Concorsi: se sono corrette più risposte non può esserci penalizzazione per il candidato.

Se la Commissione indica più testi di preparazione al concorso da cui è possibile ricavare risposte diverse a un quesito, il candidato non può essere penalizzato.

Il Tar Campania, sez. Napoli, con la propria sentenza n. 4902/2017, ha espresso il principio per cui in presenza di un quesito corretto al quale era possibile dare due risposte esatte anziché una, per un errore chiaramente imputabile all’Amministrazione, non possono essere penalizzati i candidati che, in buona fede, abbiano selezionato la risposta, delle due possibili, non ritenuta valida dall’Amministrazione, dovendo pertanto riconoscersi come corrette entrambe le risposte.

Per l’effetto, il Giudice Campano ha riconosciuto il diritto della candidata a essere considerata vincitrice del concorso.


Pubblicato il 19/10/2017

N. 04902/2017 REG.PROV.COLL.

N. 05388/2016 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania

(Sezione Quinta)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 5388 del 2016, proposto da:
Marianna Di Maro, rappresentata e difesa dagli avvocati Benedetta Leone e Giovanni Leone, con domicilio eletto in Napoli, al viale Gramsci, 23;

contro

Azienda Ospedaliera di Rilievo Nazionale “Santobono-Pausilipon”, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa dall’avvocato Antonio Francesco Minichiello, con domicilio eletto presso lo studio dello stesso in Napoli, alla via Cesario Console, 3;

per l’annullamento

previa adozione della misura cautelare

dell’avviso del 6 ottobre 2016 circa l’esito negativo della prova scritta, per il mancato raggiungimento del punteggio minimo di 21/30, del concorso pubblico per titoli ed esami per la copertura di n. 6 posti di collaboratore professionale sanitario-infermiere pediatrico, categoria D), indetto dall’Azienda Ospedaliera di Rilievo Nazionale “Santobono – Pausilipon”;

della nota prot. n. 16070 dell’11 ottobre 2016 con cui il Presidente della Commissione esaminatrice ha confermato l’esclusione della candidata dalla procedura.

 

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio dell’Azienda Ospedaliera di Rilievo Nazionale “Santobono – Pausilipon”;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 28 settembre 2017 il dott. Pierluigi Russo e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

 

FATTO e DIRITTO

La ricorrente ha esposto di aver partecipato al concorso pubblico per titoli ed esami per la copertura di n. 6 posti di collaboratore professionale sanitario-infermiere pediatrico, categoria D), indetto dall’Azienda Ospedaliera di Rilievo Nazionale “Santobono – Pausilipon”.

Col ricorso in epigrafe ha impugnato l’avviso del 6 ottobre 2016 con cui le è stato comunicato l’esito negativo della prova scritta (punti 20,85), sostenuta in data 8 luglio 2016 ed articolata in un questionario di trenta domande a risposta multipla, per il mancato raggiungimento del punteggio minimo di 21/30, con conseguente mancata ammissione alla successiva prova pratica, nonché la nota dell’11 ottobre 2016 con cui il Presidente della Commissione esaminatrice ha confermato l’esclusione della candidata dalla procedura.

A sostegno della domanda giudiziale ha formulato un articolato motivo di diritto, con cui ha dedotto le seguenti censure: violazione degli artt. 3 e 97 Cost. – violazione del principio del legittimo affidamento – eccesso di potere per disparità di trattamento, irragionevolezza ed illogicità manifesta.

Si è costituita in resistenza l’intimata Azienda Ospedaliera.

In esito alla camera di consiglio del 20 dicembre 2016, la Sezione ha accolto la domanda cautelare ai fini dell’ammissione con riserva della candidata alla successiva fase della procedura.

Successivamente le parti hanno rappresentato che:

– l’interessata, dopo aver sostenuto la prova pratica e quella orale, si è classificata al 20° posto della graduatoria finale (delibera n. 170 del 12 aprile 2017), risultando idonea non vincitrice;

– l’Amministrazione ha proceduto allo scorrimento di tutti gli idonei in graduatoria (da ultimo con delibera n. 324 del 14 luglio 2017), con assunzione anche dell’odierna ricorrente.

Alla pubblica udienza del 28 settembre 2017 sono state sentite le parti, come da verbale. Il difensore di parte ricorrente ha dichiarato di avere ancora interesse alla decisione di merito, atteso che l’ammissione alle fasi successive della procedura è stata disposta con riserva in esecuzione dell’ordinanza cautelare di questa Sezione. La causa è stata quindi trattenuta in decisione.

Il ricorso è fondato.

Come già rilevato dalla Sezione in sede cautelare, la giurisprudenza amministrativa ha avuto modo di chiarire che nelle prove concorsuali articolate su quesiti a riposta multipla, come nel caso di specie, non è configurabile alcuna discrezionalità in ordine alla valutazione delle risposte date alle singole domande, dovendosi prevedere con certezza una sola risposta univocamente esatta, con esclusione di ogni ambiguità ed incertezza di soluzione, onde evitare una valutazione dei candidati in violazione del principio della par condicio desumibile dall’art. 97 Cost. (cfr., tra le tante, Consiglio di Stato, sez. V, 17 giugno 2015, n. 3060).

Infatti, in tali procedure, deve privilegiarsi la chiarezza del contenuto di ciascun quesito, che va formulato entro i limiti del programma di esame, secondo canoni di certa e pronta comprensibilità. A sua volta, la risposta, indicata come esatta fra quelle riportate nel questionario, deve raccordarsi ad una plausibile corretta applicazione dell’acquisizione delle scienze umane che vengono in gioco, di cui è richiesta la conoscenza da parte del candidato, con esclusione di ogni ambiguità ed incertezza di soluzione (cfr. Consiglio di Stato, sez. VI, 9 novembre 2010, n. 7984). Se, pertanto, appartiene alla sfera di discrezionalità dell’Amministrazione la selezione del coacervo di domande da sottoporre ai candidati ai fini della verifica del grado di professionalità e del livello culturale che si reputa necessario per il conseguimento del giudizio idoneativo, con scelte la cui sindacabilità può aver luogo nei soli limiti esterni della ragionevolezza e dell’osservanza del limite oggettivo del programma di esame, parimenti non può ricondursi all’esclusiva discrezionalità tecnica dell’ente, una volta posta la domanda, l’individuazione del contenuto coerente ed esatto della risposta.

Orbene, venendo alla fattispecie concreta sottoposta al Collegio, come lamentato dall’istante, con riferimento al quesito n. 28 del questionario somministrato, i due libri di testo (“Assistenza infermieristica in pediatria” di Badon-Cesareo, e “Calcoli e dosaggi farmacologici” di Ledonne-Tolomeo) – segnalati dalla stessa Commissione d’esame per la preparazione al concorso, come da avviso pubblicato il 9 giugno 2016 sul sito web aziendale – effettivamente contenevano indicazioni non univoche circa il numero delle regole da seguire per la corretta somministrazione del farmaco, consentendo di reputare corretta sia la risposta basata sulla “Regola delle 7 G” sia quella basata sulla “Regola delle 10 G”.

Va precisato che, come già osservato nella richiamata ordinanza cautelare, in presenza di un quesito corretto al quale era possibile dare due risposte esatte anziché una, per un errore chiaramente imputabile all’Amministrazione, non possono essere penalizzati i candidati che, in buona fede, abbiano selezionato la risposta, delle due possibili, non ritenuta valida dall’Amministrazione, dovendo pertanto riconoscersi come corretta anche la risposta fornita dall’odierna ricorrente (cfr. T.A.R. Lazio, Roma, sez. III, 7 febbraio 2012, n. 1201).

Alla stregua di quanto fin qui considerato, il ricorso va pertanto accolto, con annullamento dei gravati giudizi espressi dalla Commissione in parte qua ed entro i limiti dell’interesse della ricorrente a conservare il bene della vita acquisito in esito allo scorrimento della graduatoria.

Le spese di giudizio vanno poste a carico dell’Amministrazione soccombente, nella misura liquidata in dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania (Sezione Quinta), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, annulla gli atti gravati in parte qua ed entro i limiti dell’interesse della ricorrente.

Condanna l’Azienda Ospedaliera di Rilievo Nazionale “Santobono – Pausilipon” a rimborsare alla ricorrente le spese di giudizio, che liquida in € 1.500,00 (millecinquecento), oltre agli accessori di legge.

Pone il contributo unificato a carico della stessa Amministrazione soccombente.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Napoli nella camera di consiglio del giorno 28 settembre 2017 con l’intervento dei magistrati:

Santino Scudeller, Presidente

Pierluigi Russo, Consigliere, Estensore

Gabriella Caprini, Consigliere

23/10/2017, articolo dell’Avv. Luca Foscoliano

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