Non è sufficiente una denuncia per spaccio di stupefacenti per legittimare la revoca del permesso di soggiorno.

La Questura non può revocare il permesso di soggiorno per una semplice denuncia per spaccio dello stranieri.

Il Tar Emilia Romagna, con la propria sentenza n. 630/2017, ha affermato il principio per cui non è sufficiente la sola denuncia per un reato come lo spaccio di droga per consentire la revoca del titolo di soggiorno del cittadino extracomunitario. (In senso conforme alla sentenza già commentata del Tar Latina 324/2017 qui)


Pubblicato il 20/09/2017

N. 00630/2017 REG.PROV.COLL.

N. 00197/2017 REG.RIC.

logo

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Emilia Romagna

(Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 197 del 2017, proposto da:
Ylli Kashta, rappresentato e difeso dall’avvocato Sonia Giulianelli, domiciliato ex art. 25 c.p.a. presso la Segreteria T.A.R., in Bologna, Strada Maggiore n. 53;

contro

Ministero dell’Interno, in persona del Ministro p.t., rappresentato e difeso dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Bologna, presso i cui Uffici, in Bologna, via Guido Reni n. 4, è domiciliato ex lege;

per l’annullamento

del decreto in data 17 aprile 2014, con il quale la Questura della Provincia di Rimini ha revocato al ricorrente il permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo (carta di soggiorno) n. I00391623;

 

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio di Ministero dell’Interno – Questura di Rimini;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore, nell’udienza pubblica del giorno 12 luglio 2017, il dott. Umberto Giovannini e uditi, per le parti, i difensori, come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

 

FATTO e DIRITTO

Con il presente ricorso, un cittadino di nazionalità albanese impugna il provvedimento in data 17 aprile 2014, con il quale la Questura della Provincia di Rimini gli ha revocato il permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo.

A sostegno dell’impugnativa, il cittadino albanese deduce motivi in diritto rilevanti: violazione e falsa applicazione art. 9 D. Lgs. n. 286 del 1998; violazione art. 97 Cost.; eccesso di potere per sviamento, travisamento dei fatti, omessa ponderazione degli interessi incisi, arbitrarietà e contraddittorietà.

Si è costituito in giudizio il Ministero dell’Interno intimato, chiedendo la reiezione del ricorso, siccome infondato.

Con ordinanza collegiale n. 116 del 2017, questa Sezione ha accolto l’istanza cautelare del ricorrente.

Alla pubblica udienza del giorno 12 luglio 2017, la causa è stata chiamata ed è stata quindi trattenuta per la decisione come indicato nel verbale

Il Collegio osserva che il ricorso merita accoglimento, risultando fondato il motivo rilevante eccesso di potere per travisamento dei fatti – violazione art. 9 del D. Lgs. n. 286 del 1998.

Nel dettaglio, e come già questa Sezione ha rilevato in sede cautelare, il provvedimento questorile impugnato è incentrato sulla ritenuta pericolosità sociale del cittadino albanese, che l’amministrazione procedente in via esclusiva fa derivare dal fatto che il medesimo “…è stato denunciato in stato di libertà da personale della locale Squadra Mobile Sezione Narcotici per il reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente in concorso…”, con conseguente asserita “…gravità del reato posto in essere dallo straniero che indubbiamente rappresenta una concreta minaccia per l’ordine pubblico e la sicurezza pubblica, motivo per cui è lecito classificarlo nelle categorie di persone di cui all’art. 1 del D. Lgs. n. 159 del 06.09.2011;”.

Dagli atti di causa peraltro non risulta che la suddetta denuncia penale sia sfociata in un procedimento penale conclusosi con sentenza penale di condanna nei confronti dell’odierno ricorrente, con conseguente accentuata minore consistenza e rilevanza della valutazione di pericolosità sociale effettuata dall’amministrazione procedente, in quanto non ancorata ad una sentenza penale di condanna, ancorché non definitiva, emessa dall’A.G.O. come richiesto dagli artt. 4 e 9 del D. L.gs. n. 286 del 1998, ma ad una mera denuncia tradottasi poi (come riconosciuto dalla stessa Questura di Rimini nella “relazione informativa” depositata in atti il 7/4/2017) in un provvedimento di archiviazione della stessa. Né possono rilevare – a supporto motivazionale del provvedimento impugnato – le considerazioni svolte dalla stessa Questura nella citata “relazione informativa”, poiché solo in esse l’amministrazione evidenzia ulteriori elementi quali: una precedente condanna penale subita dal ricorrente nel 1999 per spaccio di sostanze stupefacenti e l’assenza del medesimo dal territorio nazionale per un lasso temporale maggiore a quello consentito ai possessori di permesso di soggiorno U.E., in riferimento ai quali nessun cenno è fatto nel provvedimento impugnato. Né, infine, si ritiene possa integrare autonoma motivazione dell’atto impugnato, in relazione all’eventuale accertamento circa la carenza dell’elemento reddituale in capo al cittadino straniero, il riferimento in esso contenuto alla mancanza di svolgimento di lecita attività lavorativa da parte del ricorrente e della moglie, stante che anche detto elemento è stato utilizzato dalla Questura in funzione rafforzativa della valutazione di pericolosità sociale del ricorrente, in base all’assunto secondo cui in mancanza di una lecita occupazione lavorativa “…è ragionevole desumere che egli tragga il proprio sostentamento dallo spaccio di sostanza stupefacente.”.

Per i suesposti motivi, il ricorso è accolto e, per l’effetto, è annullato il provvedimento impugnato, fatti comunque salvi gli ulteriori, motivati provvedimenti che l’amministrazione intenderà adottare riguardo alla complessiva situazione del cittadino straniero e alla luce degli elementi e dei fatti emersi in corso di giudizio.

Il Tribunale ritiene, tuttavia, stante la peculiarità della vicenda esaminata, che sussistano giusti motivi per compensare, tra le parti, le spese del presente giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per l’Emilia – Romagna, Bologna (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, annulla il provvedimento della Questura di Rimini impugnato.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Bologna, nella camera di consiglio del giorno 12 luglio 2017, con l’intervento dei magistrati:

Giuseppe Di Nunzio, Presidente

Umberto Giovannini, Consigliere, Estensore

Ugo De Carlo, Consigliere

06/10/2017, articolo dell’Avv. Luca Foscoliano

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...