Una condanna a pena sospesa con la condizionale non legittima il diniego di nomina a guardia giurata

La Prefettura non può non rinnovare la nomina a guardia giurata del soggetto condannato a pena sospesa per un delitto.

Con la sentenza n. 288/2017 il Tar Reggio Emilia, sez. di Parma, ha esaminato la disciplina relativa al rilascio della nomina a guardia giurata. Nel caso in esame, il richiedente aveva subito una pena per un reato ostativo, ma con pena sospesa ai sensi dell’art. 163 c.p. Di fronte a un provvedimento di rigetto dell’istanza, il Tar ha affermato che la buona condotta – che l’art. 138 del t.u. n. 773 del 1931 eleva a presupposto per l’emissione del decreto di nomina a guardia giurata – è nozione di ampia latitudine, che investe nel suo complesso lo stile di vita del soggetto nei cui confronti deve essere accertata e va valutata con un approccio finalistico al tipo di autorizzazione o abilitazione che deve essere rilasciata.

In particolare, “La valutazione di segno negativo in ordine al possesso di detto requisito deve, in ogni caso, collegarsi a fatti e circostanze che per la loro gravità, la reiterazione nel tempo, l’idoneità a coinvolgere l’intera vita familiare, sociale e di relazione dell’interessato vengano ad incidere su un piano di effettività sul grado di moralità e sull’assenza di mende ordinariamente esigibili per potere aspirare la rilascio della licenza di polizia” (cfr. Cons. St., Sez. VI, n, 2227 del 13 maggio 2008).

Va parimenti condiviso l’orientamento espresso da TAR Milano, Sez. 1 6.6.2017 n. 1249, secondo cui: “se è vero che l’art. 138, comma 1, n. 4, del r.d. n. 773/1931 considera la condanna per delitto elemento ostativo a conseguire la nomina a guardia particolare giurata, è altrettanto vero che, come visto, nella specie la pena è stata sospesa condizionalmente e che l’art. 166 c.p. dispone che “la condanna a pena condizionalmente sospesa non può costituire in alcun caso, di per sé sola, motivo per (…) il diniego di concessioni, di licenze o di autorizzazioni necessarie per svolgere attività lavorativa”. È evidente, pertanto, che non poteva sussistere un automatismo tra la predetta condanna e la revoca del decreto di nomina a guardia particolare giurata, posto che il titolo abilitativo di cui è causa costituisce indubbiamente per il ricorrente una condizione necessaria ai fini dello svolgimento di un’attività lavorativa; in altri termini, l’Amministrazione non poteva limitarsi a indicare la mera condanna come presupposto della decisione.”.

Avendo invece la Prefettura unicamente richiamato la condanna penale, senza valutazioni complessive della condotta del ricorrente, il provvedimento impugnato è stato annullato.


Pubblicato il 31/08/2017

N. 00288/2017 REG.PROV.COLL.

N. 00165/2017 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Emilia Romagna

sezione staccata di Parma (Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

ex art. 60 cod. proc. amm.;
sul ricorso numero di registro generale 165 del 2017, proposto da:
-OMISSIS-, rappresentato e difeso dall’avvocato Simone Uliana, con domicilio eletto presso il suo studio in Parma, viale Mentana N. 92;

contro

U.T.G. – Prefettura di Reggio Emilia, Ministero dell’Interno, U.T.G. – Prefettura di Parma, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentati e difesi per legge dall’Avvocatura Distr.le Bologna, domiciliata in Bologna, via Guido Reni, 4;

per l’annullamento

previa sospensione dell’efficacia:

a) della Determinazione Prot. n. A17/0095/GG/Area I trasmessa il 18 maggio 2017 (doc. 1) con cui la Prefettura di Reggio Emilia – Ufficio Territoriale del Governo – ha comunicato al Sig. -OMISSIS-, inter alias, che la situazione giuridica e di fatto del ricorrente non consentirebbe il rinnovo immediato del Decreto di nomina a guardia particolare giurata;

b) della comunicazione – Prefettura di Reggio Emilia – Ufficio Territoriale del Governo – Prot. n. A17/0095/GG/Area I del 14.02.2017 (doc. 2) recante, ex art. 10 bis, L. 241/90, l’avvio del procedimento di revoca del rinnovo del Decreto di nomina a guardia particolare giurata del Sig. -OMISSIS-;

c) del silenzio-rigetto dell’istanza di riesame del provvedimento di diniego dell’immediato rinnovo del Decreto di nomina a guardia particolare giurata del Sig. -OMISSIS-, notificata a mezzo PEC dalla scrivente difesa alla Prefettura di Reggio Emilia – Ufficio Territoriale del Governo – il 5.06.2017 (doc. 3);

d) di ogni altro atto preordinato, connesso o consequenziale a quelli impugnati, ivi compresi pareri, proposte e valutazioni adottate medio tempore dalla Prefettura di Reggio Emilia – Ufficio Territoriale del Governo – in relazione al procedimento autorizzativo di cui si controverte

NONCHE’ PER LA CONDANNA

dell’Amministrazione prefettizia resistente al risarcimento del danno in forma specifica, con conseguente annullamento del diniego del rinnovo immediato del Decreto di nomina a guardia particolare giurata al Sig. -OMISSIS-.

 

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio di U.T.G. – Prefettura di Reggio Emilia e di Ministero dell’Interno e di U.T.G. – Prefettura di Parma;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 30 agosto 2017 il dott. Sergio Conti e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Sentite le stesse parti ai sensi dell’art. 60 cod. proc. amm.;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

 

FATTO e DIRITTO

-OMISSIS-titolare della licenza di guardia particolare giurata rilasciata a suo tempo dalla Prefettura di Parma svolge tale attività alle dipendenze dell’Istituto di Vigilanza Coopservice di Reggio Emilia.

In data 2.9.2016 (doc. n. 9 del ricorrente) il titolare della suddetta agenzia di vigilanza chiedeva alla Prefettura di Parma il rinnovo del titolo ex art. 138 TULPS intestato al Pastore, venuto a scadenza.

La Prefettura di Reggio Emilia, cui l’istanza veniva trasmessa per competenza territoriale, in data 7.2.2017 dava avviso ex art. 10 bis L. 241/90 con il quale – premesso che era risultata la presenza di condanna del Tribunale di Parma “alla pena di mesi 3 di reclusione per i reati pp. E pp. Dagli artt. 81 cpv, 582, 586, 610 e 612 c.p., con pena sospesa” – partecipando l’avvio del “procedimento di revoca del titolo…”.

Con memoria partecipativa (doc. n. 7) del 22.2.2017, il -OMISSIS-contestava gli assunti della Prefettura in fatto ed in diritto.

Non sopravvenuto un pronunciamento definitivo da parte della Prefettura, il -OMISSIS-– tramite il proprio legale- in data 10.5.2017 diffidava l’Amministrazione a concludere il procedimento (doc. 8).

Con nota del 18 maggio 2017 il Prefetto di Reggio Emilia – riscontrando la predetta diffida – rappresentava:

– “pur prendendo atto delle osservazioni formulate in merito alla comunicazione d’avvio del procedimento, resta il fatto che pende a carico della S.V. una condanna, anche se non definitiva, per reati che, ove definitivamente accertati, farebbero venir meno i requisiti soggettivi per il possesso del titolo”;

“la situazione giuridica e di fatto non consente il rinnovo immediato del titolo e, dinque, si sospende il procedimento fino alle definitive determinazioni in ordine alla sentenza di condanna n. 703/2015 del 7.7.2015 per i reati di cui agli artt. 610, 582 e 586 del c.p..”.

Con il ricorso all’esame,-OMISSIS-impugna tale nota del Prefetto di Reggio Emilia nonché il silenzio rigetto dell’istanza di riesame, avanzata dal legale del medesimo al Prefetto con nota del 5.6.2017 (doc. n. 3).

Si è costituita – per l’intimata Amministrazione – l’Avvocatura distrettuale dello Stato con memoria di mera forma.

Alla c.c. del 30.8.2017 il Collegio, sentite la parti, ha trattenuto la causa per la decisione con sentenza in forma semplificata, attesa l’avvenuta integrazione del contraddittorio, l’esaustiva trattazione delle tematiche oggetto di giudizio, nonché la mancata enunciazione di osservazioni oppositive delle parti, rese edotte di tale eventualità.

Va previamente esaminato se l’atto prefettizio qui impugnato abbia natura provvedimentale ovvero meramente soprassessoria.

Invero, l’atto non pronuncia un diniego espresso, ma formalmente si limita a sospendere la pronuncia in attesa che sopravvenga la sentenza della Corte d’appello di Bologna sul gravame proposto dal -OMISSIS-avverso la sentenza di condanna.

In punto di diritto, va rilevato che l’atto endoprocedimentale non è generalmente impugnabile in via autonoma, in quanto la lesione della sfera giuridica del destinatario è di regola imputabile all’atto che conclude il procedimento; ma questa regola generale subisce eccezioni in casi particolari, in relazione ad atti di natura vincolata idonei a determinare, in via inderogabile, il contenuto dell’atto conclusivo del procedimento ovvero ad atti interlocutori che comportino un arresto procedimentale (giurisprudenza costante, cfr. da ultimo Cons. St., Sez. IV, 13.2.2017, n. 602).

Nel caso all’esame va rilevato che la conclusione definitiva del procedimento è rinviata ad un evento futuro (che richiede probabilmente il decorso non già di mesi ma di anni) sicché si è in presenza di un arresto procedimentale, come tale impugnabile. E non a caso la nota impugnata è firmata non già dal funzionario istruttore ma dal Prefetto, a comprova della sostanziale valenza provvedimentale alla stessa riconosciuta della medesima Amministrazione.

Nel merito, il ricorso risulta fondato.

I fatti per i quali vi è stato il procedimento penale risalgono al 2010, la sentenza del Tribunale di Parma è intervenuta nel 2015, il diniego di rinnovo è del 2017. Nell’arco temporale di ben 7 anni intercorso il -OMISSIS-ha continuato a svolgere le funzioni di guardia giurata senza che siano state rilevate altre mende di alcun genere sul suo operato.

In tale contesto fattuale risulta pienamente applicabile l’indirizzo giurisprudenziale (cfr. ex multis Cons. St. Sez. 3 9.6.2014 n. 2907) che sottolinea come la buona condotta – che l’art. 138 del t.u. n. 773 del 1931 eleva a presupposto per l’emissione del decreto di nomina a guardia giurata – è nozione di ampia latitudine, che investe nel suo complesso lo stile di vita del soggetto nei cui confronti deve essere accertata e va valutata con un approccio finalistico al tipo di autorizzazione o abilitazione che deve essere rilasciata.

In particolare, “La valutazione di segno negativo in ordine al possesso di detto requisito deve, in ogni caso, collegarsi a fatti e circostanze che per la loro gravità, la reiterazione nel tempo, l’idoneità a coinvolgere l’intera vita familiare, sociale e di relazione dell’interessato vengano ad incidere su un piano di effettività sul grado di moralità e sull’assenza di mende ordinariamente esigibili per potere aspirare la rilascio della licenza di polizia” (cfr. Cons. St., Sez. VI, n, 2227 del 13 maggio 2008).

Va parimenti condiviso l’orientamento espresso da TAR Milano, Sez. 1 6.6.2017 n. 1249, secondo cui: “se è vero che l’art. 138, comma 1, n. 4, del r.d. n. 773/1931 considera la condanna per delitto elemento ostativo a conseguire la nomina a guardia particolare giurata, è altrettanto vero che, come visto, nella specie la pena è stata sospesa condizionalmente e che l’art. 166 c.p. dispone che “la condanna a pena condizionalmente sospesa non può costituire in alcun caso, di per sé sola, motivo per (…) il diniego di concessioni, di licenze o di autorizzazioni necessarie per svolgere attività lavorativa”. È evidente, pertanto, che non poteva sussistere un automatismo tra la predetta condanna e la revoca del decreto di nomina a guardia particolare giurata, posto che il titolo abilitativo di cui è causa costituisce indubbiamente per il ricorrente una condizione necessaria ai fini dello svolgimento di un’attività lavorativa; in altri termini, l’Amministrazione non poteva limitarsi a indicare la mera condanna come presupposto della decisione.”.

Venendo a fare applicazione di tali principi alla fattispecie, il Collegio deve rilevare come la Prefettura abbia posto in essere un mero automatismo fra sentenza del Tribunale di Parma e mancato rinnovo del titolo ex art. 138 TULPS.

L’atto di sospensione va dunque annullato e l’Amministrazione è chiamata a pronunciarsi espressamente sull’istanza di rinnovo, valutando l’affidabilità del soggetto mediante congrua istruttoria in relazione al suo complessivo comportamento, vale a dire prendendo in considerazione fatti e circostanze che per la loro gravità, la reiterazione nel tempo, l’idoneità a coinvolgere l’intera vita familiare, sociale e di relazione dell’interessato vengano ad incidere su un piano di effettività sul grado di moralità e sull’assenza di mende ordinariamente esigibili per potere aspirare la rilascio della licenza di polizia.

Sussistono giusti ed eccezionali motivi per compensare fra le parti le spese di giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per l’Emilia Romagna sezione staccata di Parma (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie nei sensi di cui in motivazione.

Spese compensate.

Contributo unificato rifuso ai sensi dell’art. 13 comma 6 bis.1 del d.P.R. 30 maggio 2002 n. 115.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all’art. 52, comma 1 D. Lgs. 30 giugno 2003 n. 196, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all’oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi altro dato idoneo ad identificare il ricorrente.

Così deciso in Parma nella camera di consiglio del giorno 30 agosto 2017 con l’intervento dei magistrati:

Sergio Conti, Presidente, Estensore

Anna Maria Verlengia, Consigliere

Marco Poppi, Consigliere

2/10/2017, articolo dell’Avv. Luca Foscoliano

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