Permesso di soggiorno per lavoro autonomo: il requisito reddituale per il rinnovo è più basso di quello per l’ottenimento per la prima volta del titolo.

In tema di permesso di soggiorno, lo straniero che chiede il rinnovo deve possedere un reddito meno alto rispetto a quello previsto per il primo rilascio del titolo.

Il Tar Sardegna, sent. n. 637/2017, aderisce all’orientamento già espresso dal Consiglio di Stato per cui il cittadino straniero che fa richiesta del permesso di soggiorno per lavoro autonomo deve disporre “di una somma non inferiore alla capitalizzazione, su base annua, di un importo mensile pari all’assegno sociale» (art. 39, comma 3, D.P.R. 394/1999) ovvero di € 5.830,63 e non di quella “di importo superiore al livello minimo previsto dalla legge per l’esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria” (art. 26, comma 3, D. Lgs. 286/1998).

Per questi motivi, il ricorso è stato accolto.


Pubblicato il 11/10/2017

N. 00637/2017 REG.PROV.COLL.

N. 00053/2017 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sardegna

(Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 53 del 2017, proposto da:
Didar Molla, rappresentato e difeso dall’avvocato Giuseppe Onorato, con domicilio presso la Segreteria del Tar Sardegna;

contro

Ministero dell’Interno, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso per legge dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato, domiciliata in Cagliari, via Dante, 23;

per l’annullamento

del decreto n.92/2016/Cat.A/12/2016/Imm 2° sez. adottato dal questore di Sassari il 22.10.2016 e notificato in data 31.10.2016 di rigetto dell’istanza n. 109814909919 tendente ad ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di lavoro autonomo.

 

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio del Ministero dell’Interno;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 4 ottobre 2017 il dott. Giorgio Manca e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

 

FATTO e DIRITTO

1. – Con il ricorso in esame, il cittadino bengalese MOLLA Didar chiede l’annullamento del decreto del 22 ottobre 2016, n. 92/2016, con il quale il Questore di Sassari ha disposto il diniego del rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di lavoro autonomo. Come risulta dalla motivazione, il diniego si basa sulla ritenuta insufficienza del reddito minimo, derivante da fonte lecita, necessario per proseguire nel regolare soggiorno in Italia; reddito che il sig. MOLLA Didar ha indicato in euro 5.997,00, come attestato dalla dichiarazione dei redditi relativa all’anno 2015. Secondo l’amministrazione, inoltre, l’odierno ricorrente non avrebbe fornito alcun elemento a riprova del possesso del requisito reddituale, pur risultando lo svolgimento di un’attività di “organizzazione eventi” (dal 6.12.2011 al 30.04.2013), per la quale, tuttavia, non avrebbe versato i contributi previdenziali obbligatori.

2. – Avverso il provvedimento di diniego, il ricorrente deduce essenzialmente la violazione dell’art. 39 del D.P.R. n. 394 del 1999, nonché dell’art. 26, comma 3, del d.lgs. 286 del 1998, in relazione all’importo del reddito minimo necessario per il soggiorno. Secondo il ricorrente, nelle ipotesi di rinnovo del permesso di soggiorno (come nel caso di specie) il parametro del reddito minimo è costituito da quello previsto dall’art. 39 del D.P.R. n. 394/1999 (capitalizzazione annua dell’importo mensile previsto per l’assegno sociale) e non dal limite indicato dall’art. 26, comma 3, cit., che riguarda solo il primo ingresso sul territorio nazionale.

Con il secondo motivo, il ricorrente lamenta la violazione dell’art. 10 bis della legge n. 241 del 1990, nonché il difetto di motivazione, sia per le modalità con le quali si è svolto il contraddittorio procedimentale (il sig. MOLLA è stato invitato a presentarsi il 31 ottobre 2016 per produrre la pertinente documentazione sull’attività imprenditoriale svolta, ma l’amministrazione il 22 ottobre 2016 ha adottato il diniego), sia perché l’amministrazione non avrebbe indicato le ragioni del rigetto delle osservazioni contenute nelle memorie difensive presentate nel corso del procedimento.

Con il terzo e quarto motivo, il ricorrente allega la violazione delle norme costituzionali che riconoscono il diritto al lavoro e delle norme convenzionali di diritto internazionale (art. 8 C.E.D.U.) che impongono all’amministrazione di considerare la condizione familiare e la durata del soggiorno in Italia.

3. – Si è costituito in giudizio il Ministero dell’Interno, chiedendo che il ricorso sia respinto.

4. – All’udienza pubblica del 4 ottobre 2017, la causa è stata trattenuta in decisione.

5. – Il ricorso è fondato nella parte in cui rileva l’illegittimità del diniego per la violazione delle norme che specificano il requisito del reddito minimo necessario per ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di lavoro autonomo. Le disposizioni applicabili alla fattispecie sono costituite, per un verso, dall’art. 26, comma 3, del testo unico di cui al d.lgs. n. 286/1998 («Il lavoratore non appartenente all’Unione europea deve comunque dimostrare di disporre di idonea sistemazione alloggiativa e di un reddito annuo, proveniente da fonti lecite, di importo superiore al livello minimo previsto dalla legge per l’esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria»); per altro verso, dall’art. 39, comma 3, del d.P.R. 31 agosto 1999, n. 394 («Regolamento recante norme di attuazione del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, a norma dell’art. 1, comma 6, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286»), che – con specifico riferimento allo svolgimento di attività di lavoro autonomo – prevede che lo straniero deve dimostrare la «disponibilità in Italia, da parte del richiedente, di una somma non inferiore alla capitalizzazione, su base annua, di un importo mensile pari all’assegno sociale».

Dovendosi coordinare le due disposizioni sul piano interpretativo e sistematico, considerato il loro apparente conflitto quanto al parametro che occorre prendere in esame per determinare il livello reddituale minimo nel caso di soggiorno per motivi di lavoro autonomo, le soluzioni cui è approdata la giurisprudenza non sono del tutto convergenti. Peraltro, l’interpretazione di recente fatta propria dal Consiglio di Stato è sicuramente convincente sul piano dell’argomentazione che la sorregge. Si è sottolineato, infatti, come «(l)a diversità di regime per le due fattispecie non è né illogica né irrazionale, perché il legislatore ha ritenuto che la situazione economica e finanziaria di un soggetto che entri in Italia per la prima volta – per intraprendere l’attività imprenditoriale, commerciale o artigianale senza disporre di alcun preventivo radicamento nel territorio nazionale – deve essere connotata da una maggiore disponibilità economica, in quanto il cittadino straniero incontra sicuramente maggiori difficoltà – che comportano anche maggiori oneri economici – per l’inserimento nel contesto sociale ed economico del paese di destinazione, rispetto ad un soggetto già radicato in Italia, che intenda semplicemente continuare la pregressa attività di lavoro autonomo o passare ad essa dalla precedente attività di lavoro subordinato. Del resto, sarebbe irragionevole prevedere dei limiti reddituali diversi per quei cittadini stranieri già inseriti nella società italiana che volessero soltanto mutare il titolo di soggiorno, con il risultato paradossale che il medesimo soggetto, disponendo del reddito pari alla capitalizzazione annua dell’importo mensile per l’assegno sociale, potrebbe perdere il permesso di soggiorno solo per aver mutato la natura del rapporto di lavoro da subordinato ad autonomo» (così, testualmente, Cons. St., sez. III, 18 ottobre 2016, n. 4342, ed ivi ulteriore giurisprudenza conforme). Le due disposizioni, pertanto, disciplinano due diverse ipotesi: «l’art. 26 del D.Lgs. 286/98 si riferisce ai requisiti reddituali richiesti per poter ottenere il visto di ingresso per entrare in Italia al fine di svolgere l’attività di lavoro di lavoro autonomo, mentre l’art. 39 del regolamento di attuazione del T.U. sull’immigrazione si riferisce ai casi di rilascio del permesso di soggiorno per i cittadini stranieri già presenti in Italia, che intendano svolgere attività di lavoro autonomo».

6. – Aderendo, come anticipato, alla delineata soluzione interpretativa, occorre rammentare, in linea di fatto, che l’odierno ricorrente ha presentato una documentazione reddituale (la dichiarazione dei redditi per l’anno 2015) dalla quale risulta un reddito imponibile annuo pari a euro 5.997,00, superiore al minimo fissato dall’art. 39, comma 3, cit., corrispondente a euro 5.830,63 (si veda, sul punto, quanto attestato dalla circolare INPS n. 1 del 9 gennaio 2015).

7. – Alla luce di quanto osservato, il ricorso deve essere accolto, con l’assorbimento delle ulteriori censure dedotte, attesa la natura sostanziale del motivo accolto. Accoglimento che in sede di esecuzione della presente sentenza comporta il rilascio del provvedimento di rinnovo del permesso di soggiorno, conformemente all’istanza a suo tempo presentata dal ricorrente.

8. – La disciplina delle spese giudiziali segue la regola della soccombenza, nei termini di cui al dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sardegna, Sezione Prima, definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, annulla il decreto del Questore di Sassari, n. 92/2016/Cat.A/12/2016/Imm 2° sez., del 22 ottobre 2016.

Condanna il Ministero dell’Interno al pagamento delle spese giudiziali in favore del ricorrente, che liquida in euro 2.000,00 (duemila), oltre accessori di legge.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Cagliari nella camera di consiglio del giorno 4 ottobre 2017 con l’intervento dei magistrati:

Caro Lucrezio Monticelli, Presidente

Giorgio Manca, Consigliere, Estensore

Gianluca Rovelli, Consigliere

16/10/2017, articolo dell’Avv. Luca Foscoliano

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