. Marco Lensi e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

 

FATTO e DIRITTO

Col ricorso in esame la parte ricorrente avanza le richieste indicate in epigrafe, rappresentando quanto segue.

Il ricorrente, Assistente Capo della Polizia di Stato, con verbale della C.M.O. di Cagliari del 27 aprile 2015, veniva giudicato “non idoneo permanentemente al servizio nella PS in modo assoluto. Si idoneo al transito nelle corrispondenti aree funzionali del personale civile del Ministero dell’Interno o di altre Amministrazioni dello Stato (L. 339/82)… omissis….”.

Con istanza del 19 maggio 2015 il ricorrente chiedeva, ai sensi del D.P.R. 339/1982, di potere transitare nei ruoli dell’Amministrazione Civile del Ministero dell’Interno o, subordinatamente, nei ruoli degli altri Ministeri indicati nell’istanza medesima.

Essendo stati infine adottati gli atti indicati in epigrafe, il ricorrente ha proposto il ricorso in esame, col quale si chiede l’annullamento del provvedimento del Ministero dell’Interno – Dipartimento per le Politiche del Personale dell’Amministrazione Civile e per le Risorse Strumentali e Finanziarie, datato 10.5.2016 e notificato in data 27.5.2016, con il quale il Direttore Centrale ha disposto il non accoglimento dell’istanza del -OMISSIS-, già assistente capo delle Polizia di Stato, intesa ad ottenere il passaggio nei ruoli dell’Amministrazione Civile dell’Interno, ai sensi del D.P.R. n. 339/1982; del presupposto verbale della seduta del Consiglio di Amministrazione in data 7.4.2016, recante parere contrario al transito del richiedente nei ruoli dell’Amministrazione Civile dell’Interno; della nota del Ministero dell’Interno – Dipartimento della Pubblica Sicurezza – Direzione Centrale per le Risorse Umane – Servizio Sovrintendenti, Assistenti ed Agenti – Divisione I – Sezione Stato Giuridico prot. n. 333-D/50868-339 del 16.5.2016, notificata anch’essa in data 27.5.2016, con la quale il Direttore della Divisione ha reso nota alla Questura e alla Prefettura di Cagliari la conclusione negativa della procedura di passaggio; del decreto n.33-D/50868/DIS datato 16.5.2016 e notificato in data 12.7.2016, con il quale il Direttore Centrale del Dipartimento della Pubblica Sicurezza – Direzione Centrale del Dipartimento della Pubblica Sicurezza – Direzione Centrale per le Risorse Umane ha “dispensato [-OMISSIS-] dal servizio per fisica inabilità a decorrere dal 12.5.2016, cessando conseguentemente, a decorrere della stessa data, dalla posizione di aspettativa speciale nella quale era stato collocato, ai sensi dell’art. 8, ultimo comma, D.P.R. n. 339/1982, in attesa della definizione della procedura di passaggio”; di tutti gli altri atti immediatamente presupposti, preliminari e preparatori, connessi, conseguenti, sopravvenuti, anche non conosciuti e/o parzialmente conosciuti, comunque lesivi della posizione del ricorrente.

A tal fine, la parte ricorrente avanza articolate censure di violazione di legge ed eccesso di potere sotto vari profili e conclude per l’accoglimento del ricorso.

Si è costituita in giudizio l’Amministrazione intimata, sostenendo l’inammissibilità e l’infondatezza nel merito del ricorso, di cui si chiede il rigetto.

Con successive memorie le parti hanno approfondito le proprie argomentazioni, insistendo per le contrapposte conclusioni.

Alla pubblica udienza del 11 ottobre 2017, su richiesta delle parti, la causa è stata trattenuta in decisione.

Preso atto dell’ordinanza di questo Tribunale, sezione seconda, n. 234 del 5 ottobre 2016, di accoglimento dell’istanza cautelare in ragione della prima censura del ricorrente in ordine all’avvenuto accoglimento, nel caso di specie, dell’istanza del medesimo di passaggio nei ruoli dell’amministrazione civile, ai sensi dell’art. 8, comma secondo e terzo, del D.P.R. 339/1982, alla luce, in particolare, dei principi espressi in materia dal Tar Lazio, terza sezione, n. 2900/2011; preso atto dell’ordinanza del Consiglio di Stato, quarta sezione, n. 682 del 17 febbraio 2017 che ha riformato la predetta ordinanza e respinto l’istanza cautelare proposta in primo grado, in ragione della non sussistenza di un danno grave e irreparabile, “impregiudicata ogni ulteriore valutazione nel merito della (eventuale) fondatezza del ricorso instaurativo del giudizio di I grado”; ritiene il collegio che, nel merito, il ricorso risulti fondato in ragione del disposto di cui al citato art. 8, comma secondo e terzo, del D.P.R. 339/1982, che configura un’ipotesi di silenzio con valore legale di accoglimento dell’istanza presentata dall’interessato, che la norma ricollega all’infruttuoso decorso del termine di 150 giorni (dal ricevimento della domanda di transito ad altra amministrazione).

Ritiene infatti il Collegio di dovere ribadire, anche avuto riguardo al caso di specie, i principi affermati da questo Tribunale, seconda sezione con la sentenza n. 959 del 20 dicembre 2016 (in ordine a fattispecie del tutto analoga a quella oggi in esame), con la quale si è affermato quanto segue:

“Occorre muovere dal dato normativo, ricavabile dall’art. 8 del D.P.R. n. 339 del 1982 (recante norme sul «Passaggio del personale non idoneo all’espletamento dei servizi di polizia, ad altri ruoli dell’Amministrazione della pubblica sicurezza o di altre amministrazioni dello Stato»), che così dispone:

«Il trasferimento del personale di cui agli articoli 1, 2 e 3 nelle corrispondenti qualifiche dei ruoli di altre amministrazioni dello Stato, è disposto con decreto del Ministro interessato, di concerto col Ministro dell’interno, sentito il consiglio di amministrazione dell’amministrazione ricevente. Quest’ultima può sottoporre il personale interessato a visita medica ed a prova teorica o pratica, secondo modalità da fissarsi con decreto del Ministro competente.

L’Amministrazione alla quale è stata inoltrata la istanza da parte del personale di cui all’art. 1 si dovrà pronunciare entro il termine di 150 giorni dalla data di ricevimento dell’istanza stessa.

Qualora nel termine sopra indicato l’Amministrazione non si sia pronunciata, l’istanza si intende accolta.

Nel periodo intercorrente, il personale è collocato in aspettativa con il trattamento economico goduto all’atto del giudizio di non idoneità».

Ad avviso del Collegio, da una piana lettura emerge chiaramente che la disposizione configura un’ipotesi di silenzio con valore legale di accoglimento dell’istanza presentata dall’interessato, che la norma ricollega all’infruttuoso decorso del termine di 150 giorni (dal ricevimento della domanda di transito ad altra amministrazione). Altra interpretazione, al chiaro dettato normativo, non è infatti plausibile.

Il che trova conferma anche nell’orientamento della giurisprudenza, che prevalentemente converge verso la soluzione interpretativa sopra esposta (cfr. di recente T.A.R. Lazio, Roma, Sez. I ter, 8 aprile 2016, n. 4249).

7.2. – Nel caso di specie, il provvedimento di diniego al passaggio nei ruoli civili (di cui alla nota del 2 luglio 2014, n. 20694) è intervenuto molto tempo dopo lo spirare del termine dei 150 giorni utili dalla presentazione della domanda da parte del De Cristofaro (avvenuta, dapprima, il 7 gennaio 2013; e ripresentata il 12 febbraio 2013: cfr. all. 7 e 8 della produzione documentale del Ministero); quando, pertanto, si era già perfezionato il silenzio assenso e, di riflesso, si era estinto il potere dell’amministrazione di provvedere sull’istanza.

…..omississ……….

8. – Ne deriva che è illegittimo anche l’ulteriore provvedimento di dispensa dal servizio, di cui il diniego di transito ai ruoli civili costituisce presupposto, con le conseguenze da tempo affermate dal Consiglio di Stato (si veda sez. IV, 20 dicembre 1996, n. 1318) secondo cui, perfezionatasi la fattispecie del silenzio-assenso sulla domanda di trasferimento presentata dall’appartenente ai ruoli della Polizia di Stato «l’amministrazione dell’interno cui il dipendente appartiene non può più adottare provvedimenti nei suoi confronti, quale la dispensa dal servizio».”

Conclusivamente, ritenuto non decisivo il richiamo operato dalla Difesa erariale alla sentenza del Consiglio di Stato n. 8371/2010, al fine di dimostrare la non perentorietà del termine in questione; ritenuto altresì che l’Amministrazione, ai sensi della norma in esame (art. 8 del D.P.R. n. 339 del 1982), debba pronunciarsi in ordine all’istanza dell’interessato entro il termine di 150 giorni dalla presentazione dell’istanza medesima; ritenuto infine – per come sopra evidenziato – che, in caso di omesso pronunciamento nel predetto termine, non possa che trovare applicazione quanto espressamente e chiaramente disposto dalla norma medesima a tale riguardo, nel senso che l’istanza deve ritenersi accolta; ciò stante, deve ritenersi che, nel caso di specie, l’istanza (suo tempo presentata dall’odierno ricorrente al fine di ottenere il passaggio nei ruoli dell’Amministrazione Civile dell’Interno) sia stata conseguentemente accolta in forza dell’espresso disposto della norma in esame, con la conseguenza – alla luce dei principi espressi in materia dal Tar Lazio, terza sezione, con la sentenza n. 2900 del 1 aprile 2011, che il collegio condivide – che “la contestata determinazione risulta, quindi, essere stata adottata dopo che era decorso il citato termine di 150 gg e si era formato il silenzio assenso, il quale non poteva, pertanto, essere considerato dall’amministrazione come tamquam non esset, ma doveva formare oggetto, prima dell’adozione del provvedimento negativo espresso, di provvedimenti caducatori in via di autotutela” (cfr. altresì Consiglio di Stato, sez. VI, 19 agosto 2008 n. 3959).

Per le suesposte considerazioni, disattese le contrarie argomentazioni dell’Amministrazione resistente, stante la fondatezza delle censure in proposito avanzate dal ricorrente e sopra esaminate ed assorbito ogni ulteriore motivo, il ricorso deve essere accolto, con conseguente annullamento dei provvedimenti impugnati nella parte d’interesse del ricorrente.

Le spese del giudizio devono essere poste a carico dell’Amministrazione resistente e sono liquidate in favore della parte ricorrente nella misura indicata in dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sardegna (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, annulla i provvedimenti impugnati.

Condanna l’Amministrazione resistente al pagamento in favore della parte ricorrente, delle spese del giudizio, che liquida forfettariamente in complessivi € 2.500,00 (duemilacinquecento/00), oltre accessori di legge e rimborso del contributo unificato.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all’art.22, comma 8 D.lg.s. 196/2003, manda alla Segreteria di procedere, in qualsiasi ipotesi di diffusione del presente provvedimento, all’oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi dato idoneo a rivelare lo stato di salute delle parti o di persone comunque ivi citate.

Così deciso in Cagliari nella camera di consiglio del giorno 11 ottobre 2017 con l’intervento dei magistrati:

Francesco Scano, Presidente

Marco Lensi, Consigliere, Estensore

Tito Aru, Consigliere

20/11/2017, articolo dell’Avv. Luca Foscoliano

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