Illegittimo negare il porto d’armi perchè il richiedente è stato fermato dalle forze dell’ordine in compagnia di pregiudicati.

L’Amministrazione non può negare la licenza di porto d’armi sull’unica circostanza che il richiedente è stato fermato insieme a soggetti con precedenti penali.

Il Tar Campania, sez. Napoli, con la sua sentenza n. 2406/2017, ha operato una ricostruzione della disciplina sul rilascio di porto d’armi. In particolare, il richiedente si era visto il rinnovo della propria licenza per avere a proprio carico una condanna penale e per essere stato identificato dalle fore dell’ordine in compagnia di soggetti pregiudicati. Dopo aver stabilito che la condanna in realtà non era mai esistita, il giudice napoletano si interroga sulla legittimità dell’unico motivo rimasto. Citando ampi brani di precedenti conformi sul tema il Tar afferma:

a) “il potere discrezionale dell’Amministrazione di negare la licenza di porto d’armi a chi non può provare la sua buona condotta, il necessitato bisogno o la garanzia del non abuso, ai sensi degli artt. 11, 42 o 43 R.D. n. 773/1931 (TULPS), va esercitato nel rispetto dei canoni tipici della discrezionalità amministrativa, sia sotto il profilo motivazionale che sotto quello della coerenza logica e della ragionevolezza” (T.A.R. Puglia, Lecce, sez. I, 17.06.2015, n. 2047);

b) “la valutazione della possibilità di abuso, infatti, pur potendosi fondare legittimamente su considerazioni probabilistiche, non può prescindere da una congrua e adeguata istruttoria, della quale dar conto in motivazione, onde evidenziare le circostanze di fatto che farebbero ritenere il soggetto richiedente pericoloso o comunque capace di abusi” (T.A.R. Campania, Napoli, sez. V, 25.06.2015, n. 3391; T.A.R. Piemonte, Torino, sez. II, 15.05.2015, n. 825);

c) se gli elementi che vengono a tal fine in rilievo attengono a denunce penali, l’autorità di polizia non può limitarsi a richiamarle acriticamente o a trarre dalle stesse un automatico giudizio negativo, ma deve operare un’autonoma valutazione dei fatti che ne sono alla base, vagliare l’esito dei relativi procedimenti penali…. verificarne … la rilevanza avuto, altresì, riguardo condotta attuale del richiedente (T.A.R. Campania, Napoli, sez. V, 17 aprile 2009 n. 2024);

d) “i requisiti attitudinali o di affidabilità dei richiedenti tali licenze devono pur sempre essere desunti da condotte del soggetto interessato, anche diverse da quelle aventi rilievo penale e accertate in sede penale, ma devono essere significative in rapporto al tipo di funzione o di attività da svolgere, non essendo ammissibile che da episodi estranei al soggetto finiscano per discendere conseguenze per lui negative, diverse ed ulteriori rispetto a quelle previste dalla legge e non suscettibili, secondo una valutazione ragionevole, di rilevare un’effettiva mancanza di requisiti o di qualità richieste per l’esercizio delle funzioni o delle attività di cui si tratta, traducendosi così in una sorta di indebita sanzione extralegale” (T.A.R. Campania, Napoli, sez. V, 4 gennaio 2013 n. 120);

e) “sotto questo profilo …l’Amministrazione procedente non può denegare il permesso al porto d’arma limitandosi ad addurre il solo fatto che il richiedente si è accompagnato a pregiudicati ovvero che è legato a taluno di essi da rapporto di parentela o di affinità, senza in concreto valutarne l’incidenza in ordine al giudizio di affidabilità e/o probabilità di abuso delle armi” (T.A.R. Piemonte, Torino, sez. I, 29 luglio 2014, n. 1318);

f) in particolare, “un’adeguata istruttoria amministrativa non può prescindere dall’indagare quali tipologie di precedenti abbiano attinto le persone legate al richiedente da vincoli di parentela, di amicizia o di semplice frequentazione, essendo di intuitiva evidenza che la frequentazione di esponenti della criminalità organizzata non può essere equiparata – ai fini che qui interessano – alla frequentazione di un soggetto che, ad esempio, annoveri un precedente di polizia” (T.A.R. Campania, Napoli, sez. V, 18 dicembre 2014, n. 6792);

g) “pertanto, interpretando secondo canoni di ragionevolezza e di proporzionalità la summenzionata normativa, l’Autorità di P.S., nel pronunciarsi su istanze di rilascio o rinnovo della licenza di porto d’armi, deve vagliare attentamente l’esito dei procedimenti penali e la tipologia dei pregiudizi penali che abbiano eventualmente attinto persone legate al richiedente da vincoli di frequentazione o di altra natura e, in ogni caso, esternare adeguatamente le ragioni per le quali ritenga di dover dedurre da tali circostanze la sussistenza di indici significativi della inaffidabilità del soggetto, cioè della sua incapacità di offrire sufficienti garanzie circa il corretto uso delle armi” (T.A.R. Piemonte, Torino sez. I, 29 luglio 2014, n. 1318).

Di conseguenza, l’aver semplicemente dedotto le frequentazioni del richiedente non è stato ritenuto argomento sufficiente a fondare il diniego, che avrebbe invece dovuto operare una aggiornata valutazione tale da integrare una motivazione più rigorosa che investa, nel rispetto dei canoni di ragionevolezza e di coerenza, il complesso della condotta di vita recente del soggetto interessato (T.A.R. Molise, Campobasso, sez. I, 8.05.2015, n. 192 e 4.05.2015, n. 169) unitamente all’effettiva incidenza sulla sua affidabilità delle sporadiche e risalenti frequentazioni con persone alle quali sono stati contestati, peraltro, in tempi remoti, i fatti di reato tardivamente esposti.

Di conseguenza, il provvedimento è stato annullato.


Pubblicato il 04/05/2017

N. 02406/2017 REG.PROV.COLL.

N. 02053/2016 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania

(Sezione Quinta)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale-OMISSIS- proposto da:
-OMISSIS-, rappresentato e difeso dall’avvocato -OMISSIS-, con domicilio eletto presso il suo studio in Napoli, Segreteria T.A.R.;

contro

Questura di Caserta, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso per legge dall’Avvocatura dello Stato, domiciliata in Napoli, via Diaz, 11;

per l’annullamento

– del decreto n. -OMISSIS- con il quale il Questore della Provincia di Caserta ha respinto la domanda di rinnovo della licenza di porto di fucile per uso caccia;

 

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio della Questura di Caserta;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno-OMISSIS-la dott.ssa-OMISSIS-e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

 

FATTO e DIRITTO

I. Il ricorrente, già titolare di precedente autorizzazione di polizia, impugna il decreto di rigetto del rinnovo della licenza di porto di fucile per uso caccia.

II. A sostegno del gravame deduce i seguenti motivi di ricorso:

a) violazione e falsa applicazione degli -OMISSIS-.;

b) eccesso di potere per inesistenza dei presupposti di fatto e di diritto, travisamento dei fatti, difetto di istruttoria e di adeguata motivazione, ingiustizia e illogicità manifeste e sviamento.

III. Si è costituita l’Amministrazione intimata, concludendo per il rigetto del ricorso.

IV. All’udienza pubblica del 7.03.2017, fissata per la trattazione, la causa è stata introitata per la decisione.

V. Il ricorso è fondato.

V.1. Lamenta sostanzialmente parte ricorrente la violazione di legge e l’eccesso di potere, sottolineando come la valutazione sulla possibilità di abuso, pur esercizio di un potere ampiamente discrezionale, non possa prescindere da una congrua e adeguata istruttoria della quale deve darsi conto in motivazione onde evidenziare le circostanze di fatto, desunte prioritariamente da condotte del soggetto interessato, che lo facciano ritenere pericoloso o comunque capace di abuso.

V.2. La censura è fondata.

V.2.1. Il decreto di diniego risulta adottato all’esito dell’istruttoria nell’ambito della quale sono emersi, a carico del ricorrente, il deferimento per il reato di truffa finalizzata al conseguimento di erogazioni pubbliche, nonché, in occasione di una serie di controlli, tra il 2006 e 2014, l’accompagnamento con soggetti annoveranti precedenti di polizia.

V.2.2. Orbene, quanto al generico riferimento al deferimento per il reato di truffa finalizzata al conseguimento di erogazioni pubbliche, lo stesso risulta sconosciuto al ricorrente non emergendo neppure dal registro degli indagati presso la Procura del tribunale di S.M.C.V.. Tali circostanze limitano, prioritariamente, non solo il diritto di difesa della parte ma anche il sindacato di questo giudice.

Ciò posto, tale notizia di reato, peraltro sganciata dalla specifica tematica delle armi, non è da sola sufficiente a supportare il diniego opposto in assenza di una valutazione complessiva della personalità che tenga adeguatamente conto di ulteriori elementi sintomatici di una presunta pericolosità o possibilità di abuso tale da incidere, secondo un giudizio prognostico, negativamente sull’affidabilità del ricorrente.

V.2.3. Quanto alle dedotte frequentazioni, complessivamente risalenti, -due sarebbero antecedenti al precedente rinnovo, rispettivamente accertate negli anni 2006 e 2007, mentre solo l’ultima sarebbe del 2014-, dal provvedimento gravato non è effettivamente possibile rinvenire il contesto ambientale nel quale sarebbero avvenute le relative segnalazioni né, tantomeno, sono ivi indicati i nomi o altri riferimenti, oltre alle mere date dei controlli, relativi ai precedenti di polizia che interesserebbero gli accompagnatori al fine di accertarne la significatività, la rilevanza e, in definitiva, la gravità.

V.2.4. A tale deficit istruttorio non supplisce, né potrebbe farlo, essendo inammissibile una eventuale motivazione ex post, la produzione documentale dell’Amministrazione resistente depositata in giudizio, consistente in una mera scheda personale ove vengono riportati gli accertamenti esperiti al C.E.D..

Da tale atto non è, infatti, possibile desumere né l’esito del contestato deferimento per truffa né l’attuale pericolosità, oltre che del ricorrente, dei soggetti controllati, spesso riportanti pregiudizi o precedenti di polizia dei quali non è specificata la natura (siano essi notizie di reato o condanne definitive passate in giudicato), per condotte esse stesse risalenti nel tempo (gioco d’azzardo nel 1998, nel caso della persona controllata del 2014, violazione della proprietà intellettuale e ricettazione negli anni 2003, 2004, 2005 e 2007, per il soggetto controllato nel 2007, lesioni personali e violenza privata nel 2000, con riferimento al controllato nel 2006).

V.3. Ed invero il Collegio non ravvisa valide ragioni per discostarsi dall’orientamento giurisprudenziale prevalente secondo il quale:

a) “il potere discrezionale dell’Amministrazione di negare la licenza di porto d’armi a chi non può provare la sua buona condotta, il necessitato bisogno o la garanzia del non abuso, ai sensi degli artt. 11, 42 o 43 R.D. n. 773/1931 (TULPS), va esercitato nel rispetto dei canoni tipici della discrezionalità amministrativa, sia sotto il profilo motivazionale che sotto quello della coerenza logica e della ragionevolezza” (T.A.R. Puglia, Lecce, sez. I, 17.06.2015, n. 2047);

b) “la valutazione della possibilità di abuso, infatti, pur potendosi fondare legittimamente su considerazioni probabilistiche, non può prescindere da una congrua e adeguata istruttoria, della quale dar conto in motivazione, onde evidenziare le circostanze di fatto che farebbero ritenere il soggetto richiedente pericoloso o comunque capace di abusi” (T.A.R. Campania, Napoli, sez. V, 25.06.2015, n. 3391; T.A.R. Piemonte, Torino, sez. II, 15.05.2015, n. 825);

c) se gli elementi che vengono a tal fine in rilievo attengono a denunce penali, l’autorità di polizia non può limitarsi a richiamarle acriticamente o a trarre dalle stesse un automatico giudizio negativo, ma deve operare un’autonoma valutazione dei fatti che ne sono alla base, vagliare l’esito dei relativi procedimenti penali…. verificarne … la rilevanza avuto, altresì, riguardo condotta attuale del richiedente (T.A.R. Campania, Napoli, sez. V, 17 aprile 2009 n. 2024);

d) “i requisiti attitudinali o di affidabilità dei richiedenti tali licenze devono pur sempre essere desunti da condotte del soggetto interessato, anche diverse da quelle aventi rilievo penale e accertate in sede penale, ma devono essere significative in rapporto al tipo di funzione o di attività da svolgere, non essendo ammissibile che da episodi estranei al soggetto finiscano per discendere conseguenze per lui negative, diverse ed ulteriori rispetto a quelle previste dalla legge e non suscettibili, secondo una valutazione ragionevole, di rilevare un’effettiva mancanza di requisiti o di qualità richieste per l’esercizio delle funzioni o delle attività di cui si tratta, traducendosi così in una sorta di indebita sanzione extralegale” (T.A.R. Campania, Napoli, sez. V, 4 gennaio 2013 n. 120);

e) “sotto questo profilo …l’Amministrazione procedente non può denegare il permesso al porto d’arma limitandosi ad addurre il solo fatto che il richiedente si è accompagnato a pregiudicati ovvero che è legato a taluno di essi da rapporto di parentela o di affinità, senza in concreto valutarne l’incidenza in ordine al giudizio di affidabilità e/o probabilità di abuso delle armi” (T.A.R. Piemonte, Torino, sez. I, 29 luglio 2014, n. 1318);

f) in particolare, “un’adeguata istruttoria amministrativa non può prescindere dall’indagare quali tipologie di precedenti abbiano attinto le persone legate al richiedente da vincoli di parentela, di amicizia o di semplice frequentazione, essendo di intuitiva evidenza che la frequentazione di esponenti della criminalità organizzata non può essere equiparata – ai fini che qui interessano – alla frequentazione di un soggetto che, ad esempio, annoveri un precedente di polizia” (T.A.R. Campania, Napoli, sez. V, 18 dicembre 2014, n. 6792);

g) “pertanto, interpretando secondo canoni di ragionevolezza e di proporzionalità la summenzionata normativa, l’Autorità di P.S., nel pronunciarsi su istanze di rilascio o rinnovo della licenza di porto d’armi, deve vagliare attentamente l’esito dei procedimenti penali e la tipologia dei pregiudizi penali che abbiano eventualmente attinto persone legate al richiedente da vincoli di frequentazione o di altra natura e, in ogni caso, esternare adeguatamente le ragioni per le quali ritenga di dover dedurre da tali circostanze la sussistenza di indici significativi della inaffidabilità del soggetto, cioè della sua incapacità di offrire sufficienti garanzie circa il corretto uso delle armi” (T.A.R. Piemonte, Torino sez. I, 29 luglio 2014, n. 1318).

V.4. Orbene, l’Amministrazione intimata, nel caso di specie, non ha evidenziato le attuali circostanze di fatto in ragione delle quali l’attuale ricorrente sarebbe ritenuto, allo stato, pericoloso o meglio non affidabile, ricusando la licenza di porto d’armi sul duplice rilievo che lo stesso è stato deferito all’A.G., con ciò instaurandosi un procedimento di cui si sconosce l’esito, ed è stato “controllato” in alcune occasioni in compagnia di persone pregiudicate, senza tuttavia evidenziare, in quest’ultimo caso, né la tipologia dei pregiudizi penali né l’iter logico seguito per pervenire, da tale constatazione, al giudizio di inaffidabilità del ricorrente circa il buon uso delle armi.

V.4.1. Ritiene Collegio, invece, opportuna una aggiornata valutazione tale da integrare una motivazione più rigorosa che investa, nel rispetto dei canoni di ragionevolezza e di coerenza, il complesso della condotta di vita recente del soggetto interessato (T.A.R. Molise, Campobasso, sez. I, 8.05.2015, n. 192 e 4.05.2015, n. 169) unitamente all’effettiva incidenza sulla sua affidabilità delle sporadiche e risalenti frequentazioni con persone alle quali sono stati contestati, peraltro, in tempi remoti, i fatti di reato tardivamente esposti.

VI. Sulla base delle sovresposte considerazioni, il ricorso, assorbite le ulteriori censure dedotte, è meritevole di accoglimento per difetto di istruttoria e di motivazione e per l’effetto va disposto l’annullamento dell’atto impugnato ai fini di un motivato riesame dell’istanza del ricorrente da parte dell’Amministrazione, da condursi sulla scorta dei principi sopra richiamati.

VII. Attese le peculiarità fattuali, sussistono, tuttavia, ragioni di equità per compensare tra le parti le spese e competenze di giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania (Sezione Quinta), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, annulla il provvedimento impugnato.

Compensa tra le parti le spese di giudizio.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all’art. 52, comma 1, D.Lgs. 30 giugno 2003 n. 196, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria per procedere all’oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi altro dato idoneo ad identificare parte ricorrente.

Così deciso in Napoli nella camera di consiglio del giorno-OMISSIS-con l’intervento dei magistrati:

Santino Scudeller, Presidente

Pierluigi Russo, Consigliere

Gabriella Caprini, Primo Referendario, Estensore

3/10/2017, articolo dell’Avv. Luca Foscoliano

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