È illegittima la revisione della patente per il solo fatto che il soggetto si sia rivolto ad uno psicologo.

È illegittimo il provvedimento con cui la Motorizzazione aveva disposto la revisione della patente di un soggetto che si era rivolto a un centro pubblico di assistenza psicologica.

Con la pronuncia 9628/2017 in commento, il Tar Lazio, sez. Roma, ha affermato il principio per cui un soggetto non può essere destinatario di un provvedimento di revisione della licenza di guida per il solo fatto che questi (responsabilmente) si era recato presso un centro per assistenza psicologica.


Pubblicato il 07/09/2017

N. 09628/2017 REG.PROV.COLL.

N. 09256/2016 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

(Sezione Terza)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 9256 del 2016, proposto da:
-OMISSIS-, rappresentato e difeso dagli avvocati Luca Gaggiotti e Luca Di Giannantonio, con domicilio eletto presso lo studio dello stesso avv. Luca Gaggiotti in Roma, via Flaminia, 141;

contro

Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, in persona del Ministro p.t., rappresentato e difeso per legge dall’Avvocatura Generale dello Stato, presso i cui Uffici è domiciliato in Roma, via dei Portoghesi, 12;

per l’annullamento

previa sospensione dell’efficacia,

del provvedimento emesso dal Ministero delle Infrastrutture e Trasporti – Ufficio della Motorizzazione rep. -OMISSIS-, notificato in data -OMISSIS-al sig. -OMISSIS-, per la revisione della patente di guida della categoria B -OMISSIS-;

di ogni altro atto ad esso annesso, presupposto e/o consequenziale;

nonché in subordine per la condanna

al risarcimento per equivalente del danno ingiusto patito dal ricorrente, in conseguenza dell’illegittimità del provvedimento impugnato, con riserva di determinarne l’ammontare nel corso del giudizio.

 

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 19 aprile 2017 il dott. Claudio Vallorani e uditi per le parti i difensori: Avv. L. Gaggiotti e l’Avvocato dello Stato C. Pluchino;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue:

 

FATTO e DIRITTO

In data -OMISSIS-veniva notificato al sig. -OMISSIS- il provvedimento in epigrafe con il quale il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (di seguito M.I.T.), Ufficio della Motorizzazione Civile di Roma, disponeva ai sensi dell’art. 128 d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285 la revisione della patente di guida del ricorrente invitandolo a sottoporsi a visita presso la competente Commissione medica locale (di cui il provvedimento, peraltro, non indicava la sede).

L’atto era succintamente motivato mediante il richiamo della comunicazione -OMISSIS-del Commissariato di Polizia di Roma -OMISSIS- nella quale venivano riferite alla persona del ricorrente delle “alterazioni psichiche che potrebbero essere di pregiudizio alla conduzione di veicoli”. Ad avviso dell’Ufficio della Motorizzazione le risultanze della predetta comunicazione determinavano dei “dubbi sulla persistenza nella S.V. dei requisiti di idoneità psicofisica prescritti per il possesso della patente di guida” e giustificavano la sottoposizione a visita del sig. -OMISSIS-, con l’avvio della procedura di revisione della patente di abilitazione alla guida, posseduta dal medesimo.

L’interessato, con ricorso notificato e depositato in data 9.8.2016, ha impugnato il provvedimento in oggetto.

Egli espone di essersi rivolto, in passato, ad un centro pubblico di assistenza psicologica, per far fronte ad una forma di ansia e depressione che lo aveva afflitto in un difficile momento della sua vita professionale, legato alle difficoltà incontrate nella ricerca di incarichi lavorativi quale direttore di produzione cinematografica, professione svolta per molti anni con ottimi risultati e diffuso apprezzamento.

Tuttavia il ricorrente medesimo afferma in modo perentorio che la problematica psicologica accusata, peraltro in via di superamento, non ha mai provocato limiti od ostacoli alla sua capacità di condurre in piena sicurezza un autoveicolo (come conferma il certificato medico allegato sub 3). Non a caso il suo attestato di rischio assicurativo (doc. 5 ric.) comprova la mancanza di qualsivoglia sinistro stradale nel quale sia stato coinvolto in anni recenti mentre l’estratto dei “punti patente” proveniente dalla Motorizzazione civile gli riconosce il possesso di 30 punti (doc. 6).

Il sig. -OMISSIS-, pertanto, con unico e articolato motivo, ha contestato la legittimità del provvedimento, impugnato per violazione dell’art. 128 d.lgs. n. 285 del 1992 (Codice della Strada); per difetto di istruttoria; per difetto assoluto di motivazione; nonché per eccesso di potere in tutte le sue figure sintomatiche, deducendo in particolare che:

– manca, tanto nel provvedimento di revisione, quanto nella segnalazione proveniente dall’Autorità di P.S. su cui il provvedimento si basa, qualsiasi elemento circostanziato da cui si possa evincere un qualche rischio per sua idoneità alla guida;

– le presunte “alterazioni psichiche” sono rimaste indimostrate e vengono apoditticamente imputate al ricorrente;

– certamente non può costituire prova di esse la “segnalazione” da parte della Polizia di Stato, atteso che la circostanza di essere in cura presso una struttura di sostegno psichiatrico, non può costituire prova, né integrare una seria presunzione in ordine ad ipotetiche alterazioni psichiche in atto, peraltro incidenti sulla specifica capacità del ricorrente di condurre autoveicoli;

– peraltro, secondo quanto prescrive lo stesso art. 128 del Codice della Strada, è compito del medico e non della Polizia di Stato quello di verificare e, eventualmente, porre in dubbio la permanenza delle condizioni idonee per conservare il titolo di guida.

Il M.I.T. si è costituito per resistere al ricorso depositando comparsa formale.

Successivamente, in esecuzione del decreto monocratico presidenziale -OMISSIS-contenente specifica richiesta istruttoria rivolta al Ministero, la Direzione Generale Territoriale del Centro Italia del M.I.T ha prodotto (in data 12.8.2016) una breve relazione allegando copia integrale della comunicazione in data 10.8.2016 del Commissariato di Polizia -OMISSIS- in cui si invitava l’Ufficio della Motorizzazione Civile di Roma ad avviare le misure dirette ad accertare la persistenza, in capo al ricorrente, dei requisiti psicofisici prescritti ai fini della guida,.

Quindi, in esito alla camera di consiglio del 30 agosto 2016, questa Sezione ha accolto l’istanza di sospensione cautelare del provvedimento avanzata dal ricorrente, sulla base della motivazione che si seguito si trascrive: “Considerato, ad un sommario esame degli atti e delle deduzioni di causa, che il ricorso sembra sostenuto da sufficienti profili di fumus boni juris, in quanto dal provvedimento con il quale è stata prescritta la revisione della patente di guida non appaiono emergere profili di obiettiva gravità della (anche singola) condotta, riferiti a precisi contesti di tempo e di luogo dai quali si possano desumere le ragioni che hanno indotto l’autorità amministrativa a dubitare della idoneità psico-fisica o della capacità tecnica relativa alla guida dei veicoli;

Che siffatte considerazioni appaiono confermate dal certificato medico emesso dalla ASL Roma 1 in data -OMISSIS-e depositato alla odierna camera di consiglio dal patrono del ricorrente, in cui il medico specialista afferma che non sussistono controindicazioni per l’uso della patente di guida da parte del ricorrente”.

All’udienza pubblica del 19 aprile 2017 il ricorso è stato trattenuto in decisione.

Il Collegio ritiene che, anche alla luce dell’approfondimento degli atti di causa consentito in questa sede, siano nella sostanza del tutto condivisibili ai fini dell’accoglimento del presente ricorso, gli stessi argomenti spesi dalla sopracitata ordinanza ai fini della concessione della cautela in favore di parte ricorrente.

In effetti la circostanza, ammessa da parte del ricorrente, dell’essersi rivolto (responsabilmente) ad una struttura pubblica (C.I.M.) per la cura del proprio stato ansioso-depressivo, non può avere alcuna valenza di presunzione, neanche in astratto, in ordine al possibile venir meno dei requisiti psico-fisici necessari al mantenimento del titolo di guida.

Si evince dai certificati medici in atti (vedi doc. 3 ric. e, ancor più, il certificato medico emesso dalla ASL Roma 1 in data -OMISSIS-e depositato alla camera di consiglio del 30.8.2016 dal patrono del ricorrente) che:

– la sindrome ansiosa di cui il ricorrente è stato affetto, non è mai stata fonte di rischi o limitazioni nella capacità di guida di veicoli;

– il paziente, negli anni di cura, ha sensibilmente migliorato la propria condizione (raggiungendo un “buon livello”) ed attualmente si presenta soltanto sporadicamente presso il Centro di salute mentale per sostenere colloqui di controllo clinico;

– in ogni caso “non sussistono controindicazioni per l’uso della patente di guida da parte del ricorrente”.

Quest’ultima affermazione è particolarmente significativa in quanto proveniente dalla medesima struttura in cui il ricorrente è stato seguito: essa costituisce la prova decisiva dell’assenza di elementi di pericolo, ritenuti esistenti in via del tutto astratta e ipotetica dall’Autorità, senza avere prima acquisito alcun elemento istruttorio concreto e facendo solo riferimento all’essere il ricorrente in cura presso una struttura specializzata.

Il fatto che sia stata proprio questa struttura (attraverso il certificato sopracitato) ad avere escluso rischi o controindicazioni alla guida (in un quadro clinico evolutosi in modo del tutto favorevole per il paziente) priva, invero, di ogni concludenza l’unico elemento fattuale considerato dall’Amministrazione.

Seppur in via mediata e indiretta, milita ad ulteriore supporto della conclusione che precede quanto allegato dal ricorrente in merito all’assenza di sinistri recenti ed all’assenza completa di violazioni del codice della strada (quanto meno di quelle più gravi, che determinano la decurtazione di punti).

Per tutto quanto precede il ricorso deve esser accolto con conseguente annullamento dell’impugnato provvedimento di revisione della patente di guida per difetto di istruttoria e carente motivazione.

Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie ed annulla, per l’effetto, il provvedimento impugnato.

Condanna il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti alla refusione degli onorari di causa in favore del ricorrente, che liquida in complessivi euro 1.000,00 (mille/00) oltre Iva, Cassa Avvocati ed oneri tutti di legge, ivi compreso il rimborso del Contributo Unificato già versato.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all’art.22, comma 8 D.lg.s. 196/2003, manda alla Segreteria di procedere, in qualsiasi ipotesi di diffusione del presente provvedimento, all’oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi dato idoneo a rivelare lo stato di salute delle parti o di persone comunque ivi citate.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 19 aprile 2017 con l’intervento dei magistrati:

Gabriella De Michele, Presidente

Silvio Lomazzi, Consigliere

Claudio Vallorani, Referendario, Estensore

5/09/2017, articolo dell’Avv. Luca Foscoliano

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