Porto d’armi: illegittima revoca per denuncia maltrattamento animali e esplosioni pericolose.

La Prefettura non può disporre la revoca del porto d’armi per la sola denuncia per maltrattamenti e uccisione di un cane e per esplosione pericolose.

Il Tar Puglia, sez. Bari, con la sentenza n. 984/2017, interviene in tema di porto d’armi, ribadendo come la motivazione del provvedimento di revoca debba essere completa ed esaustiva e permetta al destinatatario di comprendere perchè ritenuto pericoloso e inadatto al possesso di armi ed esplosivi. Conseguentemente, il provvedimento che si limita a richiamare alcuni procedimenti penali per uccisione di un cane e esplosioni pericolose pendenti non è legittimo.


Pubblicato il 26/09/2017

N. 00984/2017 REG.PROV.COLL.

N. 01048/2016 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia

(Sezione Seconda)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 1048 del 2016, proposto da:
Matteo Iannantuoni, rappresentato e difeso dall’avvocato Raffaele Preziuso, con domicilio eletto presso lo studio dell’avv. Nicola Monaco, in Bari, via Putignani, n. 25;

contro

U.T.G. – Prefettura di Foggia, Ministero dell’Interno e Questura di Foggia, rappresentati e difesi per legge dall’Avvocatura distrettuale dello Stato di Bari, presso la quale sono domiciliati in Bari, via Melo, n. 97;

per l’annullamento

a. – del decreto prot. n. 0018413 del 24.6.2016 emesso dal Prefetto della Provincia di Foggia;

b. – del decreto CAT. 6F del 13.6.2016 emesso dal Questore della Provincia di Foggia;

c. – di ogni altro atto annesso, connesso, antecedente, presupposto, preliminare o comunque successivo agli stessi.

 

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio del’ U.T.G. – Prefettura di Foggia, del Ministero dell’Interno e della Questura di Foggia;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 19 settembre 2017 la dott.ssa Maria Colagrande;

Uditi per le parti i difensori avv. Raffaele Preziuso e avv. dello Stato Lucia Ferrante;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

 

FATTO e DIRITTO

Il ricorrente censura per difetto di istruttoria, inadeguatezza e illogicità della motivazione il divieto di detenzione di armi, munizioni e materie esplodenti nonché la revoca dell’autorizzazione al porto di fucile da caccia, adottati, il primo dal Prefetto, sul presupposto che egli era stato deferito all’Autorità giudiziaria per maltrattamento e uccisione di un cane e per esplosioni pericolose, il secondo dal Questore per incompatibilità del porto d’armi con il divieto di detenzione di armi, munizioni e materie esplodenti.

Resistono le Amministrazioni intimate.

All’udienza del 19 settembre 2017 la causa è stata assunta in decisione.

Il ricorso deve essere accolto.

Occorre premettere che l’art. 39 del regio decreto n. 773 del 18 giugno1931, richiamato nel divieto di detenzione di armi munizioni e materie esplodenti, nel disporre che: “Il Prefetto ha facoltà di vietare la detenzione delle armi, munizioni e materie esplodenti, denunciate ai termini dell’articolo precedente, alle persone ritenute capaci di abusarne”, esige una valutazione indipendente dal giudizio di antigiuridicità della condotta ascritta alla persona denunciata, che spieghi perché da detta condotta possa trarsi il ragionevole convincimento che l’autore potrebbe altresì abusare delle armi che legalmente detiene, tanto da costituire un pericolo per la sicurezza pubblica e privata.

Quindi il giudizio di inaffidabilità sul corretto uso delle armi con conseguente rischio per l’incolumità pubblica e privata espresso nel provvedimento prefettizio, non si giustifica solo perché pende nei confronti del ricorrente un procedimento penale per maltrattamento e uccisione di un cane e per esplosioni pericolose per l’evidente ragione che l’uso di un fucile da caccia implica esplosioni, in sé potenzialmente pericolose, per l’abbattimento della selvaggina.

Per potersi allora affermare, come nel provvedimento prefettizio, il venir meno, in capo al ricorrente, dell’affidamento sul corretto uso delle armi, occorre dare adeguato riscontro che il destinatario del divieto abbia impiegato in modo non corretto l’arma legittimamente detenuta, in coerenza con un sistema di norme che ne consente l’uso, previa autorizzazione, o non lo persegue ove ricorrano esimenti o scriminanti per fatti astrattamente riconducibili ad ipotesi di reato.

Invece detto provvedimento, pur affermando, in astratto, che il divieto di detenzione di armi, esplodenti e munizioni si giustifica se, in base ad un giudizio prognostico ex ante, non via sia la certezza della completa affidabilità del soggetto, omette in concreto qualsivoglia valutazione della condotta addebitata al ricorrente.

Pertanto, non potendosi escludere che egli, come dedotto in ricorso, abbia fatto uso dell’arma per difendersi o, senza colpa, nell’esercizio dell’attività venatoria, devono essere accolte le censure di difetto di istruttoria e di inadeguatezza della motivazione, con conseguente annullamento del provvedimento prefettizio di divieto ex art. 39 TULPS e della revoca del porto d’armi disposta dal Questore, la quale richiama detto provvedimento quale suo unico presupposto, mutuandone in via derivata per questo gli stessi vizi caducatori.

Le spese seguono la soccombenza.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l’effetto annulla i provvedimenti impugnati.

Condanna le Amministrazioni resistenti al pagamento, in favore del difensore, avv. Raffaele Preziuso, dichiaratosi antistatario, delle spese di causa, che liquida in € 1000,00, oltre accessori di legge.

Contributo unificato rifuso.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Bari nella camera di consiglio del giorno 19 settembre 2017 con l’intervento dei magistrati:

Giacinta Serlenga, Presidente FF

Flavia Risso, Referendario

Maria Colagrande, Referendario, Estensore

9/10/2017, articolo dell’Avv. Luca Foscoliano

 

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