Permesso di soggiorno: la condanna per i reati di cui agli art. 473 e 474 c.p. non consente un automatico diniego dell’istanza di rinnovo.

In tema di immigrazione, la condanna (anche definitiva) per i reati previsti dalle disposizioni del Titolo III, Capo III, Sezione II, della legge 22 aprile 1941, n. 633, e successive modificazioni, relativi alla tutela del diritto di autore, e dagli articoli 473 e 474 del codice penale non comporta alcun automatismo sanzionatorio.

Con la sentenza n. 3351 del 07/07/2017, il Consglio di Stato ha chiarito che in tema di permesso di soggiorno, nonostante il tenore dell’art. 26 del D. Lgs. 286/1998 (T. U. Immigrazione), la condanna per reati contro il diritto di autore non possono comportare una presunzione di pericolosità sociale dello straniero. In tal senso, è sempre necessaria una valutazione globale dell’individuo che porti a sancire che egli rappresenti una minaccia per i cittadini.


Pubblicato il 07/07/2017

N. 03351/2017REG.PROV.COLL.

N. 08197/2016 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Consiglio di Stato

in sede giurisdizionale (Sezione Terza)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso in appello numero di registro generale 8197 del 2016, proposto da:
Alioune Sidibe, rappresentato e difeso dagli avvocati Paola Turarolo e Maria Elena Ribaldone, con domicilio eletto presso lo studio dell’avvocato Maria Ribaldone in Roma, piazza del Popolo n.18;

contro

Ministero dell’Interno, Questura di Genova, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso per legge dall’Avvocatura Generale dello Stato, domiciliato per legge presso i suoi uffici in Roma, via dei Portoghesi n. 12;

per la riforma

della sentenza breve del Tribunale Amministrativo della Liguria, Sezione II, n. 00845/2016, resa tra le parti, concernente diniego rinnovo permesso di soggiorno

 

Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio di Ministero dell’Interno, Questura di Genova;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 15 giugno 2017 il consigliere Manfredo Atzeni e uditi per le parti l’avvocato Giovanna Martini su delega dell’avvocato Maria Elena Ribaldone e l’avvocato dello Stato Mario Antonio Scino;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

 

FATTO e DIRITTO

1. Con ricorso al Tribunale Amministrativo della Liguria il signor Sidibe Alioune impugnava il decreto 7 aprile 2016 n. 99 con il quale il Questore di Genova aveva rifiutato il rinnovo del permesso di soggiorno rilasciatogli in precedenza avendo ritenuto le due condanne riportate per contraffazione marchi ostative ai sensi dell’art. 4, quinto comma, del d. lgs. 25 luglio 1998, n. 286.

Il ricorrente deduceva unico articolato motivo lamentando violazione dell’art. 4, comma terzo, dello stesso decreto legislativo 286/98 in quanto, pur in presenza di condanna ostativa all’ingresso e al soggiorno nel territorio dello Stato, l’amministrazione non avrebbe valutato la pericolosità sociale del ricorrente, e non avrebbe tenuto conto della durata del soggiorno nel territorio dello Stato né dei legami familiari in atto, chiedendo quindi l’annullamento del provvedimento impugnato.

Con la sentenza, resa in forma semplificata, in epigrafe, n. 845in data 26 luglio 2016, il Tribunale Amministrativo della Liguria, Sezione Seconda, respingeva il ricorso.

2. Avverso la predetta sentenza il signor Sidibe Alioune propone il ricorso in appello in epigrafe, rubricato al n. 8197/2016, contestando gli argomenti che ne costituiscono il presupposto e chiedendo la sua riforma e l’accoglimento del ricorso di primo grado.

Si è costituito in giudizio il Ministero dell’Interno, Questura di Genova, chiedendo il rigetto dell’appello.

La causa è stata assunta in decisione alla pubblica udienza del 15 giugno 2017.

3. L’appello è fondato.

Invero, l’art. 26 del d. lgs. 25 luglio 1998, n. 286, al cui interno il comma settimo bis dispone che “la condanna con provvedimento irrevocabile per alcuno dei reati previsti dalle disposizioni del Titolo III, Capo III, Sezione II, della legge 22 aprile 1941, n. 633, e successive modificazioni, relativi alla tutela del diritto di autore, e dagli articoli 473 e 474 del codice penale comporta la revoca del permesso di soggiorno rilasciato allo straniero e l’espulsione del medesimo con accompagnamento alla frontiera a mezzo della forza pubblica” si riferisce esclusivamente ai permessi di soggiorno per lavoro autonomo, mentre nel caso di specie si discute del rinnovo di un permesso di soggiorno per lavoro subordinato.

E’ vero che l’art. 4, terzo comma, dello stesso decreto legislativo non contiene analoga limitazione, ma deve essere rilevato che la Corte Costituzionale con la sentenza 27 marzo 2014, n. 58, ha affermato che le norme sulla rilevanza automatica delle condanne per reati contro il diritto d’autore e di quelle di cui agli articoli 473 e 474 del codice penale devono essere lette in senso costituzionalmente orientato per cui alla constatazione del disvalore sociale di tali comportamenti, sottolineato dal legislatore, deve accompagnarsi la disamina in concreto della pericolosità sociale dello straniero.

Alla luce dell’insegnamento del giudice delle leggi afferma il Collegio che la normativa applicata dall’Amministrazione enuncia un motivo di sospetto circa la legittimazione dello straniero a permanere nel territorio dello Stato, ma impone di confermare tale sospetto con un giudizio complessivo sulla sua condotta.

Tutto ciò manca nel provvedimento impugnato, e le circostanze riferite nella sentenza di primo grado (breve durata del soggiorno in Italia e mancanza di legami familiari) non risultano considerate nel provvedimento, oggetto del giudizio.

Inoltre, deve essere rilevato che l’appellante dopo le condanne ha instaurato un rapporto di lavoro subordinato, e anche tale circostanza non risulta presa in considerazione dall’Amministrazione.

4. L’appello deve in conclusione essere accolto e, in riforma della sentenza gravata, accolto il ricorso di primo grado, per l’effetto annullando il provvedimento impugnato.

Sono fatti salvi gli ulteriori provvedimenti dell’Amministrazione.

In ragione della parziale novità della controversia le spese devono essere integralmente compensate, fermo restando il diritto, dell’appellante, al recupero del contributo unificato, se effettivamente versato, a carico dell’Amministrazione soccombente.

P.Q.M.

il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sull’appello n. 8197/2016, come in epigrafe proposto, lo accoglie, nei termini di cui in motivazione e, per l’effetto, in riforma della sentenza gravata accoglie il ricorso di primo grado, annullando il provvedimento impugnato fatti salvi gli ulteriori provvedimenti dell’Amministrazione.

Compensa integralmente spese e onorari del giudizio fatto salvo il diritto, dell’appellante, al recupero del contributo unificato, se effettivamente versato, a carico dell’Amministrazione soccombente.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’Autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 15 giugno 2017 con l’intervento dei magistrati:

Lanfranco Balucani, Presidente

Manfredo Atzeni, Consigliere, Estensore

Umberto Realfonzo, Consigliere

Massimiliano Noccelli, Consigliere

Pierfrancesco Ungari, Consigliere

28/09/2017, articolo dell’Avv. Luca Foscoliano

1 commento su “Permesso di soggiorno: la condanna per i reati di cui agli art. 473 e 474 c.p. non consente un automatico diniego dell’istanza di rinnovo.”

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