Patente: illegittimo diniego di rilascio se il richiedente è stato ammesso alla messa alla prova per reati di droga.

La Motorizzazione deve rilasciare la patente laddove il richiedente abbia precedenti per droga che però sono stati estinti mediante messa alla prova.

Il Tar Lombardia, sez. Brescia, con la sentenza 1305/2017 ha espresso il principio per cui il beneficio della messa alla prova, estinguendo il reato, non consente un diniego di rilascio del titolo abilitativo alla guida per mancanza dei requisiti morali ai sensi dell’art. 120, comma 1, del Codice della Strada. Difatti, tale norma richiede vi sia stata una condanna penale irrevocabile, cosa che non si verifica in caso di estinzione del reato.


Pubblicato il 03/11/2017

N. 01305/2017 REG.PROV.COLL.

N. 00842/2017 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia

sezione staccata di Brescia (Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

ex art. 60 cpa;
sul ricorso numero di registro generale 842 del 2017, proposto da:
NICOLA BAIGUERA, rappresentato e difeso dall’avv. Stefania Amato, con domicilio eletto presso il medesimo legale in Brescia, via Crispi 28;

contro

MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI, UFFICIO DELLA MOTORIZZAZIONE DI BRESCIA, rappresentati e difesi per legge dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato, con domicilio in Brescia, via S. Caterina 6;

per l’annullamento

– del decreto del direttore dell’Ufficio della Motorizzazione di Brescia del 10 luglio 2017, con il quale è stato negato il rilascio del titolo abilitativo alla guida richiesto dal ricorrente, a causa della mancanza dei requisiti morali di cui all’art. 120 comma 1 del Dlgs. 30 aprile 1992 n. 285 (codice della strada);

 

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e dell’Ufficio della Motorizzazione di Brescia;

Viste le memorie difensive;

Visti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 4 ottobre 2017 il dott. Mauro Pedron;

Uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Sentite le stesse parti ai sensi dell’art. 60 cpa;

Considerato quanto segue:

 

FATTO e DIRITTO

1. Il ricorrente, già titolare della patente di guida di categoria B, ha chiesto all’Ufficio della Motorizzazione di Brescia, in data 20 aprile 2017, il rilascio della patente di guida di categoria A3. Non essendo necessaria la prova teorica, il ricorrente ha prenotato la prova pratica per il 10 luglio 2017.

2. Il direttore dell’Ufficio della Motorizzazione, con decreto del 10 luglio 2017, ha però negato il rilascio del titolo abilitativo a causa della mancanza dei requisiti morali di cui all’art. 120 comma 1 del Dlgs. 30 aprile 1992 n. 285 (codice della strada). Di conseguenza, il ricorrente non è stato ammesso alla prova pratica fissata per lo stesso giorno.

3. Il motivo dell’esclusione del ricorrente consiste nell’esistenza di un procedimento penale a suo carico per cessione di stupefacenti ex art. 73 comma 5 del DPR 9 ottobre 1990 n. 309. In realtà, il ricorrente non è stato condannato per gli episodi contestati (risalenti al 2011), ma ha chiesto la messa alla prova ai sensi dell’art. 168-bis cp. L’esito della prova è stato positivo, e dunque il reato è stato dichiarato estinto (v. GUP Brescia 29 aprile 2016).

4. Evidenziando la mancanza di una sentenza di condanna, ossia l’assenza del presupposto ex art. 120 comma 1 del codice della strada, il ricorrente ha impugnato il decreto del 10 luglio 2017.

5. L’amministrazione si è costituita in giudizio, chiedendo la reiezione del ricorso.

6. Sulle questioni rilevanti ai fini della decisione si possono svolgere le seguenti considerazioni:

(a) sotto il profilo della giurisdizione, occorre sottolineare che il confine tra la cognizione del giudice amministrativo e quella del giudice ordinario non passa per la natura vincolata o meno dei provvedimenti impugnati. Come si può dedurre dall’art. 31 comma 3 cpa, la giurisdizione amministrativa sussiste anche quando oggetto del giudizio sia un’attività vincolata (v. CS Sez. III 15 novembre 2016 n. 4723);

(b) il diverso grado di discrezionalità può tuttavia costituire un indice della presenza o della mancanza di un potere autoritativo. Occorre infatti valutare il problema della giurisdizione a partire della natura della funzione esercitata dall’amministrazione. Se sussiste una forma di potere (regolatorio, gestionale, certificatorio), la giurisdizione è amministrativa, indipendentemente dalla natura vincolata o meno dei provvedimenti adottati. Se un simile potere è assente, e dunque l’amministrazione non può aggiungere o togliere nulla a un diritto già previsto come tale da una norma di legge o da accordi tra le parti, subentra la giurisdizione ordinaria;

(c) nello specifico, il bene della vita sotteso all’impugnazione, ossia la patente di guida di categoria A3, è ancora solo un’aspettativa del ricorrente. Tale aspettativa entra in contatto con il potere di regolazione e di gestione del procedimento riguardante l’esame. Spetta quindi al giudice amministrativo la decisione sulla legittimità dei provvedimenti che, nell’ambito di tale procedimento, si frappongono tra il ricorrente e il bene della vita a cui lo stesso aspira;

(d) passando al merito, si ritiene che il diniego di ammissione all’esame si basi su una lettura non condivisibile dell’art. 120 comma 1 del codice della strada;

(e) questa norma individua la perdita dei requisiti morali nelle condanne per i reati di cui agli art. 73 e 74 del DPR 309/1990, fermi restando gli effetti della riabilitazione. Il presupposto del trattamento sanzionatorio è quindi esclusivamente una sentenza di condanna riferibile alle predette fattispecie. Il ricorrente non ha invece subito alcuna condanna, in quanto ha potuto beneficiare della messa alla prova ex art. 168-bis cp, e in esito a tale percorso ha ottenuto una pronuncia (irrevocabile) di estinzione del reato ex art. 168-ter cp. Il divieto di applicazione analogica delle norme sfavorevoli impedisce di risalire alla condotta illecita per equiparare la situazione del ricorrente a quella di un soggetto condannato;

(f) rimane il problema interpretativo posto dall’art. 168-ter cp, il quale, al comma 2, tiene separata l’estinzione del reato dall’applicazione delle sanzioni amministrative accessorie. Tali sanzioni non sono automaticamente travolte o inibite dall’estinzione del reato, ma diventano ex legeindipendenti rispetto a quelle penali, e sono sottratte al giudice per rientrare nella competenza del Prefetto ex art. 224 comma 3 del codice della strada (v. Cass. pen. Sez. VI 25 maggio 2017 n. 29796; Cass. pen. Sez. IV 22 febbraio 2017 n. 14615);

(g) risulta però evidente che la suddetta previsione dell’art. 168-ter cp non può essere estesa alle sanzioni amministrative che già in origine erano di competenza del Prefetto (anche se applicate dall’Ufficio della Motorizzazione su informativa prefettizia: v. art. 2 comma 6 del DM 24 ottobre 2011), e trovavano nella sentenza di condanna il loro presupposto, e non il luogo di irrogazione. Per queste sanzioni l’applicazione è ancora subordinata a un accertamento del fatto in sede penale. L’estinzione del reato conseguente all’esito positivo della messa alla prova cancella pertanto anche il potere sanzionatorio del Prefetto.

7. In conclusione, il ricorso deve essere accolto, con il conseguente annullamento del decreto impugnato.

8. La particolarità della vicenda, che riguarda i riflessi amministrativi di un istituto penale quale la messa alla prova introdotto solo di recente nell’ordinamento, giustifica la compensazione delle spese di giudizio.

9. Il contributo unificato è a carico dell’amministrazione ai sensi dell’art. 13 comma 6-bis.1 del DPR 30 maggio 2002 n. 115.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia sezione staccata di Brescia (Sezione Prima)

definitivamente pronunciando:

(a) accoglie il ricorso, come precisato in motivazione;

(b) compensa le spese di giudizio;

(c) pone il contributo unificato a carico dell’Ufficio della Motorizzazione.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Brescia nella camera di consiglio del giorno 4 ottobre 2017 con l’intervento dei magistrati:

Roberto Politi, Presidente

Mauro Pedron, Consigliere, Estensore

Stefano Tenca, Consigliere

8/11/2017, articolo dell’Avv. Luca Foscoliano

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